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Il
Marocco, dal punto di vista della gente che è impegnata nelle piccole
grandi battaglie, per la quotidiana sopravvivenza, fra sogni, speranze,
fatiche, piccole grandi storie, al di fuori delle iconografie classiche,
di grandi monumenti e di esotici paesaggi sub
sahariani. Tutto questo viene rappresentato nel libro che vi
presentiamo, con testi di Silvio Marconi, ma il cui cuore pulsante e
narrativo sono le fotografie di Linda De' Nobili e Nicoletta
Diamanti. Il bianco/nero è il tipo di rappresentazione, non solo
fotografica, che più incide nella memoria e nelle sensazioni, di chi
fruisce e osserva. Non fanno eccezione le splendide fotografie di DIETRO
IL MAROCCO DELLA GENTE frutto
del viaggio reportage nel 2002 in Marocco, di Linda e Nicoletta (le
chiamiamo per nome, a causa dell'amicizia con loro). Una volta di più
la fotografia con questo libro, si è rivelata potente e immanipolabile
strumento di narrazione umana e culturale. Il tutto senza retoriche, con
la forza delle immagini a disegnare un paese e un popolo, che nella sua
storia ha fuso alle culture arabe e sub sahariane, quella
ispanico-andalusa.

L’idea di questo libro è
nata durante il nostro ultimo viaggio in Marocco che risale al 2002 e
nel corso del quale ci siamo incontrate, accomunate da una stessa
passione e interesse: fotografare per documentare la vita di quella
gente comune, dove per comune non s’intende “banale”, ma punto di
incontro del binomio identità culturale popolare e quotidianità.
In questo viaggio, più che in ogni altro, siamo state colpite dal fatto
che moltissimi non amavano mostrare il proprio volto alla fotocamera,
nemmeno dopo aver scambiato parole e opinioni con noi.
Da qui la scelta di trasformare ogni immagine scattata alle spalle in
una metafora, formale e sostanziale, volumetrica e di significato nel
tentativo di spingere a guardare oltre le apparenze e quindi al di là
del visibile. Dal nostro punto di vista, comunque seppur di spalle,
quelle immagini rappresentano sempre un omaggio a qualcosa che non è
finito o museificato, ma che agisce, si evolve, produce e si riproduce
come tutto ciò che è autenticamente umano e culturale, a qualcosa che,
in quanto figlio dell’azione individuale e collettiva di persone in
carne ed ossa, rappresenta anche un portato di diritti inalienabili, che
ci chiedono attenzione e rispetto, ovunque.
Da tutto questo è nata l’idea e lo spunto per il nostro libro
DIETRO IL MAROCCO DELLA
GENTE.
Fotografare la gente nei paesi musulmani non è stata, a differenza di
altri paesi, un’esperienza facile, soprattutto se il nostro interesse si
volgeva a riprendere soggetti femminili. In genere noi amiamo
avvicinarci e parlare con la gente, ci sediamo nelle loro botteghe,
beviamo il thè che ci offrono, ci informiamo su cosa fanno , come vivono
e cosa pensano e solo alla fine chiediamo se possiamo fare qualche
scatto. In genere, in questi casi le riposte sono sempre positive.
 Di Nicoletta Diamanti
Proprio in Marocco, in un paesino isolato, siamo state fermate da un
giovanissimo tuareg, che ci chiedeva aiuto per scrivere una lettera ad
un amico italiano. Ci siamo fermate ad aiutarlo e per restituirci il
favore, ci ha invitato a cenare con lui. Eravamo in una specie di
magazzino, quasi in mezzo al nulla, pieno di tappeti variopinti e
cofanetti di gioielli berberi e tuareg. Siamo rimaste lì per ore
affascinate dai suoi racconti sulla vita nomade dei tuareg. Youssef,
infatti veniva dalla Mauritania per vendere la sua mercanzia e riportare
indietro cibo e acqua. E così dopo tanto parlare e ascoltare, in mezzo a
tappeti e stoffe dai colori sgargianti sedute per terra abbiamo
consumato l’ottima cena, rigorosamente alla loro maniera, con le mani.
Le cose, per tanti motivi, non vanno sempre in questo modo.
Ci sono situazioni in cui siamo costrette, altre in cui decidiamo
espressamente, di rubare le nostre immagini, nel tentativo di rendere
esattamente ciò che noi stesse abbiamo visto, percepito, colto.

Un uomo cammina lungo un ruscello. E'
stato ripreso durante una sosta del tragitto, verso il deserto nella
valle del Draa. Di Nicoletta Diamanti CLIC SULL'ICONA PER INGRANDIRE
Il soggetto quando sa di essere ripreso spesso cambia espressione, come
si dice, ”si mette in posa” e così tutto il senso che si era colto in una
determinata situazione, potrebbe svanire nel nulla e la foto che avevi in
mente diventa un’altra cosa.
Il reportage, inteso come documentazione della realtà, così come ognuno
la vede, quindi non documentazione oggettiva, ma rappresentazione di
quanto colpisce ogni singolo soggetto che riprende, ha determinate
regole che noi, fotografe non di professione, per ovvi motivi di tempi e
di costi, non riusciamo a seguire alla lettera.
Il reportage di pace, come potremmo definire il nostro, che tenta di
documentare la vita attraverso immagini colte nelle strade dove di fatto
la gente lavora, vive , gioca , discute e purtroppo un po’ troppo spesso
muore, presupporrebbe la permanenza del fotografo in quei luoghi, per un
periodo di tempo tale da diventare così familiare, da risultare
invisibile.
Ovviamente ci sono anche altre strade, dipende da cosa si vuole
documentare. Molto importanti sono i contatti con le autorità locali, o
con le autorità straniere che operano sul territorio, come nel caso di un
nostro viaggio in Libano, in cui tramite una ONG italiana, abbiamo avuto
l’opportunità di visitare e fotografare le condizioni dei campi profughi
palestinesi.
Per quanto riguarda le attrezzature fotografiche, nel nostro viaggio in
Marocco avevamo entrambe due corpi macchina, 2 F90X, una F4 e una F100;
come obiettivi il nostro corredo era composto dal 70/200 f2,8 Sigma per
Nikon, l’80/200 f2,8 nikon, 35mm f/2, 20mm f/2,8. Linda De' Nobili e Nicoletta Diamanti
 di Linda
De' Nobili e Nicoletta Diamanti testi di Silvio Marconi Edizioni
ENNEPILIBRI Nel sito dell'editore: http://www.ennepilibri.it/ clic
su CONTATTACI per info su punti vendita Prezzo di copertina 19,50 €
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Nella zona bordata in rosso il percorso di
Linda e Nicoletta nel loro reportage del 2002, partendo da Marrakech varie località verso Sud: Taroudannt, Freija e Tioute, Taliouine, Quarzazate. Sulla costa atlantica Essaouira e poi verso la valle del Dra, in direzione del deserto. 
Mercato di generi alimentari assolutamente
non turistico di Marrakesh, una delle città più importanti e di
richiamo anche storico culturale. Di Nicoletta Diamanti
CLIC SULL'ICONA PER INGRANDIRE

Tre uomini a Marrakech nella famosa e
bellissima piazza Djemaa El Fna. Singolare vederli seduti all'ombra di
cassette di Coca cola, quanto di più occidentale e globalizzante possa
esistere... di Linda De' Nobili CLIC SULL'ICONA PER INGRANDIRE

Lo scopo è di presentare un Marocco
diverso da quello turistico, da depliant di agenzia o da cartolina,
quindi senza i grandi monumenti e gli affascinanti paesaggi, né i nomi
più celebri della sua letteratura e della sua Storia, ma fatto di
elementi che caratterizzano la vita quotidiana di quella “gente comune”
che, oggi come ieri, è la produttrice di realtà, storia, monumenti,
tradizioni, innovazioni, attraverso fatica e gesti, simboli e memoria,
sconfitte e successi, angosce e speranze.
Quella Gente, che è diretta erede, biologicamente, etnicamente e più
ancora culturalmente, di altra “gente comune” che è stata, nei millenni,
la costruttrice della Storia del Marocco, dei suoi capolavori letterari
ed artistici, dei suoi saperi e delle sue tradizioni e dei suoi stessi
monumenti, oggi tanto apprezzati dai turisti e dagli studiosi. Perché,
parafrasando Bertold Brecht, davanti al minareto della Khoutoubia o alle
tombe sceriffiane, ai bastioni di Essaouira o ai castelli in terra cruda
del Tafilalet, è più che mai necessario chiedersi, non tanto e non solo
in quale secolo e sotto quale sovrano, tali splendide opere siano state
costruite, ma chi, muratore, carpentiere, imbianchino, tessitrice,
artista, acquaiolo, manovale, maestro costruttore, cestaia, ebanista,
contadina, mercante abbia in vario modo permesso che tali realizzazioni
diventassero realtà.
Ed è per questo che le nostre fotografie riprendono essenzialmente
proprio la gente, nel tentativo di stimolare una maggiore attenzione,
proprio verso quella Gente che attraverso mille elementi identitari e
culturali, mischiati al proprio agire quotidiano, al far fronte giorno
per giorno alle difficoltà della vita, esprime significati complessi e
ricchi, simbologie di grande rilevanza storica, sociale, antropologica.

L'uomo con il sacco, è stato ripreso in uno dei suk di Taroudannt, più
piccoli di quelli delle grandi città ma sicuramente più autentici. Di
Linda De' Nobili
CLIC SULL'ICONA PER INGRANDIRE
Fotografiamo ciò che vediamo e ciò che più di ogni altra cosa ci spinge
a riflettere nel tentativo di stimolare anche negli altri una maggiore
attenzione verso culture solo apparentemente lontane. E così le nostre
foto, attraverso elementi solo apparentemente molto semplici come
semplici possono sembrare i gesti di tutti i giorni, i gesti quotidiani,
cercano di farlo attraverso un abito rigato, la pittura su un carretto,
la preparazione di un cibo, un copricapo, una lezione di medicina
popolare per strada, la perpetuazione dell’uso socializzante di una
piazza, un vestito tradizionale col suo cappuccio, un rifiuto di offrire
il proprio viso alla fotocamera, una passeggiata di gruppo, un velo, un
asino, che non sono schegge di tradizione museificata o folklorizzata ad
uso degli stranieri, ma elementi vivi ed attivi di un oggi, che affonda
le sue radici in una realtà identitaria e storica complessa ed
articolata
Il nostro, in fondo, vuole essere anche un omaggio sincero a quella
“gente comune” del Marocco, al suo star dietro a realtà ben più note ed
ammirate, oggi come nel passato, a ciò che essa è ed esprime e che
troppo spesso noi copriamo, con paraventi di banalizzazione folcloristica
ed immagini stereotipate di attrazioni esotiche.
Un omaggio ai vivi ed ai morti, nelle forme adeguate, rispettose anche
del non voler sempre e comunque mostrare il proprio volto, o capaci di
trasformare un’immagine scattata per propria scelta, alle spalle di una o
più figure umane in una metafora, formale e sostanziale, volumetrica e
di significato. Linda De' Nobili e Nicoletta Diamanti
Al di la del valore di Linda De' Nobili e
Nicoletta Diamanti, che da un punto di vista fotografico è
notevolissimo, per la difficoltà nel riprendere persone di fede
musulmana e per l'impatto del bianco nero, che presuppone esperienza e
talento, facciamo a loro un sincero augurio, che questo sia solo
l'inizio di un percorso pieno di altri lavori a così alto livello,
culturale oltre che di reportage.
Stefano Fedele Roma 25/11/05
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