VIA LABICANA    Acquedotto Alessandrino    N° 251

DEFINIZIONE/DATAZIONE: acquedotto; III-VI secolo d.C.

LOCALIZZAZIONE: viale dell’Acquedotto Alessandrino. In questo punto l’acquedotto scavalca la valle della Marranella correndo parallelo alla via Labicana, all’altezza del suo III miglio

DATI DI RINVENIMENTO: è sempre stato visibile

DESCRIZIONE

L’acquedotto Alessandrino presenta quattro fasi principali. La I è quella della sua costruzione attribuita tradizionalmente ad Alessandro Severo (226-338). I bolli laterizi rinvenuti nelle murature originarie sono tutti anepigrafi ed essendo la loro datazione possibile solamente in minima parte, il loro studio non consente di chiarire se sia pur sempre valido ritenere l’edificazione dell’acquedotto come voluta da Alessandro Severo o se debba essere preferita la recente ipotesi di Coates-Stephens secondo cui il monumento andrebbe, in realtà, identificato con l’Aqua Antoniniana eretta da Caracalla per rifornire le terme da lui edificate.

La II fase è databile con buona approssimazione agli inizi del IV sec. sulla base dei bolli rinvenuti nelle murature ad essa pertinenti. A parte due di prima metà del II sec. d. C., chiaramente di reimpiego (CIL XV 474; CIL XV 1229 a = CIL IX 6078), ne sono stati trovati quattro di datazione massenziana secondo la Steinby, costantiniana per il Bloch (CIL XV 1579 a-b, CIL XV 1580 a-b) mentre un altro pare essere sicuramente costantiniano (CIL XV 1557 b).

Si ripeterebbe così un fenomeno già notato in vari edifici restaurati, terminati o costruiti da Costantino, cioè una predominanza di bolli massenziani rispetto a quelli dell’imperatore in carica. Il restauro dell’Alessandrino, resosi necessario a circa un secolo dalla sua costruzione, potrebbe dunque essere, del tutto o in parte, opera di Costantino che possedeva delle proprietà nella zona attraversata da questo tratto dell’acquedotto come pare testimoniare, senza ombra di dubbio, il grande mausoleo di Tor Pignattara che si erge a poca distanza.

La III fase, caratterizzata da murature in opera listata, risale probabilmente al V-VI sec. ed è forse da ricollegare al periodo successivo all’assedio dei Goti del 537 durante il quale erano stati arrecati seri danni agli acquedotti che rifornivano Roma.

La IV fase è contraddistinta da restauri eseguiti sia opera quadrata, composta da grossi blocchi di tufo di reimpiego, sia in opera listata ed è solitamente attribuita alla fine dell’VIII sec. ed al pontificato di Adriano I.

I bolli laterizi, circa una ventina di esemplari tra epigrafici e anepigrafi, sono stati rinvenuti durante i lavori di restauro del tratto dell’acquedotto Alessandrino a Tor Pignattara. L’intervento, resosi necessario a causa del grave stato di abbandono del monumento, è stato promosso dal comune di Roma e si è svolto tra il giugno del 1997 e il mese di novembre del 1998.
________________________________________________________________

BIBLIOGRAFIA: AA. VV., Stamp on Bricks and Tiles from the Aurelian Wall at Rome, Supplement Papers of the American School at Rome, I, 1907, pp. 1-87 tavv. I-X; G. CARUSO, Aqua Alexandriana, in Il Trionfo dell’Acqua, Catalogo della Mostra, Roma, 1986, pp. 120-123. ID., in E. M. STEINBY (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, I, s. v. Aqua Alexandrina, p. 60. s., con bibliografia precedente, Roma 1993; R. COATES- STEPHENS, The Wall and Aqueducts of Rome in the early Middle Ages, in JRS, LXXXVIII 1998, pp. 166-178, in particolare pp. 174-17; E. M. STEINBY, (a cura di), Lateres Signati Ostienses, AIRF, VII, 1-2, Roma 1978-1980; EAD., L’industria laterizia di Roma nel tardo impero, in A. GIARDINA (a cura di), Società romana e impero tardoantico, III, Bari 1986, pp. 99-164; EAD, Indici complementari ai bolli doliari urbani, CIL XV,1, AIRF, 11, Roma 1987

AGGIORNAMENTI _ Sul web, v. ROMAN AQUEDUCTS Aqua Alexandrina ; altri materiali da CED Telespazio (in duaslauros.org)

Sommario

École française de Rome