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Tazio
Secchiaroli, in
"assetto da combattimento", imbraccia la sua reflex, pronto a
pizzicare il divo di turno.

In una pausa di
lavorazione della Dolce Vita, Fellini
gioca a tennis e Tazio Secchiaroli è li, pronto a scattare...
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Caro vecchio zio, io non sono tuo nipote di sangue, ma mi onoro di considerarmi, tuo nipote di elezione, sono un "ragazzo" del '57 che da circa dieci anni, cerca di esprimere un proprio stile, quel qualcosa di magico che tu conosci bene, e che fa diventare la foto un racconto, un emozione.
Tutti coloro che non ti conoscono, insistono nel vecchio italico vizio di voler affibbiare, a chiunque e a qualunque cosa, un etichetta, una sorta di timbro di convalida, da portare a vita e nel tuo caso anche oltre la vita.
Tu Tazio e il tuo amico Federico (Fellini, per chi ha la memoria corta) probabilmente starete ridendo, di quel riso malinconico e beffardo insieme, che vi accomunava in vita. Avete sempre avuto questo dono in comune, di saper prendere la vita per il bavero, per poi riderle in faccia, con l'umanità di simpatiche canaglie, quali eravate, con il candore di eterni e dispettosi bambini, quali siete ancora, dovunque voi siate.
Non abbiamo saputo fare altro che inscatolare e catalogare, forse abbiamo tutti un pò paura del genio umano, quando si manifesta imprevedibile e caleidoscopico, voi per questo prima in vita e poi dopo la vita, siete stati definiti l'uno "Re dei paparazzi", l'altro il "Genio del cinema surreale".
Ma queste sono le solite targhette di "classificazione e identificazione", applicate alla meglio su un contenitore, il vostro modo di essere e la vostra arte, che esce prepotente nelle proiezioni e nei passaggi televisivi (sempre più rari per Federico...), dei suoi film. Anche per te Tazio l'oblio è sempre più incombente, la gente dimentica presto le sue emozioni, tante ce ne hai date con le tue fotografie. Questa lettera aperta a
te Tazio Secchiaroli, serve a far rivivere quelle emozioni, oltre che a darti un doveroso omaggio.
segue
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