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Prima
digitale a telemetro
Ebbene
si... possiamo ammetterlo, non abbiamo mai avuto troppa simpatia per le
fotocamere digitali non reflex, ci sono sembrate fin qui poco più che
sofisticati giocattoli, semplici periferiche da computer, che poco hanno a
che fare con la fotografia vera. Ora guardando questa Epson R-D1, frutto
della collaborazione con la Voigtlander-Cosina, ce ne siamo letteralmente
innamorati, questa è la prima digitale a telemetro al mondo, un gioiello
dove la tecnologia del CCD da 6 Mpixel, si sposa con la meccanica, i
controlli analogici, l'ottica e quel feeling nero, austero, affascinante che
sa tanto di Leica.
La R-D1 somiglia in modo inquietante proprio a quelle Leica, della serie M a
telemetro, che non troppi mesi fa i tecnici di Solms dichiaravano quasi
impossibili da digitalizzare. La splendida smentita è stata annunciata da
Epson e Cosina, non troppi mesi fa al PMA di Las Vegas, dove è stata
presentata questa che è la digitale più analogica mai vista, con altre
ghiottonerie meccanico-analogiche, oltre al telemetro.
Le forme della calotta e le caratteristiche generali, denunciano la stretta
parentela con l'analogica a telemetro Bessa R2, di cui condivide anche
l'innesto ottiche tipo M (lo stesso delle Leica) e con adattatore è in grado
di montare anche gli obiettivi a vite tipo L39. L'otturatore, rigorosamente
meccanico, con lamelle verticali, fornisce tempi da 1 a 1/2000 sec più posa
B e viene armato da una leva di carica manuale.

Vista di
fronte, la EPSON R-D1 sembra proprio una Leica della serie M e la civettuola
mancanza di loghi del costruttore, creerà non poca curiosità agli
appassionati che la vedranno. Il CCD montato è un 6 Mpixel con fattore di
moltiplicazione delle focali 1.53, che rende l'obiettivo Voigtlander
Color-Skopar 28mm f3,5 dell'immagine sopra, equivalente a 42mm di focale CLIC
SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
Per
collegare il flash sulla EPSON R-D1, è disponibile sia la slitta a contatto
caldo sulla calotta, sia una presa PC e il tempo sincro flash è di 1/125
sec. L'esposizione è manuale e automatica a priorità dei diaframmi, con
rilevazione media a prevalenza centrale. La calotta di questa digitale è
quanto di più meccanico e analogico possa esistere, con la citata leva di
carica per l'otturatore, che è adiacente il grosso selettore circolare dei
tempi, in cui è presente anche la selezione delle sensibilità (da 200 a
1600 ISO). All'interno del suddetto selettore c'è il pulsante di scatto,
dotato (incredibile ma vero...) dell'ormai introvabile presa filettata per
scatto flessibile.
Merita una
citazione a parte lo stranissimo strumento multifunzione analogico, che segue
il selettore dei tempi, le sue quattro scale graduate indicate da aghi
bianchi, segnalano al fotografo: numero scatti disponibili, tipi di
bilanciamento del bianco, stato di carica della batteria e livello qualità
immagine. Tutto questo in un'unico, splendidamente retrò, strumento
circolare che consideriamo una delle chicche della fotocamera. Segue al
centro della calotta la slitta contatto caldo per il flash e poi un'altra
raffinatezza da intenditori, un selettore per la cornicetta di controllo
campo e parallasse per obiettivi 35, 28, 50 mm.

La calotta
della EPSON R-D1 è il trionfo delle raffinatezze meccanico-analogiche, con
da destra il selettore circolare tempi/sensibilità, l'incredibile strumento
ad aghi, che prende il posto dei "normali" display, per il
controllo delle funzioni, il selettore delle cornicette con controllo
parallasse per obiettivi 35, 28, 50 CLIC
SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
Un altro
particolare, rivelatore della unicità di questo progetto congiunto
EPSON-Cosina, è il dorso della fotocamera. In posizione chiusa cela al suo
interno un display da 2' TFT, con risoluzione da 235.000 pixel e i pulsanti
per la gestione-visualizzazione delle immagini e dei menu, mentre all'esterno
è presente un disco convertitore di focali, che visualizza la comparazione
fra le focali in uso e la loro moltiplicazione, dovuta alle minori dimensioni
del sensore CCD, rispetto al formato 34X36 della pellicola, con
un fattore 1,53X. Ad esempio un 35mm, montato sulla R-D1 si comporta come un
52mm, un 50mm diventa un 75mm e così via.

La classe
delle fotocamere si nota dai particolari, qui vediamo il dorso-display in
posizione chiusa, nulla fa pensare a una digitale e un disco graduato,
ingrandito nel riquadro, mostra la moltiplicazione focale degli obiettivi
montati.
Sotto, la stessa fotocamera con il dorso aperto e girato in posizione di
lavoro, con il display TFT 2' e i pulsanti di gestione immagini in bella
vista, si possono visualizzare: immagine singola, quattro immagini con zoom
9X, controllo alte luci e istogramma, dettagli esposizione. CLIC
SULL'IMMAGINE SOTTO PER INGRANDIRE

GLI
OBIETTIVI
Oltre agli
obiettivi Leica M ed L, questa fotocamera può contare su quelli splendidi,
prodotti con marchio Voigtlander, per la Cosina-Voigtlander Bessa R2, una
telemetro a obiettivi intercambiabili, che si è conquistata all'estero (non
qui in italia stranamente), fama di agguerrita anti Leica. Si tratta di una
linea completa, per tutte le esigenze e di qualità ottica eccellente,
sicuramente tale da confrontarsi ad armi pari con le costose ottiche di Solms.
Ma questa adattabilità agli standard Leica, permette al fortunato
collezionista o appassionato, di passare al digitale, continuando ad usare il
prezioso corredo di obiettivi delle varie M6, M7 e MP o anche delle telemetro
precedenti la storica M3, con l'innesto a vite L, una possibilità veramente
affascinante per i fortunati che potranno sfruttarla.
Potete vedere gli eccellenti obiettivi con marchio Voigtlander, cliccando sul
pulsante sotto OBIETTIVI VOIGTLANDER.

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PROVA LA
R-D1
Altair
è lo pseudonimo, necessario per il fatto che è un importante personaggio
pubblico, di un appassionato fotoamatore e collezionista di biottiche
Rolleiflex. Per le sue mani di inguaribile fotografo militante (definizione
datagli da noi), sono passate svariate decine di fotocamere e
obiettivi. Ben pochi possono vantare la sua esperienza sul campo, partendo
dalla Rolleicord, passando per fotocamere 35mm con obiettivi fra i più
disparati (anche russi a vite), per arrivare alla Leica Digilux 2. L'ultima
tappa del suo percorso fotografico pluridecennale, è la Epson R-D1. Per lui
che è un intenditore di resa ottica degli obiettivi, una sorta di
laboratorio portatile, alla ricerca della migliore combinazione, fra la
nutrita scuderia delle sue ottiche a vite e la R-D1. Per noi è l'occasione
di farvi vedere l'articolo sulla R-D1, da lui pubblicato sul sito-community Rollei
Club Italia, nessuno in
Italia ha potuto o voluto fare un così competente e acuto test su questa
fotocamera. Per noi il parere di un vero esperto, che prova sul campo
confrontando fra vari obiettivi e situazioni, vale più delle paludate
anticipazioni (più o meno veritiere) apparse sulla R-D1, compresa la nostra
di questo articolo. Clic sul pulsante ALTAIR
PROVA LA R-D1 per vedere
il test.

Uno scatto di
Altair,
la Epson R-D1 con obiettivo a vite Jupiter 135mm f4, che il CCD moltiplica a
1,5X rendendolo un 200mm, bella la resa cromatica delle cave di marmo,
nell'entroterra montagnoso di Massa Carrara. CLIC
SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
Il
telemetro della R-D1 è uno degli elementi qualificanti della fotocamera, per
chi non è un appassionato del genere, diciamo che è un dispositivo ottico,
formato da prismi che creano due immagini del soggetto, visibili nel mirino,
la messa a fuoco è raggiunta quando queste due immagini si sovrappongono. I
maggiori pregi di questo sistema di messa a fuoco, sono la brillantezza della
scena nel mirino, la precisione di messa a fuoco, la silenziosità estrema e
l'assenza di vibrazioni allo scatto (non essendo presente lo specchio con
relativo ritorno allo scatto), la visibilità continua nel mirino, anche
durante lo scatto, della scena inquadrata, sempre per l'assenza dello
specchio di mira, tipico delle reflex.
La messa a fuoco è manuale, non avrebbe avuto senso l'autofocus, d'altronde
gli obiettivi serie M e L a vite, blasonato retaggio delle Leica a telemetro,
non hanno bisogno di automatismi particolari, come appunto l'autofocus,
facendo parte di una filosofia e categoria a parte.

In bella
evidenza, la leva per riarmo otturatore, lo strumento analogico ad aghi che
controlla le funzioni della fotocamera e il selettore dei tempi, il simbolo
con il cerchietto bianco, attraversato da una retta, è il riferimento della
distanza soggetto/CCD per le riprese macro, altra dotazione in passato
standard, che sta scomparendo sulle fotocamere attuali.
LE
CARATTERISTICHE DIGITALI DELLA EPSON R-D1
Di solito per le digitali
si parla prima delle caratteristiche del CCD e della parte
logico-elettronica, ma per questa fotocamera particolare e unica al mondo,
quasi diventa un argomento di secondo piano. Il CCD è una sofisticata unità
da 23.7x15.6 mm da 6,1 Mpixel effettivi, con filtri colore primari RGB. Le
immagini che produce sono in due risoluzioni: 3008x2000 oppure 2240x1488
pixel.
Il formato dati nativo è il RAW (12 bit), che viene convertito dalla unità
logica in JPEG (EXIF 2.21), il bilanciamento del bianco ha sei modalità in
automatico e una in manuale. La gestione in stampa delle immagini è in DPOF,
Epson Print Image Matching 2.6 (in grado di conformare le tonalità colore a
video, con la stampa) ed EXIF Print.
Per il salvataggio delle fotografie c'è sul fianco destro della R-D1,
protetto da uno sportellino, uno slot per SD card. E' l'unica possibilità di
scambio dati con il computer, non essendo presenti sulla fotocamera ne porte
USB, ne FireWire, quasi a sottolineare la vocazione analogica della R-D1.

Lo
sportellino aperto della EPSON R-D1 lascia intravedere la card SD per il
salvataggio delle fotografie, si tratta dell'unico media verso il computer,
essendo assenti le porte USB e FireWire.
SCHEDA
TECNICA DELLA EPSON R-D1
Sensore: CCD da
23.7 x 15.6 mm, risoluzione 6,1 Mpixel effettivi
Risoluzione immagini (2): 3008 x 2000 2240 x 1488 pixel
Formato file immagine: CCD-RAW (12 bit), JPEG (EXIF 2.21)
Bilanciamento del bianco: Auto, Shade, Cloudy, Tungsten
Fluorescent, Sunny, Manual preset
Monitor: 2.0" TFT LCD, 235.000 pixel
Su strumento analogico: Qualità immagine, Bilanciamento del bianco,
Scatti residui, Stato batteria
Visualizzazioni su monitor LCD: Singola immagine, Quattro miniatu
re, Ingrandimento (fino 9,4X), Controllo alte luci e istogramma, det
tagli esposizione
Standard di stampa: DPOF, Epson Print Image Matching 2.6,
EXIF Print
Memorizzazione: Secure Digital (SD)
Alimentazione: Batteria EPSON EPALB1 agli ioni di litio, con carica
batterie incluso
Mirino: Galileiano con correzione parallasse, Copertura 85%, Sele
zione 3 cornicette campo inquadrato da 28/35/50 mm
Obiettivi: Leica M (baionetta), Leica L (a vite con adattatore)
Moltiplicazione obiettivi: 1,53X
Otturatore: Da 1 a 1/2000 sec+posa B, sincro flash 1/125 sec
Autoscatto: 10 secondi
Esposizione: Manuale, Automatica a priorità diaframma con lettura media a
prevalenza centrale
Compensazione esposizione: +/- 2 EV a passi di 0,3 EV
Sensibilità: 200-400-600-1600 ISO
Dimensioni: 142x89x40 mm
Peso (senza batteria): 590 g
Corpo: Magnesio e alluminio
CONCLUSIONI
(E AUSPICIO)
Putroppo questo sogno in
nobile metallo e meccanico-analogico, è un oggetto per pochi fortunati che
se lo possono permettere, è stato prodotto nel corso del 2004 in soli 10000
esemplari, il prezzo è di circa 3000 Euro, una buona metà andrà al mercato
giapponese, il resto finirà nelle borse di danarosi appassionati, disposti a
un tale investimento, solo iniziale se non si dispone di un corredo Leica,
per l'acquisto di obiettivi e con le ottiche Leica i prezzi sono da
batticuore. Per le ottiche Voigtlander possiamo dire che la qualità, anche
per esse c'è e non si discute, per i prezzi siamo su livelli più
accessibili.
Qualcuno si chiederà che senso abbia mettere sul mercato, una fotocamera
strana, costosa ed elitaria ai limiti dell' esoterismo. Ebbene secondo noi la
logica è la stessa dei prototipi e delle concept car, che le case
automobilistiche presentano ai saloni. Si tratta di una fotocamera nata per
stupire e promuovere l'immagine di chi la produce, una sorta di Dream Car
delle fotocamere.
Noi aggiungiamo un auspicio: che la EPSON R-D1 sia l'inizio di una nuova
stirpe di fotocamere, dove il fotografo possa riconquistare un ruolo centrale
nella creazione dell'immagine. Oggi per le fotocamere, soprattutto digitali,
non ci sono vie di mezzo, o le super professionali reflex, oppure squallide
utilitarie a obiettivo fisso e zeppe di automatismi. Della EPSON R-D1 ci
siamo innamorati, perchè ha dimostrato che la fotografia vera esiste ancora,
anche nella fredda e asettica era digitale.
Stefano Fedele Roma, aggiornato il 10/1/2005


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