Vi raccontiamo la storia delle fotocamere a telemetro, partendo dalle Contax I e Leica II, le antenate, per arrivare all'attuale Epson R-D1, prima digitale a telemetro


Ringraziamo Altair, Massimo Bertacchi e Roberto Mirandola

Le fotocamere a telemetro, hanno iniziato la loro evoluzione tecnologica, agli albori della fotografia come fenomeno di massa, erano gli anni '30 e l'industria fotografica tedesca era al vertice dei valori, sia per le componenti meccaniche che per quelle ottiche. Ma la guerra vera era fra due case storiche, arrivate fino ai giorni nostri, sia pure fra varie vicissitudini: Contax e Leica. E' al loro confronto che si devono varie invenzioni e brevetti, come il formato del fotogramma 24X36 (il famoso formato Leica), l'otturatore sul piano focale, l'innesto obiettivi a baionetta e il telemetro.
E' questo ingegnoso componente ottico-meccanico, che sar il filo conduttore di questa narrazione, senza pretendere di presentarvi tutte le fotocamere che lo adottarono e che lo adottano, saremmo pazzi solo a pensarlo, ma cercando di presentarvi le tappe, anzi le fotocamere fondamentali, nello sviluppo di questa che stata l'idea guida nella storia fotografica a seguire, reflex comprese che in fondo sono figlie delle telemetro.
IL TELEMETRO, COSE' E COME FUNZIONA
Il principio di funzionamento del telemetro la capacit dei prismi di vetro ottico, di trasmettere fasci di luce, per restituirli nel mirino della fotocamera.

Un telemetro Leica, nel mirino tramite un prisma in vetro ottico, convergono i fasci luminosi della Finestra oculare del mirino e della Finestra per 2^ immagine, agendo sulla messa a fuoco, accoppiata meccanicamente ai due prismi, le due immagini della stessa scena inquadrata, da divergenti diventeranno un 'immagine unica e la messa a fuoco sar raggiunta, la Seconda finestra invia nel mirino le cornici di parallasse.

Il telemetro accoppiato al mirino, agisce da intermediario ottico, fra l'azione meccanica della focheggiatura e la distanza fra i prismi, con le due immagini della scena inquadrata che si sovrappongono, a quel punto la messa a fuoco raggiunta.
FOTOCAMERE A TELEMETRO DAGLI ANNI '30 AI '50
Quando lo standard Leica (fotogramma 24X36 e otturatore sul piano focale) arriv sul mercato nella primavera del 1925, le fotocamere con mirino galileiano di varia concezione erano gi largamente disponibili. Rappresentavano la naturale soluzione costruttiva, dell'esigenza di inquadrare correttamente il soggetto da fotografare. L'idea veramente rivoluzionaria della Leica, era sostanzialmente nel formato della pellicola, al punto che fu denominato formato Leica. Partendo da questo fotogramma, fu possibile progettare la Leica I compatta, metallica, per questo affidabile nel tempo e con ristrette tolleranze costruttive, con otturatore sul piano focale, capace di un'autonomia da 36 pose.
LA PRIMA E LEGGENDARIA TELEMETRO, CONTAX I
In questo contesto, la Contax fu una validissima concorrente, potendo contare sulla tecnologia e l'esperienza della Zeiss, che in campo ottico poteva giocare alla pari, e in certi casi in vantaggio, sulla Leica. Infatti la
Contax I, prima telemetro della storia, fu la sfida Contax alla Leica I.

Era il 1932, entr in scena la Contax I, prima telemetro della storia, era incredibilmente avanzata per l'epoca, otturatore a lamelle verticali con tempi da 1 a 1/1000 sec, innesto a baionetta e ottiche Zeiss eccellenti.

La Contax I, presentata nel 1932, era la prima fotocamera 35mm a telemetro, ad ottiche intercambiabili.
Fu il frutto di studi nella ICA (International Camera Aktiengesellschaft), con sede a Dresda, una concentrazione di aziende foto ottiche, che sotto l'egida della
Zeiss Ikon, crearono questa storica fotocamera, rimasta nella leggenda.
Il fine fu di costruire la Contax I, in modo che avesse prestazioni uguali se non superiori alla Leica I. Alla sua progettazione si impegnarono, oltre a un intero staff tecnico, il dottor Heinz Kuppelbender, direttore tecnico della Zeiss Ikon, che invent l'innesto a baionetta e il telemetro e Ludwig Bertele, per gli obiettivi, i famosi Zeiss. 
Il corredo di obiettivi era vastissimo: Biotar 42.5mm f2, Biogon 35mm f2.8, Orthometar 35mm f4.5, Tessar 28mm f8, Sonnar 85mm f2, Triotar 85mm f4, Sonnar 135mm f4, TeleTessar 180mm f6.3 ed il leggendario Sonnar 180mm f2.8.
Con la Contax I, la combinazione mirino ottico-telemetro e innesto obiettivi a baionetta, introdusse un rivoluzionario passo nell'evoluzione della fotografia.
LA RISPOSTA LEITZ CON LA LEICA II
Ma la risposta della Leitz non si fece attendere, con l'introduzione della
Leica II sempre nel 1932, si trattava di una 35mm con mirino a telemetro accoppiato e obiettivo intercambiabile con innesto a vite 39 (poi divenuto uno standard), erano disponibili obiettivi da 35 a 135mm, lo standard era l' Elmar 50mm f3.5, l'insieme fotocamera-telemetro era molto compatto.

La Leica II del 1932, fu un'evoluzione della Leica I con l'introduzione del telemetro sulla calotta, otturatore orizzontale in tessuto con tempi da 1/20 a 1/500sec, l'innesto a vite 39 per obiettivi da 35 a 135mm.

La Leica II era figlia dell'antenata di tutte le moderne fotocamere 35mm, la Leica I del 1925. Un pomello rotante sulla calotta, armava contemporaneamente l'otturatore orizzontale in tessuto e trascinava la pellicola, un altro pomello sulla calotta riavvolgeva la pellicola nel rocchetto ricevente, i tempi erano selezionabili con una ghiera sempre sulla calotta, scalati a 20-30-40-60-100-200-500 (le doppie e triple cifre sono frazioni di secondo).
Per vedere la storia della Leitz, delle LEItz CAmera e di Oskar Barnack, il loro creatore, clic sul pulsante
LEICA STORY.

Ma in quegli stessi anni fu imponente lo sviluppo di accessori e obiettivi Zeiss e Leitz, dedicati alle fotocamere a telemetro, con una variet e quantit tali, da alimentare anche oggi un fiorente mercato per i collezionisti.
IL FENOMENO TEDESCO-AMERICANO KODAK RETINA
Da citare che nel 1936 l'americana Kodak, oggi pi nota per le pellicole, era molto attiva nel campo delle telemetro, con la serie delle Retina, erano costruite in Germania dalla Nagel Camerawerks di Stoccarda, acquisita dalla Casa Gialla nel 1931. Le prime
Retina I del 1939 erano delle compatte a mirino galileiano, dal 1951 alle ultime del 1957 l'obiettivo era l'eccellente Schneider-Kreuznach Retina Xenar 50mm f2,8. Ma per noi l'interesse sulle Retina II, IIa e IIc a telemetro (prodotte dal '49 al '57) e sulla Retina IIIc, una sofisticata telemetro prodotta dal '54 al '57, folding come le prime Retina, ma con esposimetro al selenio e obiettivo intercambiabile (una rarita' per le folding).

La Kodak Retina IIIc del '54, fu la massima evoluzione delle Kodak prodotte in germania dalla Casa Gialla fin dal '39, era una raffinata telemetro con otturatore centrale nell'obiettivo, questo l'eccellente Schneider-Kreuznach Xenon 50mm f2.

I due obiettivi disponibili erano degli Schneider-Kreuznach 35mm f4 e 80mm f4, mentre l'ottica standard, comune alle II e IIc, era l'eccellente Schneider-Kreuznach Retina-Xenon 50mm f2. L'otturatore, centrale negli obiettivi, era un Synchro-Compur con tempi da 1 a 1/500 sec + posa B e questo completa il quadro di una compatta folding, di grandi qualit, a buon mercato rispetto alle Contax e Leica e che senza dubbio la migliore fotocamera, mai prodotta (o meglio commercializzata) dalla Kodak, oggi ambita preda dei collezionisti e quotata dai 1000 Euro in su.

DAL '50 AL '70, SECONDA BELLE EPOQUE DEL TELEMETRO
Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo sviluppo tecnologico e soprattutto dell'aspetto ottico della fotografia, naturalmente continu. Emblematico fu il caso della tedesca Zeiss, in grado con il trattamento delle lenti multi coated, di produrre ottiche nettamente superiori per nitidezza, a quelle dei paesi avversari e per questo segreto militare, indisponibile per usi civili fino al '39. Alla fine del conflitto l'industria ottico-fotografica tedesca che era in pezzi, non pot impedire l'affermarsi di quella giapponese, in particolare di Canon e Nikon, che sia pure ispirandosi largamente alle Leica e Contax, svilupparono delle valide ed economiche fotocamere.
Le Canon a telemetro erano delle ottime emule dei concetti Leitz, la Leica Serie III e la Nikon S in varie versioni, sfoggiavano soluzioni originali e innovative per l'epoca. La Zeiss cerc con vari perfezionamenti di rilanciare le Contax, con le
Contax IIa e IIIa, ma senza lo spirito di innovazione che distingueva le sue origini, il risultato furono delle ottime fotocamere, ma non in grado di reggere la concorrenza spietata di quegli anni.

La Contax IIIa del 1953, stata la pi evoluta Contax a telemetro mai costruita, era caratterizzata da una costruzione pesante e robustissima e con una sofisticata meccanica, l'obiettivo standard era il Sonnar 50mm f1.5, l'innesto a baionetta consentiva l'uso degli eccellenti obiettivi Zeiss gi in uso sulle Contax I e II.

La Zeiss punt tutte le sue risorse tecnologico-ingegneristiche, sullo sviluppo delle reflex SLR, con la serie delle Contaflex cre degli strumenti di ripresa fotografica molto sofisticati, ma il ciclone giapponese all'epoca fu fatale a questi costosi gioielli della tecnologia teutonica.
IL FENOMENO LEICA M3, CAPOSTIPITE DELLA CLASSE M 
La Leitz invece ebbe la fortuna, o la lungimiranza, di continuare a combattere l'incruenta battaglia con i giapponesi, sul piano a lei congeniale, la qualit superiore degli obiettivi e delle sue fotocamere meccaniche, con un arma in pi che fu decisiva, l'introduzione dell'innesto a baionetta M della M3 nel 1954, con una eccellente gamma di obiettivi inizialmente da 35-50-90-135mm, tutte le telemetro Leica fino alla contemporanea M6, che rispetto alla M3 ha in pi l'esposimetro TTL e un telemetro diverso, sono sue dirette discendenti.
La
Leica M3 una leggera, ma robusta e affidabile telemetro, proverbiale la precisione e luminosit della doppia immagine nel mirino, da sovrapporre per effettuare la messa a fuoco, l'otturatore sul piano focale orizzontale a tendine in tela gommata, con tempi da 1 secondo a 1/1000 s, piu' la posa B.

La Leica M3 del 1954, introduce l'innesto a baionetta M, che ancora oggi uno standard, l'otturatore in tessuto ha tempi da 1 a 1/1000sec, ancora oggi bellissima e molto apprezzata, un'icona della fotografia moderna.

Quando fu presentata nel 1954, la Leica M3 fu subito considerata come la migliore fotocamera a telemetro del momento, il successo fra i professionisti e i fotoamatori fu tale, da renderla la fotocamera di riferimento, purtroppo al pari di tante altre Leica, il prezzo elevato la tenne sempre lontana dal grande pubblico. I motivi del successo della M3, furono l'estrema praticit del nuovo innesto obiettivi a baionetta M e nella brillantezza, luminosit e grande precisione del mirino accoppiato al telemetro. Il fattore di ingrandimento 0,92 del mirino M3 tutt'ora insuperato, tale da farlo considerare a molti, il migliore complesso di inquadratura e focheggiatura insieme al telemetro, mai costruito.
Quello che pi ci colpisce comunque della M3, l'estrema armonia delle sobrie forme, il cambiamento epocale fu anche in questo e con la M3, le fotocamere cominciarono ad essere degli oggetti belli da guardare, oltre che degli strumenti di ripresa. Il design e lo stile di questa fotocamera influenz tutta la produzione seguente, non solo Leica.

La Leica M6 degli anni '80 un perfezionamento della M3, con l'introduzione dell'esposimetro TTL, un telemetro migliorato e il manettino di riavvolgimento pellicola, pi comodo da utilizzare dello spartano perno zigrinato della M3, nel frattempo erano disponibili un'infinita serie di accessori e gli obiettivi a innesto M, erano ben 14 con ottiche da 21 a 135mm. Sopra curiosamente monta un 50mm f0,95 Canon super luminoso. La M6 da molti considerata l'ultima grande Leica.

MAMIYA, PRIMA TELEMETRO MADE IN JAPAN 
Una casa giapponese, la Mamiya nata nel 1940, si distinse sia nel formato Leica, che nel medio formato, per le sue soluzioni tecniche innovative e originali, in barba a quanti accusarono i nipponici di scarsa creativit e altrettanta abilit, nello scimmiottare le Leica e le Contax.
Fin dal 1940 per arrivare quasi alla fine degli anni '50, la
Mamiya Six era una geniale folding 6X6, che utilizzava pellicola 120 per 12 pose, aveva un mirino con telemetro accoppiato e la prerogativa veramente unica, della messa a fuoco direttamente sul piano della pellicola, mentre le lenti dell'ottica rimanevano fisse. Ulteriore raffinatezza era l'otturatore centrale, l'ultimo modello fu la Mamiya 6 Automat II del '58 (Six era il nome originario degli anni '40).

La Mamiya Six del 1940 fu prodotta fino alla fine degli anni '50, questa la prima della serie, con telemetro accoppiato, formato 6X6, otturatore centrale integrato nell'obiettivo e messa a fuoco sul piano pellicola, con buona pace del luogo comune: fotocamere giapponesi copie delle tedesche.

Negli anni seguenti, la Mamiya si guadagn la reputazione di innovatrice e qualitativa factory, di fotocamere professionali e medio formato, l'ultima grande telemetro medio formato l'attuale Mamiya 7II, erede delle Mamiya 6 e 7.

La Mamiya 7 un'originale medio formato a telemetro, con otturatore centrale e obiettivi intercambiabili, esposizione automatica a priorita' diaframmi e manuale, perfetta per i fotoamatori esigenti.

Mamiya si sempre segnalata all'attenzione dei fotoamatori e professionisti, per lo spirito innovativo e la qualit delle sue fotocamere, specie le medio formato, negli anni '80 con la Mamiya 6, una medio formato cos chiamata per celebrare la capostipite omonima, introdusse anche nel medio formato i vantaggi della configurazione simil reflex, su una fotocamera a obiettivi intercambiabili con otturatore centrale incorporato, seguirono la Mamiya 7 e l'attuale 7 II, evoluzioni di quel validissimo progetto, esposizione non TTL, manuale e automatica e con una gamma di obiettivi, che nel tempo si arricchita, fino a farne un vero e originale sistema fotografico, per fotoamatori esigenti e appassionati, con una gamma di ben sei obiettivi, l'opzione panoramica con adattatore su pellicola 135 unica. 
Roberto Mirandola, grande appassionato delle medio formato Rolleiflex e Mamiya, ci ha fornito la documentazione per questo e per l'articolo su storia e attualit delle Mamiya.
Per accedere clic sul pulsante
MIRANDOLA E LA MAMIYA 7.

  


VOIGTLANDER, UN ALTRO MITO TEDESCO
Una delle case che negli anni '50 si distinse per originalit e innovazione fu la Voigtlander, gi molto nota prima della guerra nel medio formato, la
Voigtlander Prominent era una telemetro di alta classe, con eccellenti ottiche intercambiabili e otturatore centrale negli obiettivi.
La prima Prominent, fu prodotta a partire dal 1952 e fino al 1958, aveva la particolarit di gestire la messa a fuoco sul piano focale e sul mirino a telemetro accoppiato, tramite una grossa ghiera sulla calotta, l'otturatore era un Compur-Rapid da 1 a 1/400, subito sostituito con il Synchro-Compur con i tempi fino a 1/500 di sec. per tutte le successive versioni. La successiva
Prominent II del 1958, montava un sofisticato mirino Albada finder con cornicette di controllo parallasse e leva di carica.
Gli obiettivi disponibili, con innesto a baionetta proprietario Voigtlander erano i 35mm f3.5 Skoparon, 50mm f3.5 Color Skopar, 50mm f2 Ultron, 50mm f1.5 Ultron e 100mm f4.5 Dynaron.

La Voigtlander Prominent, era una telemetro molto raffinata, con otturatore centrale negli obiettivi intercambiabili, aveva la particolarit della messa a fuoco sul piano della pellicola. Gli obiettivi avevano ottiche da 35 a 100mm.

L'ANTI LEICA PER ECCELLENZA, VOIGTLANDER VITESSA
La Voigtlander negli anni '50-'60 si pose sul mercato come rivale della Leica, con fotocamere a telemetro innovative, originali, affidabili e a prezzi accessibili. Le Vitessa prodotte in numerose versioni, dal 1950 all'inizio degli anni '60, sono la massima espressione della creativit e vitalit Voigtlander di quegli anni.
Partendo dall'esperienza della Prominent e dagli eccellenti obiettivi gi prodotti, l'avventura decennale della
Vitessa inizi con le folding della classe A, erano dotate di un originale doppio sportello che racchiudeva l'obiettivo 50mm f2 Ultron, dotato di otturatore centrale Compur-Rapid da 1 a 1/500, poi sostituito sulla A5 da un Synchro-Compur da 1 a 1/500.
La versione N1 del 1954, fu dotata di un eccellente obiettivo Color-Skopar 50mm f3.5, con otturatore integrato centrale Synchro-Compur LVS, autoscatto, slitta porta accessori, correzione della parallasse automatica senza anello mobile, attacco filtri a baionetta.
La Vitessa L1-L2 del 1954, montava obiettivi 50mm f2 Ultron con l'importante novit dell'esposimetro a bolle di selenio sul frontale.

La Voigtlader Vitessa N1 del 1954, una delle migliori folding a telemetro mai prodotte, con obiettivo Color Skopar 50mm f3.5, otturatore centrale Syncro Compur VLS, autoscatto, correzione parallasse, attacco filtri a baionetta.

Ma il grande salto di qualit, specie nel confronto serrato con le Leica, si verific con la Vitessa T del 1957, venne abbandonata la struttura folding a obiettivo rientrabile, in favore di un innesto a baionetta per gli obiettivi Voigtlander in cinque focali da 35 a 100mm, tutti con otturatore centrale Syncro-Compur da 1 a 1/500 sec e autoscatto, connettore syncro flash sul fianco macchina ed esposimetro incorporato sul frontale, per sensibilit 12-400 ASA. L'obiettivo standard era l'eccellente Color-Skopar 50mm f2.8, un'ottica ancora oggi considerata fra le migliori mai costruite. La Vitessa T fu una insidiosa concorrente delle Leica in quegli anni, a un prezzo accessibile. 
La Vitessa T, prodotta in tre versioni con diversi esposimetri, fu il canto del cigno delle Voigtlander tedesche e la massima espressione della missione Voigtlander: innovazione, qualit ottica e meccanica, prezzo accessibile.
Per sapere tutto delle Voigtlander Prominent e Vitessa,
Innovative Cameras di Massimo Bertacchi la migliore risorsa, per accedere clic sul tasto INNOVATIVE CAMERAS.

Sarebbe riduttivo considerare Contax, Leica e Voigtlander i soli protagonisti, sulla scena dei fotograficamente fecondi anni '50. Tanti altri costruttori sfornarono realizzazioni da ricordare, come l' italiana Ducati con la Sogno, mitica telemetro bolognese, la Janua della genovese San Giorgio, la russa Leningrad della Gomz, la Zeiss Super Ikonta IV. Sono fotocamere ai pi misconosciute, ma ognuna delle quali port innovazione e nuova linfa creativa, a un mercato come quello delle telemetro, dinamico e in continua evoluzione in quel periodo.
Per vedere alcune di queste fotocamere, fate clic sul pulsante sotto della
GALLERIA DELLE TELEMETRO.

Intorno agli anni '60 il ciclone giapponese spazz via la quasi totalit dei costruttori tedeschi (e l'italiana Rectaflex, una reflex leggendaria), l'unica rimasta a tenere alto il vessillo della vecchia Europa fu la Leica, con le sue telemetro classe M, le reflex Leica all'inizio degli anni '60 tardavano ad arrivare.
LE TELEMETRO GIAPPONESI
A parte la Mamiya, di cui abbiamo parlato a parte, le case giapponesi a partire dagli anni '50, produssero delle interessanti fotocamere a telemetro formato 24X36. La Nikon si ispir alle Contax, le altre case come Canon e Minolta, si uniformarono allo stile Leica (innesti a vite 39 compresi). Dire che furono solo delle imitazioni riduttivo e ingeneroso, un esempio su tutti, la Nikon SP da cui deriv la leggendaria reflex Nikon F, un'icona della fotografia. Per vedere le telemetro giapponesi, clic sul pulsante TELEMETRO MADE IN JAPAN

RINASCITA DEL TELEMETRO DAGLI ANNI '90 A OGGI
Tutto sembrava indicare negli anni '80 e fino a met dei '90, che le reflex SLR sarebbero rimaste sole a dominare il mercato amatoriale e professionistico, con le telemetro relegate a una nicchia di danarosi e stravaganti appassionati e collezionisti, rimaneva inossidabile a loro appannaggio un esclusivo mercato dell'usato di lusso, in particolare per le Leica, da sempre oggetto di un vero culto.
COSINA RESUSCITA IL MARCHIO VOIGTLANDER
Ma a rinvigorire l'asfittico scenario apparvero, o meglio risorsero dalle ceneri novelle fenici, le Voigtlander, paradossalmente ad opera della giapponese Cosina che acquis negli anni '90 il marchio tedesco, glorioso ma ormai scomparso da decenni. Partendo dalla base della reflex Nikon FE 10, per processo inverso da quello che fu nella storia delle reflex, figlie delle telemetro, la privarono del pentaprisma, per sfornare la
Bessa L.

La Voigtlander Bessa T una versione successiva dell'originaria Bessa L, meccanica e manuale, con telemetro non accoppiato al mirino, innesto ottiche Leica M.

VOIGTLANDER A TELEMETRO, IL RITORNO (BESSA)
La
Bessa L una non reflex priva di telemetro, nata per montare gli obiettivi Voigtlander a vite grandangolari e supergrandangolari, la gamma si arricch delle successive telemetro R, e T in grado di ospitare una vera pletora di obiettivi a vite M39, sia di produzione Voigtlander che Leica, per non parlare della folla di ottiche russe a vite, costruite nei decenni precedenti, sulla scia delle fotocamere a telemetro tedesche.
L'ultima della serie la
Bessa R2, una telemetro meccanica e manuale, sia nella messa a fuoco, che per l'esposizione, con il solo automatismo dell'esposizione automatica a priorit del diaframma. Costruta con nobili metalli e standard costruttivi tali, da infastidire la casa di Solms in grado di utilizzare obiettivi a baionetta classe M Leica e Voigtlander, e a vite M39 con adattatore, inoltre in altre varianti anche ottiche Contax e Nikon. Con la R2 la Voigtlander ha riconquistato l'antica fama di anti Leica, con la sua reputazione di fotocamera meccanica e manuale di buona qualit, appetibile anche da chi partendo da un corredo Leica M, voglia un secondo corpo macchina, l'esposimetro TTL e l'otturatore meccanico a lamelle verticali con tempi da 1 a 1/2000 sec.

Le Voigtlander Bessa R2a, sopra ed R3a, sotto, sono l'ultima evoluzione della gi validissima R2, innesto a baionetta M Leica, otturatore meccanico a tendine verticali da 1 a 1/2000sec, manuale e automatica. La pi grossa novit l'ingrandimento nel mirino 0,72 per la R2a e 1:1 per la R3a.

Ma a Photokina 2004 hanno fatto bella mostra di se, due nuove versioni di questa interessante telemetro, Voigtlander R2a ed R3a. Sono modificate nel mirino accoppiato al telemetro, che per molti era il principale tallone d'achille (insieme all'apparente leggerezza del corpo macchina), rispetto ai mostri sacri Leica classe M. Ora la R2a ha 0.7 di ingrandimento con cornicette per le ottiche 35/50/75/90, mentre la R3a ha un ingrandimento pari a 1:1 (nel nuovo stile Leica), con cornicette per 40/50/75/90. L'innesto ottiche il classico a baionetta M, con possibilit tramite adattatore, di montare la sterminata moltitudine di ottiche a vite L39. Per vedere le Voigtlander Bessa, con immagini dei vari modelli e degli eccellenti obiettivi, clic sul pulsante sotto IL MONDO VOIGTLANDER BESSA.

La gamma delle Voigtlander Bessa ormai talmente articolata e in grado di montare obiettivi Voigtlander, Leica M ed M39, russi M39 a go-go, Contax e Nikon, da porsi come il pi completo e versatile sistema a telemetro esistente, oltretutto con una politica del rapporto prezzo-prestazioni imbattibile. Leica sempre Leica, non ci sono dubbi, ma per chi vuole qualit e prezzi accessibili, il sistema Voigtlander Bessa un'opzione preziosa.
LA STRANA COPPIA FUJI-HASSELBLAD
Fin dalla fine degli anni '80 Fuji e Hasselblad, collaborano alla produzione di obiettivi per medio formato e un altro prodotto comune una telemetro molto particolare per il fatto di essere panoramica, i primi esemplari furono a marchio Fuji, poi il debutto della Hasselblad X-Pan alla fine degli anni '80. La sua particolarit di impressionare fotogrammi 24X65 su normale pellicola 35mm, dando accesso alla vera fotografia panoramica, che era disponibile solo con fotocamere complesse e specialistiche con obiettivo rotante.

La Hasselblad X-Pan del 1989, nata da un collaborazione Fuji-Hasselblad. E' l'unica fotocamera a telemetro panoramica al mondo, utilizza normale pellicola 24X36 su cui impressiona fotogrammi 24X65.

La X-Pan ha un otturatore elettronico sul piano focale, lo scorrimento pellicola motorizzato molto preciso, essendo controllato da sensori elettronici che consentono posizionamenti esatti sia per formato "normale" 24X36, che per il panoramico 24X65. La misurazione esposimetrica Media Compensata al centro e si sente la mancanza di un'opzione spot, utile inquadrando ampie porzioni di cielo, cosa frequente per una panoramica. Le modalit di esposizione sono: Manuale con led nel mirino di controllo, Automatica a priorit diaframma, e autobracketing.
Sono disponibili tre obiettivi: 30mm f5.6, 45mm f4, 90mm f4, con la sconcertante scritta, per chi abituato agli obiettivi Zeiss, Made in Japan. Ma chi ha usato gli obiettivi Fujinon medio formato, sa che la qualit di queste ottiche paragonabile alle blasonate tedesche.
LEICA, RIVOLUZIONE M7 E RITORNO AL FUTURO MP
La Leica ha spiazzato molti suoi fans, con la giubilazione della meccanica e manuale M6, un vero mito che sembrava l'ideale erede di una dinastia gloriosa e pluridecennale, ancora oggi super valutata per la sua costruzione in pregiati metalli e la sua inossidabile (non solo in senso lato) meccanica, con la prerogativa dell'infinita variet di accessori e obiettivi che pu montare, ad accrescerne il valore.

E' un vero taglio netto con la tradizione la Leica M7, con otturatore elettronico e tempi da 1 a 1/1000sec, esposizione manuale e automatica a priorit diaframmi, questa versione ha il mirino con ingrandimento 0,72.

Ma i tempi cambiano anche per le Leica e cos nel 2004, arriva la M7. Un vero trauma per i puristi, la qualit e il blasone ci sono tutti, ma l'otturatore della M7 elettronico e in caso di pile scariche, ci sono solo due tempi meccanici disponibili, l'esposizione manuale affiancata da quella automatica a priorit dei diaframmi, la gestione flash TTL con sincro flash su tutti i tempi, con i flash Leica dedicati.
Ma poi sempre nel 2004 il clamoroso ritorno al futuro della Leica, quasi a scusarsi con i suoi fans, debutta la Leica MP, una splendida scultura in metallo pregiato, che quasi a rinnegare lo "sgarbo" della M7, ricalca nelle prestazioni la M3, meccanica di precisione allo stato puro, manuale, unica concessione alla "tecnologia" l'esposimetro, viene rimosso perfino il manettino riavvolgimento pellicola, ora ridotto a uno scomodo bottone zigrinato in stile M3.

La Leica MP, non sembra una fotocamera attuale ma una riedizione della mitica M3, interamente meccanica, esposizione manuale, tempi fino a 1/1000 sec con posa B, un vero trionfo di meccanica e analogica.

Chi viene dalle anonime e "plasticose" reflex entry level non pu capire, solo i puristi sono presi da sacra libidine, per questo costoso e metallico strumento da fotografia allo stato dell'arte, che in listino Leica sdegnosamente allo stesso prezzo dell'iper tecnologica M7, perfino la gestione flash TTL sembrata "di troppo" e rimossa.
A queste due fotocamere dedicheremo un articolo a parte, pensiamo lo meritino.

ULTIMO CAPITOLO (DIGITALE) DI UNA STORIA GLORIOSA

Il digitale e la tecnologia avanzano, sembra che debbano spazzare via tutto quello che di memorabile hanno fatto vedere, reflex SLR e telemetro in questi anni. Poi nel 2004 il classico "miracolo", ad opera manco a dirlo dei soliti giapponesi. In occasione della presentazione del Digital Module R della Leica, dorso digitale per le reflex R8-R9, i responsabili della casa tedesca affermarono l'impossibilit di digitalizzare le telemetro classe M. Pochi mesi dopo, la clamorosa smentita ad opera della Cosina-Voigtlander, in alleanza con la Epson. Partendo dalla base della validissima telemetro
Bessa R2, hanno sviluppato un dorso digitale ad essa dedicato, con CCD da 6 Mpixel.

La Epson R-D1, presentata nel 2004, la prima telemetro digitale al mondo, sul corpo macchina ricavato dalla Voigtlander R2, stato montato un dorso digitale da 6 Mpixel, con innesto Leica M e adattatore per ottiche a vite 39.

E' la Epson R-D1, prima fotocamera al mondo digitale a telemetro, un'affascinante ibrido di meccanica allo stato puro e controlli analogici (quale la R2) e tecnologia digitale, un gioiello per continuare a fare Fotografia con la F maiuscola, con le immarcescibili ottiche a vite e baionetta M, nel mondo digitale. Unico "neo" il raggelante prezzo (solo corpo) di 4500 Euro. Il nostro amico Altair, grande esperto di medio formato Rolleiflex e fotoamatore esperto, ha pubblicato sul Rollei Club Italia, sito web di cui webmaster, una prova della Epson R-D1. E' la migliore risorsa internet sull'argomento, clic sul pulsante ALTAIR PROVA LA EPSON R-D1 per accedere.

Stefano Fedele  Roma 14/01/2005 

 

 

Questo articolo stato possibile, grazie alla collaborazione di tre grandi esperti di foto collezionismo: Altair, Massimo Bertacchi e Roberto Mirandola (in ordine alfabetico, non certo di importanza). Ci hanno fornito immagini, testi, schede tecniche e in futuro ci forniranno altro materiale, grazie a tutti.