La Zeiss Ikon è tornata, è una telemetro con innesto ottiche M, la mettiamo a confronto con la Leica MP, teutonicamente meccanica...  

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Lo slogan della Zeiss recita: ZEISS IKON IS BACK!
E' il legittimo orgoglio di una casa e di uno storico nome, che hanno scritto pagine indimenticabili di storia della fotografia. I detrattori dell'operazione di "ritorno al futuro" che rappresenta questa telemetro, rinfacciano l'origine giapponese del progetto, frutto di una partnership con Cosina-Voigtlander e che la Bessa è madre della nuova
Zeiss Ikon, ma per noi rimane intatto l'interesse, verso la prima seria rivale del monopolio Leica, nell'elite delle fotocamere "state of the art".
Parliamo di monopolio, perchè la Voigtlander Bessa ha il grande merito, di aver reso le fotocamere a telemetro, accessibili a tutti e non solo a un'elite di danarosi collezionisti e con ottiche di valore assoluto, ma sul piano del blasone solo un nome come Zeiss può rivaleggiare con Leica.
La missione apparentemente impossibile della nuova Zeiss Ikon, è proprio questa e quindi abbiamo pensato a un confronto con la più integralista delle Leica, la meccanica MP.

Questa è la nuova Zeiss Ikon, telemetro 35mm con innesto obiettivi M (lo stesso delle Leica a telemetro), otturatore elettronico a tendine verticali sul piano focale, manuale e automatica a priorità diaframmi, utilizza obiettivi Zeiss con varie focali, da super grandangolari a tele, appositamente creati per questa fotocamera, in questo caso è un Biogon T 25ZM f2,8. CLIC SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE

La Zeiss fin dagli anni '30, fu rivale della Leica e il marchio Ikon (dal greco immagine), riunì varie fabbriche di foto ottica tedesche dell'epoca, creando anche col nome Contax (recentemente scomparso), fotocamere e obiettivi di qualità e fama ancora oggi leggendari. Negli anni '70 la Zeiss si rese conto dell'impossibilità di contrastare i giapponesi, abbandonando la produzione di fotocamere, per dedicarsi agli obiettivi e all'ottica in generale.
Ora torna la Zeiss e ironia della sorte, con un progetto che prende le mosse dalla giapponese Cosina, con la sua telemetro Bessa, che dagli anni '90 con marchio Voigtlander, in varie versioni dalla L, alla R, T, R2, fino alle attuali R2A ed R3A, ha dato filo da torcere alle mitiche Leica serie M.

Questa l'ultima versione della Voigtlander Bessa, è la R3A prodotta con questo marchio (di germanica memoria), dalla giapponese Cosina, le prestazioni e la baionetta M ovviamente sono identici alla Ikon, è la prima telemetro a innesto M con mirino a ingrandimento 1:1. Da questa fotocamera, su specifiche Zeiss, Cosina ha ricavato la Zeiss Ikon.
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La Zeiss Ikon è una compatta e leggera fotocamera a telemetro, utilizza pellicola 35mm, ha un mirino con ingrandimento 0,74, cornicette di riferimento automatiche per obiettivi 28, 35, 50, 80mm, che possono anche essere selezionate manualmente, sulle cornicette c'è anche la correzione automatica della parallasse. L'oculare è provvisto di correzione diottrica, la base telemetrica è di 75mm. Nel mirino sono visibili sulla sinistra, dei LED per il controllo della velocità di otturazione e dell'esposizione.
L'otturatore è elettronico a tendine verticali, velocità da 1 a 1/2000 sec in manuale, da 8 a 1/2000 sec in automatico a priorità diaframmi più posa B, sincro flash 1/125 sec.
L'esposizione calcolata dalla cellula al silicio in TTL, è media con prevalenza centrale su gamma EV 0-19, con sensibilità pellicole ISO 25–3200, in modo manuale e automatico a priorità diaframma.

L'estetica della Zeiss Ikon è equilibrata e tradizionale, ricorda molto da vicino le Leica M, il corpo macchina è in lega metallica satinata, con impugnature in gomma antiscivolo e struttura interna in alluminio. Il selettore dei tempi, la leva di carica e il pulsante di scatto sono sulla calotta a portata di pollice e indice destro.

L'impiego di leghe e alluminio per la struttura della fotocamera, limitano il peso a 500g obiettivi esclusi, l'estrema semplicità e razionalità dei comandi, raggruppati sulla calotta, rende piacevole e intuitivo l'uso. La Zeiss Ikon è stata progettata e costruita, per un pubblico ben presiso, gli appassionati della fotografia tradizionale e allo stato puro, numerosi in Europa, Asia e America.
Si dice che la vera macchina fotografica siano gli obiettivi, la Zeiss è famosa da sempre per la l'eccellenza ottica e meccanica dei suoi sistemi ottici, per la Ikon è stata creata una completa linea di obiettivi, con innesto a baionetta M.

Per questa fotocamera, sono previsti sette obiettivi della serie ZM di focale da 15 a 85mm, tre grandangolari della serie Biogon e il 50mm Planar T sono già disponibili, i supergrandangolari da 15, 21mm e il tele da 85mm, lo saranno nel 2005. La finitura cromata o in alternativa nera, per tutti questi obiettivi, lascia intuire che presto la Ikon sarà disponibile anche in livrea nera.

Il grandangolare Biogon T ZM 28mm f2,8 è fra gli obiettivi già disponibili per la Zeiss Ikon, con costruzione ottica di 8 elementi in 6 gruppi, ha apertura minima f22, il barilotto in metallo e la finitura accurata, sono proprio un bel vedere. E' già diponibile per ogni obiettivo ZM la versione nera.

La linea obiettivi ZM per Ikon sarà composta da:
15mm f2,8 Distagon T (dalla primavera 2005)
21mm f2,8 Biogon T (dalla primavera 2005)
25mm f2,8
Biogon T, 28mm f2,8 Biogon T,
35mm f2,8 Biogon T, 50mm f2 Planar T,
85mm f2 Sonnar T
(dalla primavera 2005)

Il prezzo della Zeiss Ikon, è a metà strada fra quello "esoterico" delle Leica serie M e quello "popolare" delle cugine Bessa, si parla di circa 1600 Euro, obiettivo escluso, sempre abbastanza elevato, ma giustificato dalla qualità del sistema.
Hirofumi Kobayashi, presidente della Cosina e promotore del progetto Ikon, insieme all'omologo tedesco Scherle, è un grande appassionato di fotocamere storiche europee. Non a caso ha creato le Bessa con marchio Voigtlander e poi ha dato vita al progetto Zeiss Ikon.
Evidentemente a ogni latitudine, la fotografia "tradizionale" con fotocamere telemetro a pellicola, ancora ha tanti estimatori, vivaddio...e ai puristi che dovessero inorridire per una Zeiss prodotta in Giappone, diciamo che la Rollei RF35 è un'altra telemetro figlia della prolifica Bessa.

L'immagine sotto fa vedere le fotocamere attualmente prodotte dalla Cosina, che hanno origine dal comune ceppo Voigtlander Bessa L, la prima Bessa, la Bessa in figura è la R3A, l'ultima della serie, le sue cugine attuali sono la Rollei RF35, la Epson R-D1 (prima digitale a telemetro, sul mercato dal 2004), infine la Zeiss Ikon.

Potete vedere l'evoluzione delle Voigtlander Bessa fino alla R2, i loro eccellenti obiettivi a vite e a baionetta M, cliccando sul pulsante sotto.

Un altro contenuto sul web, importante per vedere l'evoluzione delle Bessa è Innovative Cameras di Massimo Bertacchi, clic sul pulsante sotto.



       

Anche la Leica a un certo punto della sua quasi ottuagenaria storia, ha dovuto fare i conti con l'incalzare della concorrenza giapponese, ci fu il tentativo di Kyocera, che negli anni '80 con le Contax G1-G2 propose delle "quasi telemetro" con autofocus, che ebbero un discreto successo, soprattutto grazie a una linea di eccellenti obiettivi. Poi negli anni '90 Cosina-Voigtlander con le Bessa, attaccò frontalmente l'elitario mercato delle telemetro, addirittura adottando la baionetta M Leica, con la R2.
La casa tedesca si difese con la Leica M7, rinnegando in parte la filosofia della meccanica e dell'esposizione manuale, con l'introduzione dell'otturatore elettronico e dell'automatismo a priorità del diaframma, completando l'opera con il controllo TTL flash. Molti leicisti hanno accolto con favore la M7, Berengo Gardin (fotografo italiano di fama internazionale), disse di agognare da tempo una Leica automatica.
Altri, in rappresentanza dello zoccolo duro di puristi della tradizione Leica, considerarono la M7 una sorta di "giapponesizzazione" delle famose telemetro di Solms. Di qui la decisione della Leica per un ritorno alle origini, con la clamorosa presentazione nel 2003 della
Leica MP, un trionfo di teutonica meccanica di precisione, un revival in chiave moderna della leggendaria M3. 

La Leica MP, rappresenta un ritorno alle origini delle telemetro meccaniche e manuali tedesche, le sue caratteristiche ricalcano la gloriosa e indimenticata M3, perfino il manettino di riavvolgimento pellicola è tornato a essere uno scomodo (ma snob) rocchetto zigrinato, unica concessione agli "aggeggi elettronici", l'esposimetro a led nel mirino, tutto il resto è teutonica e pura meccanica.
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La Leica MP è quanto di più Leica ci si possa attendere da una fotocamera, è un oggetto dall'austera bellezza, dove ogni particolare, estetico, funzionale, di forma in se stessa è realizzato per il massimo della praticità, funzionalità e affidabilità nel tempo. I progettisti della casa tedesca affermano, che "ogni semplificazione meccanica deve sempre essere ritenuta vantaggiosa", da questa filosofia è nata la MP, che è praticamente una M6 a cui è stato "rifatto il vestito". L'esposimetro, è una cellula al silicio, puntata su una zona di colore bianco sulla seconda tendina.
La MP ha un'altra caratteristica importante, rispetto alle precedenti telemetro Leica, il telemetro in passato fra gli elementi ottici, ne aveva alcuni in metacrilato, che col tempo potevano parzialmente opacizzarsi, ora questi elementi sono in vetro ottico di alta qualità, che negli anni manterranno le capacità ottiche.

La MP in versione nera ha il fascino dell'assoluta purezza di linee e forme, questa ha mirino con ingrandimento 0,72

Nell'immagine sopra la MP in colorazione nera, è la variante con mirino a ingrandimento 0,72X, adatto agli obiettivi normali 50mm, ma si può scegliere fra altre due versioni con ingrandimento 0,58X (per grandangolari) e 0,85 (per tele). In pratica i mirini nei tre ingrandimenti disponibili, rispondono alle preferenze in fatto di obiettivi del fotografo, pur essendo sempre disponibili le cornicette di controllo inquadratura e parallasse, per obiettivi 28, 35, 50mm. In ogni caso rimane la precisione assoluta del telemetro Leica, grazie alla classica doppia immagine da sovrapporre, che permette focheggiature perfette e comode.

Come optional sulla MP è disponibile questo manettino per il riavvolgimento pellicola, al posto del rocchetto.

All'insegna del ritorno alla tradizione è anche l'otturatore, interamente meccanico, si arma con la breve corsa della leva di carica, anch'essa metallica, alla cui base c'è il pulsante di scatto, le tendine sono in tessuto gommato a scorrimento orizzontale. E' una soluzione apparentemente anacronistica, con tempi da 1 a 1/1000 sec più posa B, con sincro flash a 1/50, che è oggettivamente lento, ma i vantaggi sono:
-indipendenza dalle batterie
-silenziosità a livelli inimmaginabili
-vibrazioni allo scatto ridottissime
-risposta del pulsante di scatto immediata
-affidabilità assoluta nel tempo
potete mettere in un cassetto questa fotocamera per anni, quando la riprenderete state pur certi che sarà pronta a scattare, senza nessun problema. Lo svantaggio è che con un sincro flash così lento, è facile avere l'effetto fantasma, con doppia immagine, nelle riprese in interni con lampeggiatore, per la sovrapposizione della luce flash con quella ambientale, ma questa fotocamera è costruita per altri ambiti, in esterno e per una fotografia ragionata. 

La Leica MP vista dal lato sinistro, con l'obiettivo Summicron 50 f2, è uno dei tanti eccellenti disponibili.

Le sensibilità pellicola, da impostare manualmente, non esiste codice DX, vanno da 6 a 6400 ISO. L'esposimetro, mutuato dalla M6, è una cellula al silicio che consente misurazioni molto precise, è anche molto sensibile con campo di lettura da -2 a 20 EV, effettua una rilevazione semi-spot sul 13% del campo inquadrato, con prevalenza della zona centrale. L'esposimetro gestisce tre diodi luminosi nel mirino, quello centrale quando acceso segnala la corretta esposizione, con scarti di 1/3 di EV, veramente ridotti, a garanzia di esposizioni corrette. E' l'unica fonte di assorbimento per le due pile a pastiglia da 3V, tutto il resto non ha bisogno di alimentazione elettrica.
Perfino il motore di trascinamento pellicola (opzionale) Leicavit M è meccanico, si carica a molla con una leva sul fondello, volendo comunque è disponibile anche il Leica Motor M, un più ortodosso motore trascinamento elettrico.
La struttura della MP è in pressofusione di lega d'alluminio, con fondello e calotta in ottone, il peso escluso l'obiettivo è di ben 611g, un pò elevato ma la sostanza si sente anche così.

Tre dei tanti obiettivi Leica di tipo M, il primo da sinistra è il Summicron-M 28mm f2.8, adatto per reportage, paesaggi e fotografia d'architettura. Il secondo al centro è il Summilux-M Aspherical 35mm f1.4, è molto luminoso con eccellente resa ottica a tutte le aperture diaframma. Il terzo a destra è un sogno proibito di molti, è il trifocale Tri-Elmar-M Aspherical f4, con tre focali selezionabili: 28-35-50. In pratica un intero corredo in un solo obiettivo, meno luminoso delle ottiche fisse ma comunque eccellente.

Questi obiettivi, sono identici per la Leica MP e per la M7, di seguito gli altri disponibili, con focali da 21 a 135mm e con rifiniture cromo o nera:
Elmarit Aspherical 21mm f2,8
Elmarit Aspherical 24mm f2,8
Summicron Aspherical 35mm f2,0
Noctilux 50mm f1,0 (solo finitura nera)
Summilux 50mm f1,4
Summicron 50mm f2,0

Elmar 50mm f2,8 (rientrante)
Summilux 75mm f1,4 (solo finitura nera)
Apo Summicron Aspherical 90mm f2,0
Elmarit 90mm f2,8
Elmar Macro 90mm f4 (1:6,7 con anello 1:3)
Apo Telyt 135mm f3,4
Con innesto a vite 39 sono disponibili:
Summicron Aspherical 35mm f2,0
Summilux 50mm f1,4
Summicron 50mm f2,0

I prezzi della Leica MP (identico a quello della M7) di 3100 Euro e degli obiettivi, da un minimo di 720 a un massimo di 2630 Euro, fanno di queste fotocamere e dei relativi corredi, oggetti di esclusivo collezionismo o comunque per appassionati danarosi. La tradizione, il blasone e la meccanica Leica da sempre si pagano care e con piacere, per chi se lo può permettere.
La Zeiss Ikon con i suoi 1600 Euro è a meta strada, fra Voigtlander e Leica, come è giusto che sia, non solo per il nome che porta. 
Zeiss Ikon e Leica MP, sono profondamente diverse, giapponese nell'anima e tedesca nello spirito la prima. Spendido anacronismo per i cultori del motto Leica, "uno strumento fotografico per la vita", la seconda.
In comune la gioia di fare fotografia allo stato puro e dell'arte, grazie alla maison di Solms e all'intraprendenza di Mr. Kobayashi della Cosina.