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Dalla
Moon camera all'H1
Fu il
più grande evento mediatico, scientifico e storico del secolo, non
temiamo di cadere nella retorica dicendo questo. Con un senso di grande
emozione e la consapevolezza di vivere la storia in diretta, vi
partecipammo quel lontano 20 Luglio 1969, incollati al televisore in
attesa dell'annuncio, e arrivò quasi inatteso, fra le banali chiacchiere
di uno studio televisivo. Sentimmo il mitico Ruggero Orlando
(corrispondente RAI a New York) urlare "Touch Down!...Touch
Down!..." e il salottiero Tito Stagno fare eco "Ha toccato!...Ha
toccato!...", la missione americana Apollo 11 aveva portato il suo
carico di uomini e di gloria, sul suolo della Luna e il modulo Eagle aveva
posato le sue zampe metalliche sul Mare della Tranquillità.
Ricordiamo con un pizzico di nostalgia, le roboanti e un pò ingenue
parole dell'astronauta Neil Armstrong, il primo a posare piede sulla Luna:
"E' un piccolo passo di un uomo, è un enorme passo
dell'Umanità...", eravamo tutti convinti che la scienza e lo spazio
infinito, avrebbero risolto ogni problema.
Seguirono giorni di incredibili immagini, in cui uomini avvolti in tute
fantascientifiche, danzavano sulla polverosa distesa, con in mano una
sorta di "pistola lunare", chi scrive all'epoca aveva 12 anni e
immaginava si trattasse di un'arma spaziale, magari per difendersi da
eventuali attacchi marziani...
Sono passati ben 35 anni da quegli esaltanti momenti, tanti ricorreranno
il 20 Luglio 2004 e vi raccontiamo l'epopea industriale di Victor
Hasselblad, geniale e intraprendente imprenditore svedese, che diede vita
alla mitica factory omonima, da cui uscirono le prime rivoluzionarie medio
formato 6X6 mono obiettivo e quella sorta di "arma spaziale", la
HDC (Hasselblad Data Camera) soprannominata "Moon camera", la
prima e unica fotocamera che sia andata sulla Luna.

Edwin
"Buzz" Aldrin, l'astronauta che con Armstrong scese sulla Luna
nel Luglio 1969, ripreso con la HDC, la Moon camera era un' Hasselblad
modificata, fu ricavata dalla 500 EL, una versione con motore trasporto
pellicola della mitica 500 C, la capostipite di tutte le medio formato a
obiettivo intercambiabili anche attuali. Questa immagine è in assoluto la
più famosa di tutte le missioni Apollo sulla Luna, fu scattata dal
"reporter" Armstrong che è riflesso sul casco del collega.
Risale
ai primi anni sessanta, l'adozione da parte della NASA (l'agenzia spaziale
americana) delle fotocamere Hasselblad per le missioni spaziali e tutt'ora
ogni missione include le medio formato svedesi, fra l'equipaggiamento di
bordo.
Negli anni precedenti alle missioni Apollo, un intero reparto della
Hasselblad fu dedicato alla Moon camera HDC, secondo le severe specifiche
della NASA, alla 500 EL furono eliminati il pozzetto di mira, lo specchio
di visione fu rimpiazzato con una piastra opaca, fu eliminato l'otturatore
secondario e "tropicalizzata" la struttura esterna, a prova di
polvere e radiazioni solari. Nel 1968 fu completata la progettazione della
Moon camera, i lubrificanti tradizionali furono banditi per il rischio di
condensazione, al loro posto il teflon per le parti in attrito.
L'obiettivo fu appositamente progettato dalla Zeiss, era un grandangolare
60 mm con massima apertura del diaframma f 5.6, la distorsione radiale e
tangenziale erano ridotte al minimo. Anche la Kodak fu chiamata in causa,
con una nuova emulsione su pellicola 70 mm che fu caricata nei magazzini,
unica parte rimovibile della fotocamera, con un autonomia di circa 200
scatti per rullo.

La HDC
Hasselblad Data Camera
detta Moon camera,
a vederla denuncia chiaramente la sua parentela con la storica 500 CM, da
cui derivava la 500 EL, la Hasselblad che fu modificata per le missioni
Apollo.
Con la Moon camera Armstrong, che era incaricato di riprendere qualunque
soggetto o scena interessante, utilizzò tre magazzini con ciascuno dei
quali scattò circa 150 fotogrammi, intanto il collega Michel Collins
"confinato" sulla navicella Columbia e in orbita intorno alla
Luna, scattava spettacolari immagini della superficie lunare, sempre con
due Hasselblad HDC. Il puntamento sul soggetto era "ad occhio",
non essendo disponibile un pozzetto o un mirino, la fotocamera veniva
semplicemente puntata verso la scena da riprendere.
Come tanta altra parte dell'equipaggiamento la Moon camera, quando 22 ore
dopo l'allunaggio il modulo Eagle lasciò la Luna, fu abbandonata. Dal
1969 al 1972 si calcola che 13 fotocamere HDC sono state lasciate sulla
Luna e la Hasselblad con sana ironia dice: "chiunque voglia un'
Hasselblad gratis può prenderla, basta andare sulla Luna, nel Mare della
Tranquillità". Attualmente le Hasselblad per le missioni spaziali
sullo Shuttle sono le 205 AB, ricavate dalle "terrestri" 205 TCC.
Chi di voi volesse rivivere per immagini, o conoscere per i più giovani,
quegli esaltanti momenti, può farlo cliccando sul pulsante sotto HASSELBLAD
SULLA LUNA.
Victor Hasselblad, il creatore

Victor Hasselblad con la moglie Erna nel 1973
Victor
Hasselblad, nato nel 1906 in una famiglia svedese di commercianti e
rapppresentatnti della Eastman Kodak, fin dalla giovinezza fu attratto
dalla fotografia. Prima di lavorare all'impresa di famiglia, fece periodi
di apprendistato alla Kodak Pathé a Parigi , alla Zeiss in Germania e
alla Eastman Kodak negli USA.
Durante la Seconda Guerra mondiale, in seguito all'invasione nazista della
Norvegia, vi furono attacchi dell'aviazione tedesca alla neutrale Svezia e
alcuni aerei della Luftwaffe furono abbattuti. Da uno di questi aerei nel
1940 le forze armate svedesi, prelevarono una fotocamera per ricognizione
aerea e vollero usarla come base di partenza per l'aviazione militare. Fu
contattato anche Victor Hasselblad, per industrializzare
l'apparecchiatura, gli fu chiesto di produrre una fotocamera uguale, la
risposta fu emblematica del personaggio, un creativo dotato di tenacia e
intraprendenza: "no, non posso produrne una uguale , ma ne posso fare
una migliore", gli fu affidato l’incarico ed allo scopo fondò la
società Ross AB. Il risultato fu la produzione della Ross HK7, l’obiettivo
era uno Schneider Xenon f2 di 12,5 cm di lunghezza focale, il formato era
7X9 cm su pellicola da da 80 mm. La Ross HK7 aveva ottiche intercambiabili
, poteva usare anche uno Zeiss 13,5 cm , uno Schneider 24cm f4,5 ed un
Meyer25cm f5,5.

La Ross
HK7 fu la
fotocamera medio formato per l'aviazione svedese, prodotta da Victor
Hasselblad negli anni 40, era un' Hasselblad ante litteram, con obiettivi
intercambiabili usava negativi 7x9 cm su pellicola da 80 mm.
Le commesse nel periodo 1941-1948, posero le basi per la sognata
realizzazione di fotocamere civili, Victor Hasselblad creò un gruppo di
operai e tecnici, specializzati in meccanica di precisione, molti suoi
collaboratori erano anche abili strumentisti ed orologiai. Era ormai un
esperto delle caratteristiche tecniche e concettuali, delle medio formato
dalla fine degli anni 30 alla fine della II Guerra Mondiale, aveva un'
esatta visione dei prodotti dell’ industria fotografica e dei vantaggi o
dei difetti dei prodotti in commercio. Fotocamere come le Graflex e
Rolleiflex, di cui era un utilizzatore, influenzarono l'impostazione
generale e il sistema di mira delle future Hasselblad.
La Ross AB di Victor Hasselblad, iniziò la sua attività con la Rossex,
la costruzione dei primi prototipi avvenne dal 1945 al 1948. Fu l'antenata
di un concetto geniale e vincente, valido ancora oggi sia per il medio
formato che per le reflex 35mm, era la prima macchina di tipo modulare con
corpo centrale, al quale potevano essere accoppiati numerosi obbiettivi ad
attacco rapido, portapellicole intercambiabili e differenti sistemi di
mira. Nel 1953 l'apparecchio, dopo essere stato denominato 1600F, fu
designato 1000F. L'idea di impostare una reflex mono obiettivo, nel
periodo degli anni '40-'50, dominato dalle macchine a pellicole piane,
quelle a specchio e biottica fissa di tipo Rolleiflex e 35 mm a telemetro
di tipo Leica, fu lungimirante, geniale, anticonvenzionale, ma anche molto
rischiosa. Le Hasselblad 1600F e 1000F, quest'ultima successiva alla
1600F, furono prodotte fino al 1957 e avevano come principale problema,
l'affidabilità dell'otturatore a lamelle posto sul piano focale.

Questa è
la splendida Hasselblad
500 C/M, una
fotocamera che ha fatto la storia di Hasselblad e della fotografia, il
corpo centrale di forma cubica ospita l'obiettivo intercambiabile, il
pozzetto di mira è sostituibile con pentaprismi e accessori di visione,
sul retro il magazzino pellicola è asportabile anche a pellicola
parzialmente esposta. L'otturatore
centrale Syncro Compur, integrato negli obiettivi, ha tempi da 1 a 1/500
sec e posa B, sincro flash integrale, l'obiettivo standard è uno Zeiss
Planar T 80mm f/2.8 intercambiabile, fu prodotta dal 1970 al 1989.
Il 1957 con la commercializzazione della 500 C, da considerare al pari
della Leica M3 l'architrave della fotografia come la conosciamo oggi, fu
l'anno della consacrazione per la Hasselblad, nell'Olimpo dei costruttori
che hanno fatto la storia della fotografia. L'otturatore sul piano focale,
sostituito da otturatori centrali incorporati negli obiettivi, resero il
sistema Hasselblad preciso, affidabile ed eclettico con la
sincronizzazione del flash su tutti i tempi di scatto (ancora oggi uno
degli assi nella manica del sistema Hasselblad). La 500 C era ed è
tutt'ora un concetto tecnologico-fotografico talmente valido, da essere la
base degli attuali sistemi concorrenti Rolleiflex, Contax, Pentax e Fuji,
con la sola variante del formato che dal 6X6 sta passando al 6X4,5. Questo
monumento della tecnologia fotografica, fu prodotta fino al 1989 e
tutt'ora è ambita preda di professionisti e appassionati. Nel 1965 dalla
500 C fu derivata la 500 CL motorizzata, che a sua volta fece da base di
partenza per la Moon camera, la HDC che partecipò nel Luglio 1969, allo
sbarco sulla Luna con la missione Apollo 11.
Numerosi modelli Hasselblad seguirono la 500 C, fino a quelli attuali che
ne ricalcano la filosofia di base, confermando un concetto virtualmente
eterno, modularità e standardizzazione di un corpo centrale, a cui
applicare obiettivi, sistemi di mira, magazzini pellicole, accessori a
decine e più di recente dorsi digitali. Victor Hasselblad è mancato nel
1978, ma la sua idea del sistema reflex mono obiettivo resta immortale.

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Hasselblad
H1
Per i
puristi della tradizione Hasselblad, affezionati ai nobili metalli
cromati, alla meccanica di precisione e alle ottiche Carl Zeiss, la nuova
H1 è un vero trauma. Per gli appassionati dell'hi-tech e i giovani
professionisti invece, H1 è l'ingresso della blasonata casa svedese nel
loro terreno preferito, tecnologie e qualità abbinate al fascino che
emana una Hasselblad.
Di sicuro si può dire che come le sue meccaniche cugine SWC e 501, questa
fotocamera è professionale e d'elite, destinata a durare molti anni senza
subire obsolescenza, e a non passare inosservata. E' per pochi
privilegiati anche il prezzo, ben oltre i 6500 Euro in kit con obiettivo
80 mm, mirino a pentaprisma e magazzino pellicola 120, ma la cura
costruttiva (maniacale come da tradizione), i materiali di prima scelta,
la qualità generale si pagano e il nome altisonante Hasselblad anche ha
un prezzo.
E' una fotocamera che rimane senza dubbio nel solco della tradizione
tecnogica della casa svedese, i concetti sono noti: modularità e
standardizzazione di un corpo macchina, squadrato e in grado di accogliere
una linea completa di obiettivi, mirini e schermi di messa a fuoco
luminosi e intercambiabili, magazzino pellicola rimovibile anche con rullo
parzialmente esposto.
Ma ci sono anche tante novità, a fare di questa fotocamera un vero
concentrato di alta tecnologia.

Il corpo
macchina, qui visto frontalmente, e molto ergonomico e ben studiato con i
comandi ben raggiungibili e facilmente identificabili, l'impugnatura assicura
una presa salda anche per riprese in verticale, un display, vicino al
pulsante rosso, visualizza tutti i parametri di ripresa.
IL
FORMATO è un 4,5X6
che esce dal classico 6X6, secondo le attuali tendenze, che privilegiano
le inquadrature in orizzontale, con le pellicole 120 e 220 i fotogrammi
disponibili per rullo sono rispettivamente 16 e 32. Il caricamento nel
magazzino risulta molto semplificato, rispetto alle
altre Hasselblad, il riconoscimento della sensibilità è automatico con
Bar-Code, inoltre al posto della tradizionale manovella di serie c'è un
motore, il trascinamento motorizzato consente anche una raffica da 2 ftg/sec.
Chi dovesse sorridere pensando agli 8 ftg/sec delle Nikon e Canon piccolo
formato, sappia che si tratta di pellicole dalle dimensioni doppie
rispetto al 35 mm.
H1 E DIGITALE questa
fotocamera è in grado di passare dalla pellicola al digitale, con una
facilità disarmante. L'attacco del magazzino pellicola e provvisto di
contatti elettrici che provvedono all'interfacciamento con i dorsi
digitali. Quindi anche in esterno con la massima semplicità, si possono
montare i numerosi dorsi, che sono stati già prodotti specificamente per
questa fotocamera da vari costruttori come Phase One, Sinar ed altri.
Anche la Kodak ne produceva uno veramente splendido, il DCS Pro Back 645,
ma per una sua politica commerciale che non capiamo, lo ha messo fuori
produzione. Per vedere i dorsi digitali collegabili all'H1 e ad altre
Hasselblad, potete cliccare sul link seguente, interno a questo sito:
MEDIO
FORMATO E DIGITALE

L'otturatore
è una delle più grosse novità della H1, centrale e interno agli
obiettivi come da tradizione, è a controllo elettronico con processore
integrato, è prodotto dalla Fuji su specifiche Hasselblad, fornisce tempi
fino a 1/800 di sec, con posa B e T (per esposizioni fino a 18 ore).
L'OTTURATORE
ELETTRONICO tecnicamente
è una delle più grosse novità della H1, è uno dei risultati della
collaborazione con la giapponese Fuji, consente tempi più rapidi del
canonico 1/500 di sec (un limite insuperabile per i pregevoli otturatori
meccanici), fino a 1/800 sec con pose B e T, la posa di tipo T consente
più agevoli pose di molte ore, previste fino a 18 ore, in quanto va
attivato l'otturatore con due azioni distinte, in apertura e in chiusura.
Come si vede in figura sopra, oltre alla normale circuitazione e ai
condensatori di potenza è presente un processore di controllo. Come ogni
innovazione tecnologica, c'è un rovescio della medaglia, se la fotocamera
ha le batterie scariche, è impossibile scattare. Questo è uno degli
argomenti preferiti dei puristi e detrattori vari, ammalati di meccanica e
tradizione. Noi non ci schieriamo, ma diciamo alla Hasselblad: -sarebbe
stato difficile dotare dotare la H1 di un paio di tempi meccanici, magari
1/60 e 1/125 ?-
Alla Hasselblad l'ardua sentenza, che salverebbe capra e cavoli.
Come per ogni otturatore centrale integrato nell'obiettivo, rimane il
punto fermo e impagabile della sincronizzazione flash integrale, qualunque
sia il tempo impostato il lampo flash è sempre sincronizzato e questo è
uno dei punti di forza storici delle Hasselblad.
GLI OBIETTIVI anche
in questo la H1 da un taglio netto (e doloroso per alcuni) alla
tradizione, gli obiettivi delle altre Hasselblad sono della nobile casa
Carl Zeiss, per la H1
sono il frutto della attuale collaborazione con la giapponese Fuji,
iniziata alla fine degli anni '80 con la panoramica X-PAN. La Fuji produce
la linea completa degli obiettivi, si parte da quello standard 80 mm f 2,8
per passare a varie focali grandangolari, tele e anche uno zoom. Da
recensioni di siti specializzati, che riportiamo senza poter dire la
nostra e da pareri di riviste autorevoli come TUTTI FOTOGRAFI, apprendiamo
con piacere che il passaggio non è traumatico, nel senso che si tratta di
ottiche dalla qualità indiscutibile e di pari livello alle storiche Carl
Zeiss.
Per vedere gli obiettivi Fuji per le H1 e H2, con relative caratteristiche fate
clic sul pulsante sotto OBIETTIVI
H1 e H2.


Una vista
dal lato destro della H1, in evidenza il piacevole design, con il
voluminoso blocco dell'impugnatura che incorpora i comandi principali, il
mirino a pentaprisma con oculare provvisto di correzione diottrica e
copertura al 100% della scena inquadrata, il magazzino pellicole può
caricare i tradizionali rulli 120 e 220. La H1 sull'attacco del magazzino
dispone di contatti elettrici per dorsi digitali.
L'AUTOFOCUS
E IL MIRINO la
caratteristica migliore del sistema autofocus sulla H1 è il motore a
ultrasuoni, l'esperienza degli obiettivi Canon, Nikon e Contax N ha
dimostrato la superiorità del sistema AF con questo tipo di motore.
Assenza di parti in attrito, velocità, silenziosità e infine passaggio
dalla focheggiatura automatica, a quella manuale istantaneo, senza
selettori da commutare, sono le prerogative comuni agli obiettivi con
questo tipo di gestione. Ovviamente l'autofocus della H1 non può essere
veloce come quello di una reflex 35 mm, per il maggiore diametro e peso
delle lenti, ma è comunque rapido e preciso in relazione alla classe di
obiettivi.
Ciò che manca
e di cui si sentirebbe il bisogno è la zona AF allargata, nel mirino c'è
un circoletto al centro dell'inquadratura, corrisponde alla lettura spot
dell'esposimetro e alla zona di lettura dell'autofocus, è l'unica
disponibile e non si può selezionarne un'altra, questo per noi è uno dei
"peli nell'uovo", veramente rari in verità, scovati sulla
Hasselblad H1.
Tornando a parlare del mirino, come da tradizione della casa, rende
l'immagine inquadrata molto luminosa e nitida, grazie allo schermo di
messa a fuoco Acute Matte a smerigliatura sferica. Nel mirino poi c'è un
display retro illuminato con i dati di ripresa, la correzione diottrica
integrata e il vetrino interno è intercambiabile. La copertura
dell'inquadratura, come si conviene su una fotocamera professionale è del
100%.

Il cavo
che fuoriesce posteriormente tradisce la presenza di un dorso digitale, in
questo caso Phase One da ben 22 Mpixel, la H1 è una fotocamera dalla
doppia personalità, può essere una valida medio formato 645 tradizionale
a pellicola e pochi istanti dopo, semplicemente montando un dorso
digitale, trasformarsi in una periferica di acquisizione per immagini
digitali, è come avere due fotocamere in una.
ESPOSIZIONE
E FLASH la H1 può
operare in (M) manuale, con regolazione di tempi e diaframmi, in
automatico (A) a priorità dei diaframmi e (S) a priorità dei tempi, in
(P) per esposizione Program totalmente automatica e (Pv) Program con
possibilità di variazione. L'esposimetro si serve di due fotodiodi al
silicio protetti dall'abbagliamento. Nel mirino due LED (diodi luminosi)
segnalano la corretta esposizione. La lettura è media con prevalenza al
centro, oppure spot su un'area di 19X23 mm. La sensibilità può essere
impostata a passi di 1/3 di stop su un range da 3 a 6400 ISO. E' presente
un blocco per memorizzare l'esposizione AE-L, oppure correggere
manualmente la lettura a passi di 0,3 EV, tramite un'apposita ghiera.
Presente anche la funzione bracketing, a passi di 0,3-0,5-1 EV con due,
tre o cinque scatti sequenziali.
Il mirino
incorpora un piccolo flash a scomparsa NG 12, la limitata potenza e la
copertura per l'obiettivo 80 mm, ne fanno un flash per schiarita o per
ritratto, ma è utile anche come innesco per i flash di studio. La H1
prevede il controllo TTL flash con adattatori Metz SCA 3902 e il fotodiodo
per tale funzione, è alla base del vano specchio all'interno della
fotocamera, nel mirino della H1 c'è la segnalazione di pronto flash.
COMANDI
SECONDARI sul frontale
della fotocamera ci sono alcuni comandi
che completano
la dotazione professionale:
-pulsante
chiusura diaframma, che chiude il diaframma al valore effettivo impostato,
per il controllo della profondità di campo.
-pulsante autoscatto
-comando sollevamento dello specchio, solleva lo specchio interno per
evitare le vibrazioni al suo ritorno, deleterie per riprese macro o con
lunghe focali
-presa micro jack per scatto elettrico a distanza, in pratica un comando
elettrico, che sostituisce il derelitto scatto flessibile, sempre più
raro e rimpianto.
CONCLUSIONI
anche la tradizionale e apparentemente immobilista Hasselblad, prigioniera
della impossibile giubilazione del suo sistema reflex medio formato, ha
dovuto fare i conti con il mercato e con le logiche commerciali, che
prevedono la "farcitura" delle fotocamere con una serie di
automatismi ed elettronica varia. Lo ha fatto sulla H1 con mirabile
pragmatismo e gran classe, evitando di rinnegare il suo glorioso passato
su questa fotocamera, pur cadendo a patti con la tecnologia e
l'elettronica che incalzano. Intanto le sue splendide creature meccaniche
continuano a rimanere in catalogo, per la gioia di chi vuole continuare a
fotografare con la propria testa. Per chi invece non ha tempo o voglia, di
studiare con calma le inquadrature e prendersi la soddisfazione di
sbagliare fotografie c'è la H1. Noi la nostra idea della fotografia,
l'abbiamo fatta capire fra le righe di queste ed altre pagine di
Fotografia & reflex, la tecnologia è una grande cosa, ma non
dimentichiamo tutto quello che c'è di valido e che è un delitto buttare
a mare, in nome del cosiddetto progresso, intanto diciamo "VIVA
HASSELBLAD", almeno su questo siamo tutti d'accordo.
Stefano
Fedele 2/7/2004
LINK
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