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Ringraziamo Altair, Massimo Bertacchi e Roberto Mirandola |
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Le fotocamere
a telemetro, hanno iniziato la loro evoluzione tecnologica, agli albori della
fotografia come fenomeno di massa, erano gli anni '30 e l'industria
fotografica tedesca era al vertice dei valori, sia per le componenti
meccaniche che per quelle ottiche. Ma la guerra vera era fra due case
storiche, arrivate fino ai giorni nostri, sia pure fra varie vicissitudini: Contax
e Leica.
E' al loro confronto che si devono varie invenzioni e brevetti, come il
formato del fotogramma 24X36 (il famoso formato Leica), l'otturatore sul
piano focale, l'innesto obiettivi a baionetta e il telemetro.
Un telemetro Leica, nel mirino tramite un prisma in vetro ottico, convergono i fasci luminosi della Finestra oculare del mirino e della Finestra per 2^ immagine, agendo sulla messa a fuoco, accoppiata meccanicamente ai due prismi, le due immagini della stessa scena inquadrata, da divergenti diventeranno un 'immagine unica e la messa a fuoco sar raggiunta, la Seconda finestra invia nel mirino le cornici di parallasse. Il telemetro
accoppiato al mirino, agisce da intermediario ottico, fra l'azione meccanica
della focheggiatura e la distanza fra i prismi, con le due immagini della
scena inquadrata che si sovrappongono, a quel punto la messa a fuoco
raggiunta.
Era il 1932, entr in scena la Contax I, prima telemetro della storia, era incredibilmente avanzata per l'epoca, otturatore a lamelle verticali con tempi da 1 a 1/1000 sec, innesto a baionetta e ottiche Zeiss eccellenti. La Contax
I, presentata nel
1932, era la prima fotocamera 35mm a telemetro, ad ottiche intercambiabili.
La Leica II del 1932, fu un'evoluzione della Leica I con l'introduzione del telemetro sulla calotta, otturatore orizzontale in tessuto con tempi da 1/20 a 1/500sec, l'innesto a vite 39 per obiettivi da 35 a 135mm. La Leica II
era figlia dell'antenata di tutte le moderne fotocamere 35mm, la Leica I del
1925. Un pomello rotante sulla calotta, armava contemporaneamente
l'otturatore orizzontale in tessuto e trascinava la pellicola, un altro
pomello sulla calotta riavvolgeva la pellicola nel rocchetto ricevente, i
tempi erano selezionabili con una ghiera sempre sulla calotta, scalati a
20-30-40-60-100-200-500 (le doppie e triple cifre sono frazioni di secondo). Ma in quegli
stessi anni fu imponente lo sviluppo di accessori e obiettivi Zeiss e Leitz,
dedicati alle fotocamere a telemetro, con una variet e quantit tali, da
alimentare anche oggi un fiorente mercato per i collezionisti.
La Kodak Retina IIIc del '54, fu la massima evoluzione delle Kodak prodotte in germania dalla Casa Gialla fin dal '39, era una raffinata telemetro con otturatore centrale nell'obiettivo, questo l'eccellente Schneider-Kreuznach Xenon 50mm f2. I due obiettivi disponibili erano degli Schneider-Kreuznach 35mm f4 e 80mm f4, mentre l'ottica standard, comune alle II e IIc, era l'eccellente Schneider-Kreuznach Retina-Xenon 50mm f2. L'otturatore, centrale negli obiettivi, era un Synchro-Compur con tempi da 1 a 1/500 sec + posa B e questo completa il quadro di una compatta folding, di grandi qualit, a buon mercato rispetto alle Contax e Leica e che senza dubbio la migliore fotocamera, mai prodotta (o meglio commercializzata) dalla Kodak, oggi ambita preda dei collezionisti e quotata dai 1000 Euro in su.
DAL '50 AL '70, SECONDA BELLE
EPOQUE DEL TELEMETRO
La Contax IIIa del 1953, stata la pi evoluta Contax a telemetro mai costruita, era caratterizzata da una costruzione pesante e robustissima e con una sofisticata meccanica, l'obiettivo standard era il Sonnar 50mm f1.5, l'innesto a baionetta consentiva l'uso degli eccellenti obiettivi Zeiss gi in uso sulle Contax I e II. La Zeiss
punt tutte le sue risorse tecnologico-ingegneristiche, sullo sviluppo delle
reflex SLR, con la serie delle Contaflex cre degli strumenti di ripresa
fotografica molto sofisticati, ma il ciclone giapponese all'epoca fu fatale a
questi costosi gioielli della tecnologia teutonica.
La Leica M3 del 1954, introduce l'innesto a baionetta M, che ancora oggi uno standard, l'otturatore in tessuto ha tempi da 1 a 1/1000sec, ancora oggi bellissima e molto apprezzata, un'icona della fotografia moderna. Quando fu
presentata nel 1954, la Leica M3 fu subito considerata come la migliore
fotocamera a telemetro del momento, il successo fra i professionisti e i
fotoamatori fu tale, da renderla la fotocamera di riferimento, purtroppo al
pari di tante altre Leica, il prezzo elevato la tenne sempre lontana dal
grande pubblico. I motivi del successo della M3, furono l'estrema praticit
del nuovo innesto obiettivi a baionetta M e nella brillantezza, luminosit e
grande precisione del mirino accoppiato al telemetro. Il
fattore di ingrandimento 0,92 del mirino M3 tutt'ora insuperato, tale da
farlo considerare a molti, il migliore complesso di inquadratura e
focheggiatura insieme al telemetro, mai costruito.
La Leica M6 degli anni '80 un perfezionamento della M3, con l'introduzione dell'esposimetro TTL, un telemetro migliorato e il manettino di riavvolgimento pellicola, pi comodo da utilizzare dello spartano perno zigrinato della M3, nel frattempo erano disponibili un'infinita serie di accessori e gli obiettivi a innesto M, erano ben 14 con ottiche da 21 a 135mm. Sopra curiosamente monta un 50mm f0,95 Canon super luminoso. La M6 da molti considerata l'ultima grande Leica. MAMIYA,
PRIMA TELEMETRO MADE IN JAPAN
La Mamiya Six del 1940 fu prodotta fino alla fine degli anni '50, questa la prima della serie, con telemetro accoppiato, formato 6X6, otturatore centrale integrato nell'obiettivo e messa a fuoco sul piano pellicola, con buona pace del luogo comune: fotocamere giapponesi copie delle tedesche. Negli anni seguenti, la Mamiya si guadagn la reputazione di innovatrice e qualitativa factory, di fotocamere professionali e medio formato, l'ultima grande telemetro medio formato l'attuale Mamiya 7II, erede delle Mamiya 6 e 7.
La Mamiya 7 un'originale medio formato a telemetro, con otturatore centrale e obiettivi intercambiabili, esposizione automatica a priorita' diaframmi e manuale, perfetta per i fotoamatori esigenti. Mamiya si
sempre segnalata all'attenzione dei fotoamatori e professionisti, per lo
spirito innovativo e la qualit delle sue fotocamere, specie le medio
formato, negli anni '80 con la Mamiya
6, una medio formato
cos chiamata per celebrare la capostipite omonima, introdusse anche nel
medio formato i vantaggi della configurazione simil reflex, su una fotocamera
a obiettivi intercambiabili con otturatore centrale incorporato, seguirono la
Mamiya 7
e l'attuale 7 II,
evoluzioni di quel validissimo progetto, esposizione non TTL, manuale e
automatica e con una gamma di obiettivi, che nel tempo si arricchita, fino
a farne un vero e originale sistema fotografico, per fotoamatori esigenti e
appassionati, con una gamma di ben sei obiettivi, l'opzione panoramica con
adattatore su pellicola 135 unica.
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VOIGTLANDER,
UN ALTRO MITO TEDESCO
La Voigtlander Prominent, era una telemetro molto raffinata, con otturatore centrale negli obiettivi intercambiabili, aveva la particolarit della messa a fuoco sul piano della pellicola. Gli obiettivi avevano ottiche da 35 a 100mm. L'ANTI
LEICA PER ECCELLENZA, VOIGTLANDER VITESSA
La Voigtlader Vitessa N1 del 1954, una delle migliori folding a telemetro mai prodotte, con obiettivo Color Skopar 50mm f3.5, otturatore centrale Syncro Compur VLS, autoscatto, correzione parallasse, attacco filtri a baionetta. Ma il grande
salto di qualit, specie nel confronto serrato con le Leica, si verific
con la Vitessa T
del 1957, venne abbandonata la struttura folding a obiettivo rientrabile, in
favore di un innesto a baionetta per gli obiettivi Voigtlander in cinque
focali da 35 a 100mm, tutti con otturatore centrale Syncro-Compur da 1 a
1/500 sec e autoscatto, connettore syncro flash sul fianco macchina ed
esposimetro incorporato sul frontale, per sensibilit 12-400 ASA.
L'obiettivo standard era l'eccellente Color-Skopar 50mm f2.8, un'ottica
ancora oggi considerata fra le migliori mai costruite. La Vitessa T fu una
insidiosa concorrente delle Leica in quegli anni, a un prezzo
accessibile. Sarebbe
riduttivo considerare Contax, Leica e Voigtlander i soli protagonisti, sulla
scena dei fotograficamente fecondi anni '50. Tanti altri costruttori
sfornarono realizzazioni da ricordare, come l' italiana Ducati
con la Sogno,
mitica telemetro bolognese, la Janua
della genovese San
Giorgio, la russa Leningrad
della Gomz,
la Zeiss Super Ikonta
IV. Sono fotocamere
ai pi misconosciute, ma ognuna delle quali port innovazione e nuova linfa
creativa, a un mercato come quello delle telemetro, dinamico e in continua
evoluzione in quel periodo. Intorno agli
anni '60 il ciclone giapponese spazz via la quasi totalit dei costruttori
tedeschi (e l'italiana Rectaflex, una reflex leggendaria), l'unica rimasta a
tenere alto il vessillo della vecchia Europa fu la Leica, con le sue
telemetro classe M, le reflex Leica all'inizio degli anni '60 tardavano ad
arrivare. RINASCITA
DEL TELEMETRO DAGLI ANNI '90 A OGGI
La Voigtlander Bessa T una versione successiva dell'originaria Bessa L, meccanica e manuale, con telemetro non accoppiato al mirino, innesto ottiche Leica M. VOIGTLANDER
A TELEMETRO, IL RITORNO (BESSA)
Le Voigtlander Bessa R2a, sopra ed R3a, sotto, sono l'ultima evoluzione della gi validissima R2, innesto a baionetta M Leica, otturatore meccanico a tendine verticali da 1 a 1/2000sec, manuale e automatica. La pi grossa novit l'ingrandimento nel mirino 0,72 per la R2a e 1:1 per la R3a.
Ma a Photokina 2004 hanno fatto bella mostra di se, due nuove versioni di questa interessante telemetro, Voigtlander R2a ed R3a. Sono modificate nel mirino accoppiato al telemetro, che per molti era il principale tallone d'achille (insieme all'apparente leggerezza del corpo macchina), rispetto ai mostri sacri Leica classe M. Ora la R2a ha 0.7 di ingrandimento con cornicette per le ottiche 35/50/75/90, mentre la R3a ha un ingrandimento pari a 1:1 (nel nuovo stile Leica), con cornicette per 40/50/75/90. L'innesto ottiche il classico a baionetta M, con possibilit tramite adattatore, di montare la sterminata moltitudine di ottiche a vite L39. Per vedere le Voigtlander Bessa, con immagini dei vari modelli e degli eccellenti obiettivi, clic sul pulsante sotto IL MONDO VOIGTLANDER BESSA. La gamma
delle Voigtlander Bessa ormai talmente articolata e in grado di montare
obiettivi Voigtlander, Leica M ed M39, russi M39 a go-go, Contax e Nikon, da
porsi come il pi completo e versatile sistema a telemetro esistente,
oltretutto con una politica del rapporto prezzo-prestazioni imbattibile.
Leica sempre Leica, non ci sono dubbi, ma per chi vuole qualit e prezzi
accessibili, il sistema Voigtlander Bessa un'opzione preziosa.
La Hasselblad X-Pan del 1989, nata da un collaborazione Fuji-Hasselblad. E' l'unica fotocamera a telemetro panoramica al mondo, utilizza normale pellicola 24X36 su cui impressiona fotogrammi 24X65. La X-Pan ha
un otturatore elettronico sul piano focale, lo scorrimento pellicola
motorizzato molto preciso, essendo controllato da sensori elettronici che
consentono posizionamenti esatti sia per formato "normale" 24X36,
che per il panoramico 24X65. La misurazione esposimetrica Media Compensata
al centro e si sente la mancanza di un'opzione spot, utile inquadrando ampie
porzioni di cielo, cosa frequente per una panoramica. Le modalit di
esposizione sono: Manuale con led nel mirino di controllo, Automatica a
priorit diaframma, e autobracketing.
E' un vero taglio netto con la tradizione la Leica M7, con otturatore elettronico e tempi da 1 a 1/1000sec, esposizione manuale e automatica a priorit diaframmi, questa versione ha il mirino con ingrandimento 0,72. Ma i tempi
cambiano anche per le Leica e cos nel 2004, arriva la M7.
Un vero trauma per i puristi, la qualit e il blasone ci sono tutti, ma
l'otturatore della M7 elettronico e in caso di pile scariche, ci sono solo
due tempi meccanici disponibili, l'esposizione manuale affiancata da
quella automatica a priorit dei diaframmi, la gestione flash TTL con
sincro flash su tutti i tempi, con i flash Leica dedicati.
La Leica MP, non sembra una fotocamera attuale ma una riedizione della mitica M3, interamente meccanica, esposizione manuale, tempi fino a 1/1000 sec con posa B, un vero trionfo di meccanica e analogica. Chi viene
dalle anonime e "plasticose" reflex entry level non pu capire,
solo i puristi sono presi da sacra libidine, per questo costoso e metallico
strumento da fotografia allo stato dell'arte, che in listino Leica
sdegnosamente allo stesso prezzo dell'iper tecnologica M7, perfino la
gestione flash TTL sembrata "di troppo" e rimossa.
La Epson R-D1, presentata nel 2004, la prima telemetro digitale al mondo, sul corpo macchina ricavato dalla Voigtlander R2, stato montato un dorso digitale da 6 Mpixel, con innesto Leica M e adattatore per ottiche a vite 39. E' la Epson R-D1, prima fotocamera al mondo digitale a telemetro, un'affascinante ibrido di meccanica allo stato puro e controlli analogici (quale la R2) e tecnologia digitale, un gioiello per continuare a fare Fotografia con la F maiuscola, con le immarcescibili ottiche a vite e baionetta M, nel mondo digitale. Unico "neo" il raggelante prezzo (solo corpo) di 4500 Euro. Il nostro amico Altair, grande esperto di medio formato Rolleiflex e fotoamatore esperto, ha pubblicato sul Rollei Club Italia, sito web di cui webmaster, una prova della Epson R-D1. E' la migliore risorsa internet sull'argomento, clic sul pulsante ALTAIR PROVA LA EPSON R-D1 per accedere. Stefano Fedele Roma 14/01/2005
Questo articolo stato possibile, grazie alla collaborazione di tre grandi esperti di foto collezionismo: Altair, Massimo Bertacchi e Roberto Mirandola (in ordine alfabetico, non certo di importanza). Ci hanno fornito immagini, testi, schede tecniche e in futuro ci forniranno altro materiale, grazie a tutti.
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