|

Le fotocamere
a telemetro, hanno iniziato la loro evoluzione tecnologica, agli albori della
fotografia come fenomeno di massa, erano gli anni '30 e l'industria
fotografica tedesca era al vertice dei valori, sia per le componenti
meccaniche che per quelle ottiche. Ma la guerra vera era fra due case
storiche, arrivate fino ai giorni nostri, sia pure fra varie vicissitudini: Contax
e Leica.
E' al loro confronto che si devono varie invenzioni e brevetti, come il
formato del fotogramma 24X36 (il famoso formato Leica), l'otturatore sul
piano focale, l'innesto obiettivi a baionetta e il telemetro.
E' questo ingegnoso componente ottico-meccanico, che sarà il filo conduttore
di questa narrazione, senza pretendere di presentarvi tutte le fotocamere che
lo adottarono e che lo adottano, saremmo pazzi solo a pensarlo, ma cercando
di presentarvi le tappe, anzi le fotocamere fondamentali, nello sviluppo di
questa che è stata l'idea guida nella storia fotografica a seguire, reflex
comprese che in fondo sono figlie delle telemetro.
IL TELEMETRO, COSE' E
COME FUNZIONA
Il principio di
funzionamento del telemetro è la capacità dei prismi di vetro ottico, di
trasmettere fasci di luce, per restituirli nel mirino della fotocamera.

Un telemetro
Leica, nel mirino tramite un prisma in vetro ottico, convergono i fasci
luminosi della Finestra oculare del mirino e della Finestra per 2^ immagine,
agendo sulla messa a fuoco, accoppiata meccanicamente ai due prismi, le due
immagini della stessa scena inquadrata, da divergenti diventeranno un
'immagine unica e la messa a fuoco sarà raggiunta, la Seconda finestra invia
nel mirino le cornici di parallasse.
Il telemetro
accoppiato al mirino, agisce da intermediario ottico, fra l'azione meccanica
della focheggiatura e la distanza fra i prismi, con le due immagini della
scena inquadrata che si sovrappongono, a quel punto la messa a fuoco è
raggiunta.
FOTOCAMERE A TELEMETRO
DAGLI ANNI '30 AI '50
Quando lo standard
Leica (fotogramma 24X36 e otturatore sul piano focale) arrivò sul mercato
nella primavera del 1925, le fotocamere con mirino galileiano di varia
concezione erano già largamente disponibili. Rappresentavano la naturale
soluzione costruttiva, dell'esigenza di inquadrare correttamente il soggetto
da fotografare. L'idea veramente rivoluzionaria della Leica, era
sostanzialmente nel formato della pellicola, al punto che fu denominato
formato Leica. Partendo da questo fotogramma, fu possibile progettare la Leica
I compatta,
metallica, per questo affidabile nel tempo e con ristrette tolleranze
costruttive, con otturatore sul piano focale, capace di un'autonomia da 36
pose.
LA PRIMA E LEGGENDARIA
TELEMETRO, CONTAX I
In questo contesto, la Contax fu una validissima concorrente, potendo contare
sulla tecnologia e l'esperienza della Zeiss, che in campo ottico poteva
giocare alla pari, e in certi casi in vantaggio, sulla Leica. Infatti la Contax
I, prima telemetro
della storia, fu la sfida Contax alla Leica I.

Era il 1932,
entrò in scena la Contax
I, prima telemetro
della storia, era incredibilmente avanzata per l'epoca, otturatore a lamelle
verticali con tempi da 1 a 1/1000 sec, innesto a baionetta e ottiche Zeiss
eccellenti.
La Contax
I, presentata nel
1932, era la prima fotocamera 35mm a telemetro, ad ottiche intercambiabili.
Fu il frutto di studi nella ICA (International Camera Aktiengesellschaft),
con sede a Dresda, una concentrazione di aziende foto ottiche, che sotto
l'egida della Zeiss
Ikon, crearono questa
storica fotocamera, rimasta nella leggenda.
Il fine fu di costruire la Contax I, in modo che avesse prestazioni uguali se
non superiori alla Leica I. Alla sua progettazione si impegnarono, oltre a un
intero staff tecnico, il dottor Heinz Kuppelbender, direttore tecnico della
Zeiss Ikon, che inventò l'innesto a baionetta e il telemetro e Ludwig
Bertele, per gli obiettivi, i famosi Zeiss.
Il corredo di obiettivi era vastissimo: Biotar 42.5mm f2, Biogon 35mm f2.8,
Orthometar 35mm f4.5, Tessar 28mm f8, Sonnar 85mm f2, Triotar 85mm f4, Sonnar
135mm f4, TeleTessar 180mm f6.3 ed il leggendario Sonnar 180mm f2.8.
Con la Contax I, la combinazione mirino ottico-telemetro e innesto obiettivi
a baionetta, introdusse un rivoluzionario passo nell'evoluzione della
fotografia.
LA RISPOSTA LEITZ CON
LA LEICA II
Ma la risposta della Leitz non si fece attendere, con l'introduzione della Leica
II sempre nel 1932,
si trattava di una 35mm con mirino a telemetro accoppiato e obiettivo
intercambiabile con innesto a vite 39 (poi divenuto uno standard), erano
disponibili obiettivi da 35 a 135mm, lo standard era l' Elmar 50mm f3.5,
l'insieme fotocamera-telemetro era molto compatto.

La Leica
II del 1932, fu
un'evoluzione della Leica I con l'introduzione del telemetro sulla calotta,
otturatore orizzontale in tessuto con tempi da 1/20 a 1/500sec, l'innesto a
vite 39 per obiettivi da 35 a 135mm.
La Leica II
era figlia dell'antenata di tutte le moderne fotocamere 35mm, la Leica I del
1925. Un pomello rotante sulla calotta, armava contemporaneamente
l'otturatore orizzontale in tessuto e trascinava la pellicola, un altro
pomello sulla calotta riavvolgeva la pellicola nel rocchetto ricevente, i
tempi erano selezionabili con una ghiera sempre sulla calotta, scalati a
20-30-40-60-100-200-500 (le doppie e triple cifre sono frazioni di secondo).
Per vedere la storia della Leitz, delle LEItz CAmera e di Oskar Barnack, il
loro creatore, clic sul pulsante LEICA
STORY.

Ma in quegli
stessi anni fu imponente lo sviluppo di accessori e obiettivi Zeiss e Leitz,
dedicati alle fotocamere a telemetro, con una varietà e quantità tali, da
alimentare anche oggi un fiorente mercato per i collezionisti.
IL FENOMENO
TEDESCO-AMERICANO KODAK RETINA
Da citare che nel 1936 l'americana Kodak, oggi più nota per le pellicole,
era molto attiva nel campo delle telemetro, con la serie delle Retina, erano
costruite in Germania dalla Nagel Camerawerks di Stoccarda, acquisita dalla
Casa Gialla nel 1931. Le prime Retina
I del 1939 erano
delle compatte a mirino galileiano, dal 1951 alle ultime del 1957 l'obiettivo
era l'eccellente Schneider-Kreuznach Retina Xenar 50mm f2,8. Ma per noi
l'interesse è sulle Retina
II, IIa
e IIc
a telemetro (prodotte dal '49 al '57) e sulla Retina
IIIc, una sofisticata
telemetro prodotta dal '54 al '57, folding come le prime Retina, ma con
esposimetro al selenio e obiettivo intercambiabile (una rarità per le
folding).

La Kodak
Retina IIIc del '54,
fu la massima evoluzione delle Kodak prodotte in germania dalla Casa Gialla
fin dal '39, era una raffinata telemetro con otturatore centrale
nell'obiettivo, questo è l'eccellente Schneider-Kreuznach Xenon 50mm f2.
I due
obiettivi disponibili erano degli Schneider-Kreuznach 35mm f4 e 80mm f4,
mentre l'ottica standard, comune alle II e IIc, era l'eccellente
Schneider-Kreuznach Retina-Xenon 50mm f2. L'otturatore, centrale negli
obiettivi, era un Synchro-Compur con tempi da 1 a 1/500 sec + posa B e questo
completa il quadro di una compatta folding, di grandi qualità, a buon
mercato rispetto alle Contax e Leica e che senza dubbio è la migliore
fotocamera, mai prodotta (o meglio commercializzata) dalla Kodak, oggi ambita
preda dei collezionisti e quotata dai 1000 Euro in su.
DAL '50 AL '70, SECONDA BELLE
EPOQUE DEL TELEMETRO
Durante la Seconda Guerra
Mondiale, lo sviluppo tecnologico e soprattutto dell'aspetto ottico della
fotografia, naturalmente continuò. Emblematico fu il caso della tedesca
Zeiss, in grado con il trattamento delle lenti multi coated, di produrre
ottiche nettamente superiori per nitidezza, a quelle dei paesi avversari e
per questo segreto militare, indisponibile per usi civili fino al '39. Alla
fine del conflitto l'industria ottico-fotografica tedesca che era in pezzi,
non potè impedire l'affermarsi di quella giapponese, in particolare di Canon
e Nikon, che sia pure ispirandosi largamente alle Leica e Contax,
svilupparono delle valide ed economiche fotocamere.
Le Canon a telemetro erano delle ottime emule dei concetti Leitz, la Leica
Serie III e la Nikon S in varie versioni, sfoggiavano soluzioni originali e
innovative per l'epoca. La Zeiss cercò con vari perfezionamenti di
rilanciare le Contax, con le Contax
IIa e IIIa,
ma senza lo spirito di innovazione che distingueva le sue origini, il
risultato furono delle ottime fotocamere, ma non in grado di reggere la
concorrenza spietata di quegli anni.

La Contax
IIIa del 1953, è
stata la più evoluta Contax a telemetro mai costruita, era caratterizzata da
una costruzione pesante e robustissima e con una sofisticata meccanica,
l'obiettivo standard era il Sonnar 50mm f1.5, l'innesto a baionetta
consentiva l'uso degli eccellenti obiettivi Zeiss già in uso sulle Contax I
e II.
La Zeiss
puntò tutte le sue risorse tecnologico-ingegneristiche, sullo sviluppo delle
reflex SLR, con la serie delle Contaflex creò degli strumenti di ripresa
fotografica molto sofisticati, ma il ciclone giapponese all'epoca fu fatale a
questi costosi gioielli della tecnologia teutonica.
IL FENOMENO LEICA M3,
CAPOSTIPITE DELLA CLASSE M
La Leitz invece ebbe la
fortuna, o la lungimiranza, di continuare a combattere l'incruenta battaglia
con i giapponesi, sul piano a lei congeniale, la qualità superiore degli
obiettivi e delle sue fotocamere meccaniche, con un arma in più che fu
decisiva, l'introduzione dell'innesto a baionetta M della M3 nel 1954, con
una eccellente gamma di obiettivi inizialmente da 35-50-90-135mm, tutte le
telemetro Leica fino alla contemporanea M6, che rispetto alla M3 ha in più
l'esposimetro TTL e un telemetro diverso, sono sue dirette discendenti.
La Leica M3
è una leggera, ma robusta e affidabile telemetro, proverbiale è la
precisione e luminosità della doppia immagine nel mirino, da sovrapporre per
effettuare la messa a fuoco, l'otturatore sul piano focale è orizzontale a
tendine in tela gommata, con tempi da 1 secondo a 1/1000 s, più la posa B.

La Leica
M3 del 1954,
introduce l'innesto a baionetta M, che
ancora oggi è uno standard, l'otturatore in tessuto ha tempi da 1 a
1/1000sec, ancora oggi bellissima e molto apprezzata, è un'icona della
fotografia moderna.
Quando fu
presentata nel 1954, la Leica M3 fu subito considerata come la migliore
fotocamera a telemetro del momento, il successo fra i professionisti e i
fotoamatori fu tale, da renderla la fotocamera di riferimento, purtroppo al
pari di tante altre Leica, il prezzo elevato la tenne sempre lontana dal
grande pubblico. I motivi del successo della M3, furono l'estrema praticità
del nuovo innesto obiettivi a baionetta M e nella brillantezza, luminosità e
grande precisione del mirino accoppiato al telemetro. Il
fattore di ingrandimento 0,92 del mirino M3 è tutt'ora insuperato, tale da
farlo considerare a molti, il migliore complesso di inquadratura e
focheggiatura insieme al telemetro, mai costruito.
Quello che più ci colpisce comunque della M3, è l'estrema armonia delle
sobrie forme, il cambiamento epocale fu anche in questo e con la M3, le
fotocamere cominciarono ad essere degli oggetti belli da guardare, oltre che
degli strumenti di ripresa. Il design e lo stile di questa fotocamera
influenzò tutta la produzione seguente, non solo Leica.

La Leica
M6 degli anni '80 è
un perfezionamento della M3, con l'introduzione dell'esposimetro TTL, un
telemetro migliorato e il manettino di riavvolgimento pellicola, più comodo
da utilizzare dello spartano perno zigrinato della M3, nel frattempo erano
disponibili un'infinita serie di accessori e gli obiettivi a innesto M, erano
ben 14 con ottiche da 21 a 135mm. Sopra curiosamente monta un 50mm f0,95
Canon super luminoso. La M6 è da molti considerata l'ultima grande Leica.
MAMIYA,
PRIMA TELEMETRO MADE IN JAPAN
Una casa giapponese, la Mamiya nata nel 1940, si distinse sia nel formato
Leica, che nel medio formato, per le sue soluzioni tecniche innovative e
originali, in barba a quanti accusarono i nipponici di scarsa creatività e
altrettanta abilità, nello scimmiottare le Leica e le Contax.
Fin dal 1940 per arrivare quasi alla fine degli anni '50, la Mamiya
Six era una geniale
folding 6X6, che utilizzava pellicola 120 per 12 pose, aveva un mirino con
telemetro accoppiato e la prerogativa veramente unica, della messa a fuoco
direttamente sul piano della pellicola, mentre le lenti dell'ottica
rimanevano fisse. Ulteriore raffinatezza era l'otturatore centrale, l'ultimo
modello fu la Mamiya 6
Automat II del '58 (Six
era il nome originario degli anni '40).

La Mamiya
Six del 1940 fu
prodotta fino alla fine degli anni '50, questa è la prima della serie, con
telemetro accoppiato, formato 6X6, otturatore centrale integrato
nell'obiettivo e messa a fuoco sul piano pellicola, con buona pace del luogo
comune: fotocamere giapponesi copie delle tedesche.
Negli anni
seguenti, la Mamiya si guadagnò la reputazione di innovatrice e qualitativa
factory, di fotocamere professionali e medio formato, l'ultima grande
telemetro medio formato è l'attuale Mamiya
7II, erede delle Mamiya
6 e 7.

La Mamiya
7 è un'originale
medio formato a telemetro, con otturatore centrale e obiettivi
intercambiabili, esposizione automatica a priorità diaframmi e manuale,
perfetta per i fotoamatori esigenti.
Mamiya si è
sempre segnalata all'attenzione dei fotoamatori e professionisti, per lo
spirito innovativo e la qualità delle sue fotocamere, specie le medio
formato, negli anni '80 con la Mamiya
6, una medio formato
così chiamata per celebrare la capostipite omonima, introdusse anche nel
medio formato i vantaggi della configurazione simil reflex, su una fotocamera
a obiettivi intercambiabili con otturatore centrale incorporato, seguirono la
Mamiya 7
e l'attuale 7 II,
evoluzioni di quel validissimo progetto, esposizione non TTL, manuale e
automatica e con una gamma di obiettivi, che nel tempo si è arricchita, fino
a farne un vero e originale sistema fotografico, per fotoamatori esigenti e
appassionati, con una gamma di ben sei obiettivi, l'opzione panoramica con
adattatore su pellicola 135 è unica.
Roberto Mirandola,
grande appassionato delle medio formato Rolleiflex e Mamiya, ci ha fornito la
documentazione per questo e per l'articolo su storia e attualità delle
Mamiya.
Per accedere clic sul
pulsante MIRANDOLA E
LA MAMIYA 7.


|
|
VOIGTLANDER,
UN ALTRO MITO TEDESCO
Una delle case che negli anni '50 si distinse per originalità e innovazione
fu la Voigtlander, già molto nota prima della guerra nel medio formato, la Voigtlander
Prominent era una
telemetro di alta classe, con eccellenti ottiche intercambiabili e otturatore
centrale negli obiettivi.
La prima Prominent, fu prodotta a partire dal 1952 e fino al 1958, aveva la
particolarità di gestire la messa a fuoco sul piano focale e sul mirino a
telemetro accoppiato, tramite una grossa ghiera sulla calotta, l'otturatore
era un Compur-Rapid da 1 a 1/400, subito sostituito con il Synchro-Compur con
i tempi fino a 1/500 di sec. per tutte le successive versioni. La successiva Prominent
II del 1958, montava
un sofisticato mirino Albada finder con cornicette di controllo parallasse e
leva di carica.
Gli obiettivi disponibili, con innesto a baionetta proprietario Voigtlander
erano i 35mm f3.5 Skoparon, 50mm f3.5 Color Skopar, 50mm f2 Ultron, 50mm f1.5
Ultron e 100mm f4.5 Dynaron.

La Voigtlander
Prominent, era una
telemetro molto raffinata, con otturatore centrale negli obiettivi
intercambiabili, aveva la particolarità della messa a fuoco sul piano della
pellicola. Gli obiettivi avevano ottiche da 35 a 100mm.
L'ANTI
LEICA PER ECCELLENZA, VOIGTLANDER VITESSA
La Voigtlander negli anni '50-'60 si pose sul mercato come rivale della Leica,
con fotocamere a telemetro innovative, originali, affidabili e a prezzi
accessibili. Le Vitessa prodotte in numerose versioni, dal 1950 all'inizio
degli anni '60, sono la massima espressione della creatività e vitalità
Voigtlander di quegli anni.
Partendo dall'esperienza della Prominent e dagli eccellenti obiettivi già
prodotti, l'avventura decennale della Vitessa
iniziò con le folding della classe A, erano dotate di un originale doppio
sportello che racchiudeva l'obiettivo 50mm f2 Ultron, dotato di otturatore
centrale Compur-Rapid da 1 a 1/500, poi sostituito sulla A5 da un
Synchro-Compur da 1 a 1/500.
La versione N1 del 1954, fu dotata di un eccellente obiettivo Color-Skopar
50mm f3.5, con otturatore integrato centrale Synchro-Compur LVS, autoscatto,
slitta porta accessori, correzione della parallasse automatica senza anello
mobile, attacco filtri a baionetta.
La Vitessa L1-L2 del 1954, montava obiettivi 50mm f2 Ultron con l'importante
novità dell'esposimetro a bolle di selenio sul frontale.

La Voigtlader
Vitessa N1 del 1954,
è una delle migliori folding a telemetro mai prodotte, con obiettivo Color
Skopar 50mm f3.5, otturatore centrale Syncro Compur VLS, autoscatto,
correzione parallasse, attacco filtri a baionetta.
Ma il grande
salto di qualità, specie nel confronto serrato con le Leica, si verificò
con la Vitessa T
del 1957, venne abbandonata la struttura folding a obiettivo rientrabile, in
favore di un innesto a baionetta per gli obiettivi Voigtlander in cinque
focali da 35 a 100mm, tutti con otturatore centrale Syncro-Compur da 1 a
1/500 sec e autoscatto, connettore syncro flash sul fianco macchina ed
esposimetro incorporato sul frontale, per sensibilità 12-400 ASA.
L'obiettivo standard era l'eccellente Color-Skopar 50mm f2.8, un'ottica
ancora oggi considerata fra le migliori mai costruite. La Vitessa T fu una
insidiosa concorrente delle Leica in quegli anni, a un prezzo
accessibile.
La Vitessa T, prodotta in tre versioni con diversi esposimetri, fu il canto
del cigno delle Voigtlander tedesche e la massima espressione della missione
Voigtlander: innovazione, qualità ottica e meccanica, prezzo accessibile.
Per sapere tutto delle Voigtlander Prominent e Vitessa, Innovative
Cameras di Massimo
Bertacchi è la migliore risorsa, per accedere clic sul tasto INNOVATIVE
CAMERAS.

Sarebbe
riduttivo considerare Contax, Leica e Voigtlander i soli protagonisti, sulla
scena dei fotograficamente fecondi anni '50. Tanti altri costruttori
sfornarono realizzazioni da ricordare, come l' italiana Ducati
con la Sogno,
mitica telemetro bolognese, la Janua
della genovese San
Giorgio, la russa Leningrad
della Gomz,
la Zeiss Super Ikonta
IV. Sono fotocamere
ai più misconosciute, ma ognuna delle quali portò innovazione e nuova linfa
creativa, a un mercato come quello delle telemetro, dinamico e in continua
evoluzione in quel periodo.
Per vedere alcune di queste fotocamere, fate clic sul pulsante sotto della GALLERIA
DELLE TELEMETRO.

Intorno agli
anni '60 il ciclone giapponese spazzò via la quasi totalità dei costruttori
tedeschi (e l'italiana Rectaflex, una reflex leggendaria), l'unica rimasta a
tenere alto il vessillo della vecchia Europa fu la Leica, con le sue
telemetro classe M, le reflex Leica all'inizio degli anni '60 tardavano ad
arrivare.
LE TELEMETRO
GIAPPONESI
A parte la Mamiya, di
cui abbiamo parlato a parte, le case giapponesi a partire dagli anni '50,
produssero delle interessanti fotocamere a telemetro formato 24X36. La Nikon
si ispirò alle Contax, le altre case come Canon e Minolta, si uniformarono
allo stile Leica (innesti a vite 39 compresi). Dire che furono solo delle
imitazioni è riduttivo e ingeneroso, un esempio su tutti, la Nikon SP da cui
derivò la leggendaria reflex Nikon F, un'icona della fotografia. Per vedere
le telemetro giapponesi, clic sul pulsante TELEMETRO
MADE IN JAPAN

RINASCITA
DEL TELEMETRO DAGLI ANNI '90 A OGGI
Tutto sembrava indicare negli anni '80 e fino a metà dei '90, che le reflex
SLR sarebbero rimaste sole a dominare il mercato amatoriale e
professionistico, con le telemetro relegate a una nicchia di danarosi e
stravaganti appassionati e collezionisti, rimaneva inossidabile a loro
appannaggio un esclusivo mercato dell'usato di lusso, in particolare per le
Leica, da sempre oggetto di un vero culto.
COSINA RESUSCITA IL
MARCHIO VOIGTLANDER
Ma a rinvigorire l'asfittico scenario apparvero, o meglio risorsero dalle
ceneri novelle fenici, le Voigtlander, paradossalmente ad opera della
giapponese Cosina che acquisì negli anni '90 il marchio tedesco, glorioso ma
ormai scomparso da decenni. Partendo dalla base della reflex Nikon FE 10, per
processo inverso da quello che fu nella storia delle reflex, figlie delle
telemetro, la privarono del pentaprisma, per sfornare la Bessa
L.

La Voigtlander
Bessa T è una versione successiva dell'originaria Bessa L,
meccanica e manuale, con telemetro non accoppiato al mirino, innesto ottiche
Leica M.
VOIGTLANDER
A TELEMETRO, IL RITORNO (BESSA)
La Bessa L
è una non reflex priva di telemetro, nata per montare gli obiettivi
Voigtlander a vite grandangolari e supergrandangolari, la gamma si arricchì
delle successive telemetro R,
e T
in grado di ospitare una vera pletora di obiettivi a vite M39, sia di
produzione Voigtlander che Leica, per non parlare della folla di ottiche
russe a vite, costruite nei decenni precedenti, sulla scia delle fotocamere a
telemetro tedesche.
L'ultima della serie è la Bessa
R2, una telemetro
meccanica e manuale, sia nella messa a fuoco, che per l'esposizione, con il
solo automatismo dell'esposizione automatica a priorità del diaframma.
Costruta con nobili metalli e standard costruttivi tali, da infastidire la
casa di Solms è in grado di utilizzare obiettivi a baionetta classe M Leica
e Voigtlander, e a vite M39 con adattatore, inoltre in altre varianti anche
ottiche Contax e Nikon. Con la R2 la Voigtlander ha riconquistato l'antica
fama di anti Leica, con la sua reputazione di fotocamera meccanica e manuale
di buona qualità, appetibile anche da chi partendo da un corredo Leica M,
voglia un secondo corpo macchina, l'esposimetro è TTL e l'otturatore è
meccanico a lamelle verticali con tempi da 1 a 1/2000 sec.

Le Voigtlander
Bessa R2a, sopra ed R3a,
sotto, sono l'ultima evoluzione della già validissima R2, innesto a
baionetta M Leica, otturatore meccanico a tendine verticali da 1 a 1/2000sec,
manuale e automatica. La più grossa novità è è l'ingrandimento nel mirino
0,72 per la R2a e 1:1 per la R3a.

Ma a
Photokina 2004 hanno fatto bella mostra di se, due nuove versioni di questa
interessante telemetro, Voigtlander
R2a ed R3a.
Sono modificate nel mirino accoppiato al telemetro, che per molti era il
principale tallone d'achille (insieme all'apparente leggerezza del corpo
macchina), rispetto ai mostri sacri Leica classe M. Ora la R2a ha 0.7 di
ingrandimento con cornicette per le ottiche 35/50/75/90, mentre la R3a ha un
ingrandimento pari a 1:1 (nel nuovo stile Leica), con cornicette per
40/50/75/90. L'innesto ottiche è il classico a baionetta M, con possibilità
tramite adattatore, di montare la sterminata moltitudine di ottiche a vite
L39. Per vedere le Voigtlander Bessa, con immagini dei vari modelli e degli
eccellenti obiettivi, clic sul pulsante sotto IL
MONDO VOIGTLANDER BESSA.

La gamma
delle Voigtlander Bessa è ormai talmente articolata e in grado di montare
obiettivi Voigtlander, Leica M ed M39, russi M39 a go-go, Contax e Nikon, da
porsi come il più completo e versatile sistema a telemetro esistente,
oltretutto con una politica del rapporto prezzo-prestazioni imbattibile.
Leica è sempre Leica, non ci sono dubbi, ma per chi vuole qualità e prezzi
accessibili, il sistema Voigtlander Bessa è un'opzione preziosa.
LA STRANA COPPIA
FUJI-HASSELBLAD
Fin dalla fine degli anni '80 Fuji e Hasselblad, collaborano alla produzione
di obiettivi per medio formato e un altro prodotto comune è una telemetro
molto particolare per il fatto di essere panoramica, i primi esemplari furono
a marchio Fuji, poi il debutto della Hasselblad X-Pan alla fine degli anni
'80. La sua particolarità è di impressionare fotogrammi 24X65 su normale
pellicola 35mm, dando accesso alla vera fotografia panoramica, che era
disponibile solo con fotocamere complesse e specialistiche con obiettivo
rotante.

La Hasselblad
X-Pan del 1989, è
nata da un collaborazione Fuji-Hasselblad. E' l'unica fotocamera a telemetro
panoramica al mondo, utilizza normale pellicola 24X36 su cui impressiona
fotogrammi 24X65.
La X-Pan ha
un otturatore elettronico sul piano focale, lo scorrimento pellicola
motorizzato è molto preciso, essendo controllato da sensori elettronici che
consentono posizionamenti esatti sia per formato "normale" 24X36,
che per il panoramico 24X65. La misurazione esposimetrica è Media Compensata
al centro e si sente la mancanza di un'opzione spot, utile inquadrando ampie
porzioni di cielo, cosa frequente per una panoramica. Le modalità di
esposizione sono: Manuale con led nel mirino di controllo, Automatica a
priorità diaframma, e autobracketing.
Sono disponibili tre obiettivi: 30mm f5.6, 45mm f4, 90mm f4, con
la sconcertante scritta, per chi è abituato agli obiettivi Zeiss, Made in
Japan. Ma chi ha usato gli obiettivi Fujinon medio formato, sa che la
qualità di queste ottiche è paragonabile alle blasonate tedesche.
LEICA, RIVOLUZIONE M7
E RITORNO AL FUTURO MP
La Leica ha spiazzato molti suoi fans, con la giubilazione della meccanica e
manuale M6, un vero mito che sembrava l'ideale erede di una dinastia gloriosa
e pluridecennale, ancora oggi è super valutata per la sua costruzione in
pregiati metalli e la sua inossidabile (non solo in senso lato) meccanica,
con la prerogativa dell'infinita varietà di accessori e obiettivi che può
montare, ad accrescerne il valore.

E' un vero
taglio netto con la tradizione la Leica
M7, con otturatore
elettronico e tempi da 1 a 1/1000sec, esposizione manuale e automatica a
priorità diaframmi, questa versione ha il mirino con ingrandimento 0,72.
Ma i tempi
cambiano anche per le Leica e così nel 2004, arriva la M7.
Un vero trauma per i puristi, la qualità e il blasone ci sono tutti, ma
l'otturatore della M7 è elettronico e in caso di pile scariche, ci sono solo
due tempi meccanici disponibili, l'esposizione manuale è affiancata da
quella automatica a priorità dei diaframmi, la gestione flash è TTL con
sincro flash su tutti i tempi, con i flash Leica dedicati.
Ma poi sempre nel 2004 il
clamoroso ritorno al futuro della Leica, quasi a scusarsi con i suoi fans,
debutta la Leica MP,
è una splendida scultura in metallo pregiato, che quasi a rinnegare lo
"sgarbo" della M7, ricalca nelle prestazioni la M3, meccanica di
precisione allo stato puro, manuale, unica concessione alla
"tecnologia" è l'esposimetro, viene rimosso perfino il manettino
riavvolgimento pellicola, ora ridotto a uno scomodo bottone zigrinato in
stile M3.

La Leica
MP, non sembra una
fotocamera attuale ma una riedizione della mitica M3, interamente meccanica,
esposizione manuale, tempi fino a 1/1000 sec con posa B, è un vero trionfo
di meccanica e analogica.
Chi viene
dalle anonime e "plasticose" reflex entry level non può capire,
solo i puristi sono presi da sacra libidine, per questo costoso e metallico
strumento da fotografia allo stato dell'arte, che è in listino Leica
sdegnosamente allo stesso prezzo dell'iper tecnologica M7, perfino la
gestione flash TTL è sembrata "di troppo" e rimossa.
A queste due fotocamere dedicheremo un articolo a parte, pensiamo lo
meritino.
ULTIMO CAPITOLO (DIGITALE) DI UNA STORIA GLORIOSA
Il digitale e la tecnologia avanzano, sembra che debbano spazzare via tutto
quello che di memorabile hanno fatto vedere, reflex SLR e telemetro in questi
anni. Poi nel 2004 il classico "miracolo", ad opera manco a dirlo
dei soliti giapponesi. In occasione della presentazione del Digital Module R
della Leica, dorso digitale per le reflex R8-R9, i responsabili della casa
tedesca affermarono l'impossibilità di digitalizzare le telemetro classe M.
Pochi mesi dopo, la clamorosa smentita ad opera della Cosina-Voigtlander, in
alleanza con la Epson. Partendo dalla base della validissima telemetro Bessa
R2, hanno sviluppato
un dorso digitale ad essa dedicato, con CCD da 6 Mpixel.

La Epson
R-D1, presentata nel
2004, è la prima telemetro digitale al mondo, sul corpo macchina ricavato
dalla Voigtlander R2, è stato montato un dorso digitale da 6 Mpixel, con
innesto Leica M e adattatore per ottiche a vite 39.
E' la Epson
R-D1, prima fotocamera al mondo digitale a telemetro,
un'affascinante ibrido di meccanica allo stato puro e controlli analogici
(quale è la R2) e tecnologia digitale, un gioiello per continuare a fare
Fotografia con la F maiuscola, con le immarcescibili ottiche a vite e
baionetta M, nel mondo digitale. Unico "neo" il raggelante prezzo
(solo corpo) di 4500 Euro. Il nostro amico Altair, grande esperto di medio
formato Rolleiflex e fotoamatore esperto, ha pubblicato sul Rollei Club
Italia, sito web di cui è webmaster, una prova della Epson R-D1. E' la
migliore risorsa internet sull'argomento, clic sul pulsante ALTAIR
PROVA LA EPSON R-D1 per accedere.
Stefano Fedele Roma 14/01/2005
Questo articolo è stato
possibile, grazie alla collaborazione di tre grandi esperti di foto
collezionismo: Altair, Massimo Bertacchi e Roberto Mirandola
(in ordine alfabetico, non certo di importanza). Ci hanno fornito immagini,
testi, schede tecniche e in futuro ci forniranno altro materiale, grazie a
tutti.
|