Due realta' agli antipodi, il dramma dell'Africa povera, dilaniata da guerre e fame. L'opulenta Parma, con la sua cultura, la sua gioia di vivere, la stessa maestria di Salgado...  

Le immagini dei dannati della Sierra Pelada, fanno parte di uno dei tanti reportage sulla realta' brasiliana realizzato nel 1986, qui Salgado abbandona totalmente i giochi di luce e i contrasti tonali, che l'hanno reso famoso. Il cielo e' quasi assente, rimane solo lo sgomento, il senso cupo e claustrofobico della tragedia di questi forzati dell'oro in un magma di corpi, fango, fatica e pazzia collettiva.
Questo e' solo uno dei reportage dal Brasile, dove Salgado si e' battuto in favore dei Senza Terra dal 1980, impressionato dal degrado umano, civile e sociale di queste genti non appena arrivano nelle citta' in cerca di fortuna.
Le fotografie dalla Sierra Pelada, sono in definitiva una metafora della condizione, in tutto il Sud America, delle classi sociali piu' povere.

"Io non fotografo i miserabili. Fotografo persone che hanno meno risorse, meno beni materiali. Ho visto spesso la miseria in paesi ricchissimi. Per me miserabile e' quello che non fa piu' parte di una comunita', che e' isolato e che ha perso la speranza. Ho incontrato molta gente affamata. Non erano miserabili perche' appartenevano a una comunita', credevano in qualcosa. L'unico modo in cui le persone possono resistere, nella situazione difficile in cui si trovano, e' credere nella comunita'.Sebastiao Salgado

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Non poteva mancare nell'epopea dolente di Salgado l'Africa, da sempre il continente dei diseredati, sfruttato e poi "dimenticato" da noi europei, dilaniato da guerre, carestie, siccita' e lotte tribali, con milioni di profughi in cerca di sopravvivenza.
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Sopra tre documenti che sintetizzano con lancinante realismo alcune realta', tristemente frequenti in Africa: fame, profughi e muto dolore, il tutto sempre con mirabile maestria.
La vera forza di Salgado sono quindi i contenuti dei suoi reportage, perfezione formale, compositiva e quel suo stile inconfondibile fatto di luci e contrasti drammatizzanti, sono funzionali a questo e non fini a se stessi. Si e' meritato i piu' grandi riconoscimenti della comunita' internazionale, inoltre vari prestigiosi premi come: Eugene Smith Award for Humanitarian Photography nel 1982, Erna and Victor Hasselblad Award nel 1989, Grand Prix de la Ville de Paris nel 1991, l'Award Publication dell'International Center of Photography nel 1994 per il suo grande libro
Workers, un affresco sui lavoratori di tutto il mondo.
Noi di Fotografia & reflex al di la di premi e decorazioni varie, abbiamo visto nei volti e negli sguardi dei suoi soggetti un comune denominatore: la volonta' di continuare a lottare, a sognare e una grande dignita'.
In fondo la grandezza di Salgado e' questa, cogliere questo anelito di vita a ogni latitudine.
                         Stefano Fedele  Roma 27/7/2005


Sotto il link al sito ufficiale di Sebastiao Salgado

http://www.pdn-pix.com/legends/legends10

Queste sotto sono alcune delle immagini tratte dalla mostra Parma, Salgado organizzata dal Comune di Parma, e dalla Fondazione Monte di Parma in collaborazione con Contrasto, nell'ambito delle Celebrazioni Verdiane nel Giugno 2002. In quella occasione il grande regista Bernardo Bertolucci disse di Salgado: - Mi sono sempre domandato, davanti alle foto di Salgado, di che natura e' la luce che le avvolge. Ora che Salgado e' passato per Parma mi sembra di averlo intuito. E' la luce che emana dai visi, dai corpi, dalle cose, dai luoghi stessi che Salgado fotografa. Cosi' nel momento in cui lui percepisce qualcosa di molto vicino, a quel fenomeno scientifico e poetico che chiamano aura, anche gli umili parmigiani che ci mostra si trovano per un attimo, per sempre, al centro del mondo -.

Cliccate sotto sui pulsanti < e > per scorrere le immagini dal reportage di Salgado, esposto a Parma nel 2002, sulla stessa citta' emiliana

Reportage di Salgado a Parma nel 2002