Salgado considerato uno dei piu' grandi reporter attuali, nelle sue  fotografie tecnica, ricerca stilistica e impegno civile ai massimi livelli   

 

L'immagine sopra e' emblematica dello stile e delle tematiche tipiche di Sebastiao Salgado, ha un respiro quasi biblico, con il cielo e le nuvole trapassate dal sole, che fanno da tragico palcoscenico a un campo profughi in Africa. La sua fotografia e' un esercizio di reportage militante, in cui impegno sociale e civile, ricerca di perfezione tecnico-stilistica e la puntuale "firma" su ogni sua immagine (una sorta di imprinting inconfondibile), si fondono.
Salgado ha conquistato una fama planetaria di fotografo "umanista", una sorta di neorealismo globalizzato, in cui il suo enorme talento tecnico-creativo e' al servizio della realta' drammatica, tragica, straziante eppure misconosciuta di profughi, perseguitati, emarginati, poveri, lavoratori sfruttati e alla condizione umana dei deboli in generale.

L'immagine sopra e' tratta da Workers, il grande documento di Salgado sulla condizione dei lavoratori di tutto il mondo, questo e' uno dei suoi grandi temi.

Sebastiao nasce nel 1944 ad Aimores in Brasile, dopo la laurea in Scienze economiche e statistiche, un viaggio di lavoro in Africa segnera' il suo destino, con la decisione di fare del fotoreportage il suo lavoro e la sua ragione di vita.
Ma Salgado stesso sa che quella del fotoreporter, e' un'etichetta per lui alquanto ristretta, le sue fotografie sono documenti e denuncia di condizione umana, ma ineluttabile vi fa ingresso il suo talento, per ricerca stilistica, padronanza della luce, senso artistico e questo le eleva a vere opere d'ingegno, non solo fredda registrazione di fatti ed eventi.


Comincio' nel 1973 la sua grande avventura umana e professionale con un lavoro sulla siccita' nel Sahel, seguito da un altro sulla condizione degli immigrati in Europa. Grandi agenzie come Sygma, Gamma e la Magnum si avvalsero dei suoi servizi, ma nel '94 fondo' con sua moglie Leyla una sua agenzia, la Amazonas Images.
Salgado da fotografo rigoroso e talentuoso qual'e', fotografa esclusivamente in bianco e nero, con la precisa volonta' di non distogliere l'emozione dall'immagine in se, con il colore.
Le immagini che seguono, realizzate durante i numerosi viaggi in Sud America, nella loro perfezione formale e compositiva, raccontano la condizione contadina in
Equador, cliccate sulle piccole immagini per ingrandire alle dimensioni reali.

                      

 Gente di Chimborazo, 1982               Ricorrenza di San Vicente, 1982     

                        

   San Juan, Chimborazo 1979          Pelliccia contro il freddo, 1982

Le quattro fotografie sopra e quella qui a sinistra, ambientata in una fabbrica europea, ritraggono un' umanita' modesta, a volte povera, ma dignitosa.
Quelle che seguono invece sono un pugno scagliato contro le coscienze addormentate di noi tutti. In Brasile c'e' una immensa miniera aurifera a cielo aperto, migliaia di disperati ogni giorno vi lavorano in condizioni inumane, trasportando quintali di fango per assicurarsi la pura sopravvivenza e': L'INFERNO IN TERRA DELLA SIERRA PELADA (1986) clic sulle icone per ingrandire

                    

                        

                                                              segue 

Nella pagina che segue altre fotografie dagli splendidi reportage di Salgado, fra cui uno memorabile a Parma in Italia