Linda De' Nobili è una fotoamatrice, con la passione per i viaggi e per il reportage, ogni punto del Villaggio Globale è un terreno di ricerca...  

L'abbiamo conosciuta nel Forum del Nikon Club Italia-ANNCI, dove presentava con una punta di legittimo orgoglio, un suo racconto-reportage da Cuba, la grande isola caraibica, ormai sola contro il Gendarme Esportatore di Democrazia statunitense.
L'orgoglio nasceva dalla consapevolezza del valore, insito nel documento e dalla pubblicazione in un giornale gratuito milanese.
Ma ci abbiamo intravisto leggendolo, in versione internettiana, molto di più del solito patinato autocompiacimento documentaristico, di certi prodotti televisivi e fotografici, anche di buon livello tecnico, ma privi della molla che spinge Linda: la ricerca dei sentimenti e delle aspirazioni, di genti lontane che "vivono con niente eppure sorridono".
Non c'è snobistica rappresentazione di esotico, ne ipocrita carità pelosa nelle sue foto, solo ricerca di comprendere meglio paesi diversi, genti diverse e ammirazione per il sorriso, la fierezza, la dignità, la bellezza, la gioia di quei volti in lotta quotidiana.

"Ero nella stazione di Jaipur, quando l'ho vista, sola e un pò triste che chiedeva l'elemosina, ma così bella, così elegante nei suoi umili vestiti che avrei voluto rapirla e portarla a Roma con me, invece mi sono dovuta accontentare di un  semplice scatto".
Questo il commento di Linda al suo splendido ritratto di una bimba indiana (Nikon F90X, zoom 80/200 focale 80, f 4, dia Fuji 400.
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Le fotografie di Linda sono per noi rivelatrici di un'ansia di ricerca umanista, il suo è una sorta di neorealismo del Villaggio Globale, inteso come pianeta Terra, che i mezzi di comunicazione e la relativa facilità del viaggiare, hanno reso un' unico grande centro abitato. 
Le cosiddette "genti lontane", le raggiungiamo con le nuove tecnologie, ma ora loro, i "diversi", grazie a questi stessi mezzi di comunicazione, ci guardano e ci giudicano, imitano il nostro stile di vita.
Ma le identità culturali, il senso di appartenenza alle razze, alle religioni, alle Patrie restano, con la consapevolezza della propria dignità disattesa.
Linda con le sua fotografie rappresenta tutto questo, con in più il vago senso di colpa di noi "occidentali" e a livello personale una ricerca di se stessa, in questi occhi e volti lontani eppure vicini.

C'è tutta una vita intensa e una dolce fierezza, nel volto e negli occhi della donna cubana che fissa l'obiettivo. Clic sull'immagine per ingrandire

Di Trinidad, Linda ci ha inviato fotografie di vita domestica, quasi intimistiche. Per Cuba invece ha scelto un'ambientazione urbana, la splendida Habana, come la chiamano i suoi abitanti (L'Avana per noi), è come una decrepita madre, che mostra ancora i segni dell'antica bellezza.
Ma i protagonisti sono sempre loro,
donne alla Santeria (austere le anziane, sorridenti le giovani), suonatori di strada, scorci urbani deturpati da inferriate, necessarie a contrastare una micro criminalità dilagante.
Ma il sottile filo di Arianna è sempre la gente, che Linda vuole far conoscere a se stessa, con il contatto umano, ma finisce per rappresentare a tutti noi con il suo talentuoso occhio, surrogato dall'obiettivo fotografico, a fissare gli istanti.
Per accedere alle fotografie da Cuba e dall'Avana, clic sul pulsante sotto.

Ma la partecipazione umana di Linda, alle piccole grandi vicende di Cuba, non si è fermata al documento fotografico, già di per se potente strumento descrittivo. Ha scritto un articolo, poi pubblicato su un giornale gratuito a Milano, in cui vengono descritti le ansie, le speranze, le frustrazioni, le aspirazioni di un popolo che lascia spesso la sua terra, con la morte nel cuore, consapevole che nell'amata patria non c'è futuro.
Diventano i moderni emigranti, che Linda ed anche noi conosciamo di persona,  costretti a una diaspora dolorosa, conservando intatto l'orgoglio della propria cultura e delle proprie radici.
Per leggere l'articolo su Cuba di Linda De' Nobili, dove trovate anche le immagini più belle
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Una donna intenta al lavoro nella propria casa, il suo sguardo e quello della bambina sullo sfondo, convergono verso Linda che riprende la scena, dando un senso di intimità interrotta. Clic sull' immagine per ingrandire

I reportage classici di questi splendidi luoghi, nel bel mezzo dei Caraibi, indulgono sulle bellezze naturali e la gente è inserita come elemento descrittivo, di scene pittoresche o esotiche.
Linda invece di Trinidad, ci disegna scene domestiche e ritratti di persone inserite nella realtà quotidiana, per loro non facile.
Ma De' Nobili è anche un intransigente giudice del proprio corredo obiettivi, tanto da commentare:
"
queste prime 5 sono state fatte a Trinidad con la f100, pellicola Kodak 400 asa e un orribile obiettivo il Sigma 24/70 2,8...".
Segue una galleria fotografica su Trinidad, clic sul pulsante sotto per accedere.

Linda De' Nobili è una fotografa di valore, sia dal punto di vista strettamente tecnico, sia da quello formale, lo dimostrano le fotografie in questo articolo. Si è sottoposta di buon grado al fuoco di fila della nostre domande, per capire meglio il suo profilo di viaggiatrice del mondo, che con la fotocamera cerca di scoprire (e rivelare agli altri), gli abitanti del Villaggio Globale.

"Premetto che non sono una fotografa professionista ma una grande appassionata soprattutto di reportage, di cui conosco le regole, che però quasi mai riesco a rispettare, proprio perché le condizioni dei miei viaggi di solito non me lo permettono. Cerco però di riprendere sempre quello che secondo me, un po’ racconta la vita delle persone che incontro. Mi piace la gente, sono curiosa, mi interessa, quando è possibile, parlare con loro, sapere come vivono, cosa fanno, cosa sperano e cosa desiderano. Mi piacerebbe entrare nelle loro case, vivere un po’ con loro per capire veramente, dal di dentro appunto, la loro storia. Questo però di solito è impossibile e per tanti motivi, come il tempo a disposizione e il tipo di viaggio che riesco ad organizzare".
Come ti è venuta la voglia di fotografare?
"Tanti anni fa, appena finito il liceo, andai a lavorare per fare un po’ di soldini, in un negozio di sport il cui proprietario, appassionato di fotografia subacquea, mi mostrò tutte le sue foto, spiegandomi come e dove le aveva fatte. Rimasi affascinata e visto che aveva una Nikon F1 da vendere, decisi di comprarla e cominciai".
Con quale corredo hai proseguito?
"Nikon F2, Nikon F3, 35mm f2,8, 135mm f2,8. Attualmente uso Nikon F100 e D100 con 20mm f2,8 35mm f2, 85mm f1,8 24/70mm f2,8, 80/200mm f2,8 14mm Sigma f2,8".
Perché hai scelto il corredo attuale?
"Attualmente uso una F100 e una D100, sarà stato perché cominciavo a vederci male, o perché facevo foto diverse, o solo per provare cose nuove. Di recente ho acquistato anche una Leica che in questi giorni sto provando. Mi fa uno strano effetto…come essere tornata indietro di tanti anni…!!! Il digitale inizialmente non mi interessava molto…poi ho deciso di provare. Per me la sua bellezza sta nella possibilità di soddisfare nell’immediato, la curiosità di vedere ciò che si è ripreso. A volte, può anche aiutare a capire gli errori commessi per il semplice fatto che la camera registra tutto".
Quali generi fotografici preferisci?
"Il reportage prima di tutto, ma sono anche incuriosita da tutti gli altri generi. Se una fotografia è bella lo è al di là del genere. Guardando cosa e come gli altri fotografano, c’è sempre qualcosa da imparare".
Come ti è venuta l’idea del reportage-racconto su Cuba?
"Facendo un viaggio diverso dal solito, che mi ha permesso di vedere Cuba anche dal di dentro e non solo come turista. Sono partita da Roma, già sapendo dove sarei andata e con chi avrei parlato. Poi, cosa fondamentale, conoscevo una famiglia cubana".
Il digitale ha soppiantato la pellicola?
"Forse in generale sì, è più veloce e sicuramente più economico ma, per ora una stampa in bianco e nero, conserva ancora intatto tutto il suo fascino e non c’è digitale che tenga. Ovviamente è solo il mio parere".

Al di la della sua misura tecnico-fotografica e creativa, oggettivamente notevole, Linda De' Nobili ci ha svelato il nocciolo vero, del suo personale modo di viaggiare-fotografare, è tutto nella sua frase:
"Per me fotografare significa fermare visivamente e non solo nella memoria i luoghi, i volti delle persone che ho incontrato e le situazioni che ho  vissuto, la mia intenzione, però è anche quella di testimoniare altre realtà, di comunicare la diversità per renderla più familiare".
Quindi viaggiare per conoscere, comunicare per capire, fotografare per condividere.

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