Un' immagine così surreale, con la casa che sembra perdersi in un deserto, e l'albero che sembra illuminato da un chiaro di luna, è il risultato di una ripresa in pieno giorno con il sole alto nel cielo, con pellicola infrarossa. (elaborazione da foto di Carlo Ravaioli)

        

Siamo abituati a pensare che i nostri sensi, così come sono, corrispondano alla "realtà". Così ci chiediamo cosa abbia il nostro cane, da annusare quel certo muro, a ogni passeggiata, oppure come facciano i pipistrelli a catturare insetti nel buio assoluto, o come faccia un gatto a cacciare topi di notte. Ebbene la "realta" come la conosciamo, è una costruzione dei nostri recettori sensoriali (olfatto, vista, udito, gusto, tatto) e del cervello. Chiaro quindi, che per i 15000 sensori olfattivi nel nostro naso, il muro non ha niente di particolare, mentre per il nostro cane con i suoi 500.000 sensori ha una storia infinita e in continua evoluzione, a ogni passaggio dei suoi simili.
Con la luce è la stessa storia, noi vediamo solo una piccola componente dello spettro in natura che si estende ben oltre i limiti, da 400 a 700 nm (nanometri) da noi visibili. Questo limite lo possiamo superare, usando una pellicola infrarosso o infrared (per gli anglofili).

Il grafico sopra chiarisce il concetto di luce infrarossa, la scala graduata da 200 a 1200 nm (nanometri) mostra varie lunghezze d'onda della luce, sopra lo spettro a colori ultraviolet è la componente ultravioletta, visible light è la parte di spettro che è visibile da noi, segue da 700 nm near infrared il "vicino infrarosso", cioè la componente infrarossa di luce vicina al visibile, è qui che operano le pellicole infrarosse, infrared films nel grafico.

Queste pellicole, registrano immagini fino 900 nm e oltre, quindi permettono con adeguata post produzione del fotografo, di realizzare immagini particolari, dove la componente rossa della luce rende la pelle delle persone quasi trasparente, i paesaggi sembrano uscire da un altro pianeta e solo la presenza delle opere umane e degli uomini stessi, li identifica come pianeta terra o meglio come pianeta infrarosso.

A confronto lo stesso panorama aereo (il castello di Duino) sopra ripreso con pellicola negativa a colori, sotto con pellicola infrarossa a colori, le zone verdi sotto sono rosse perchè la clorofilla contenuta nelle foglie della vegetazione, riflette fortemente la componente infrarossa della luce.

Per fotografare all'infrarosso, occorre oltre alla reflex (o compatta con messa a fuoco a telemetro) avere: obiettivo da 28 a 80 mm. , filtro rosso 25A, arancio e polarizzatore, pellicola Infrared High Speed Kodak, la reflex o la fotocamera compatta è consigliabile che abbiano l'otturatore a lamelle metalliche, gli otturatori a tendine in tessuto possono far filtrare luce quanto basta a velare il negativo. La pellicola è talmente sensibile al più flebile barlume di luce, da richiedere il caricamento al buio piu totale, pena la velatura del negativo. La sensibilità da impostare è 400 ASA, che agli effetti pratici diventano 50 ASA, in quanto il filtro 25A assorbe tre stop di luce.

In questa ripresa IR di Carlo Ravaioli, c'è tutto il fascino dell'infrarosso bianco/nero, è stata realizzata in pieno giorno, il cielo è nero e le palme risultano quasi bianche.
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Secondo l'esperienza fatta da noi, la condizione ideale che garantisce i risultati migliori, e quella di una giornata di sole con poche nuvole alte e sparse, giornate nuvolose o con cattivo tempo sono incontrollabili sul piano dei risultati, ma in tal caso si puo ricorrere al vecchio trucco dell'esposizione a forchetta (facendo però in modo da non scendere mai al di sotto di f 8 con i diaframmi).
Tornando a parlare della bella giornata, in tal caso montando il filtro rosso 25A e impostando il tempo di 1/125 con diaframma a f 11, il risultato è abbastanza sicuro, otterremo vegetazione e alberi di un bianco fluorescente, quasi abbacinante, con contorni sfumati, cieli e distese d'acqua neri, nei ritratti la carnagione appare priva di difetti e quasi trasparente. In effetti i raggi infrarossi, penetrano negli strati subito sotto la pelle, in pratica sono immagini "sottocutanee" dei soggetti.

TIPOLOGIA DEI FILTRI INFRAROSSO 

I filtri infrarosso sono suddivisi in 3 categorie, per valori in nm=nanometro
-filtri che bloccano la luce fino ai 600 nm 
-filtri che bloccano la luce fino ai 700 nm 
-filtri che bloccano la luce fino ai 900 nm
le prime due classi da 600 e 700 nm, non bloccano totalmente la luce visibile e quindi con essi si ottengono riprese a colori, con tonalità particolarissime e impossibili anche con un programma di fotoritocco.

  

Questa ripresa di Gavin Wrigley, mostra cosa si ottiene con un filtro IR da 700 nm, si tratta di un paesaggio in luce diurna, l'erba e il fogliame degli alberi, assorbono grandi quantità di luce infrarossa, questo crea l'armosfera da fiaba che vedete.
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I filtri della classe fino ai 900 nm, sono definiti anche “black” o “dark”, essendo scuri (e densi) quanto i vetri protettivi delle maschere da saldatore, bloccano tutta la luce visibile, tanto da creare una foto completamente in bianco/nero. Anche quest’ultimo effetto è molto difficile, se non impossibile, da riprodurre con software di fotoritocco.

Questo paesaggio di terra e di mare è di Carlo Ravaioli, è stato ripreso con filtro IR   900 nm, la densità di questo filtro ha bloccato tutta la luce visibile, creando questo effetto fiabesco in bianco/nero, con vegetazione bianco abbagliante e mare nero.
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I MODELLI DI FILTRI INFRAROSSO SUL MERCATO

Kodak Wratten 87, 87A, 87B, 87C:
sono filtri in gelatina poco costosi, gli 87A e 87B sono fuori produzione, quindi reperibili solo sull'usato e su E-Bay, per il modello 87 lunghezze d'onda dai 750nm, l'87C dagli 800nm, l'87B dagli 850nm, l'87A dai 950nm.

Hoya R72
lunghezze d'onda dai 720nm, lasciando passare anche una minima luce visibile.

Hoya RM90
lunghezze d'onda dai 900nm

Hoya RM100
lunghezze d'onda dai 1000nm

M&K 1000
lunghezze d'onda dai 1000n

M&K 093 e 095
lunghezze d'onda dai 830nm

Nell' immagine sopra, a sinistra filtro Kodak Wratten 87 da 750 nm, in gelatina per riprese IR a colori, a destra Hoya RM90 da 900nm, che blocca la luce visibile con effetto IR bianco/nero, questo è un filtro da avvitare sull'obiettivo della reflex, solo se di misura superiore alla filettatura dell'ottica e con adattatore, per evitare cadute di luce ai bordi.  

MESSA A FUOCO CON FILTRO INFRAROSSO

Questo aspetto merita di essere evidenziato, in quanto la luce infrarossa ha una rifrazione, cioè un modo di propagazione, differente dalla luce visibile, è come se ogni soggetto, messo a fuoco nel mirino della reflex, fosse in realtà più vicino circa del 20%, per questo motivo l'autofocus va escluso e una volta regolata nel mirino la messa a fuoco, il riferimento risultante sulla scala delle distanze va fatto coincidere con il punto rosso o la tacca rossa, che sugli obiettivi danno appunto il riferimento della messa a fuoco per infrarosso. Ad esempio su ottica 50mm, infinito corrisponde a 20 m.
In mancanza della tacca rossa sull'obiettivo, fatto non infrequente sugli obiettivi più recenti, va considerato che l'infinito è indietro del 20% e quindi su pellicola sono convenienti scatti su più valori inferiori, mentre con il digitale si possono fare delle prove, fino al risultato migliore.

LA FOTOGRAFIA IR DI GINO MAZZANOBILE

Gino Mazzanobile un grande esperto di tecniche fotografiche, auto costruisce le sue fotocamere medio formato e si cimentato nello sviluppo anche per l'infrared.
Vi invitiamo a cliccare sul link sotto, il suo autorevole punto di vista sulla ripresa di fotografie all'infrarosso, con indicazioni preziose per lo sviluppo in camera oscura.
Nell'articolo di Gino anche una splendida galleria fotografica infrarosso, con le fotografie da lui scattate e sviluppate.
Cliccate sull'immagine sotto "L'Infrarosso di Gino Mazzanobile" per entrare.

 

La fotografia all'Infrarosso, come vedete anche dalla figura a fianco a sinistra, riguarda la componente di luce "near infrared" (vicino infrarosso), che a occhio nudo risulta invisibile, per il motivo che i nostri occhi e il nostro cervello, sono strutturati in modo da captare e interpretare la luce (e i colori) compresi fra 400 e 700 nm (lunghezze d'onda della luce). 
Tutti i concetti esposti nei paragrafi a fianco a sinistra, sono validi anche per le fotocamere digitali compatte di vecchia generazione, in genere sprovviste di filtro per le componenti infrarosse. Le reflex hanno qualche problema in più essendo di solito fornite di filtro infrarosso, ma per vedere se la nostra fotocamera digitale è in grado di catturare l'infrarosso, basta fare una semplice prova.
Fare uno scatto puntando la fotocamera sul telecomando di un televisore, o di un impianto stereo.
Premendo un tasto qualunque del telecomando, con il LED rivolto verso la fotocamera, se appare luminoso nella ripresa, vuol dire che la fotocamera è adatta a riprendere l'infrarosso.

Per la fotografia infrarosso con fotocamere digitali, il principale ostacolo è l'adozione sui sensori CCD e CMOS, di filtri hot mirror anteposti ai sensori stessi.
Servono a bloccare le radiazioni infrarosse, evitando che degradino la qualità dell'immagine.
Questi filtri sono assenti sulle compatte di vecchia generazione, oppure di scarsa incidenza su molte reflex digitali di qualche anno fa.
La buona notizia è che queste "vecchie" digitali, sono adatte alle riprese infrarosse, quindi chi le ha può riciclarle per questo particolare uso, oppure chi non le possiede può acquistale a prezzi stracciati sull'usato o su E-Bay.
Per le reflex digitali, il gioco vale la candela solo se le si acquista a prezzi stracciati, provvedendo da un foto riparatore alla rimozione del filtro IR sul sensore.

Due esempi di digitali compatte adatte alla fotografia IR, a sinistra la Nikon Coolpix 5400, a destra Olympus C-5050Z.

L'applicazione di filtri infrarosso, specie di quelli con maggiore densità da 900 nm in su, impone l'uso del cavalletto e di tempi comunque lenti, impossibili da gestire a mano libera.
Ad esempio un filtro Hoya R72 ha un fattore di assorbimento di 11 EV, questo porta a esposizioni tipiche per compatte Olympus, come quella in figura sopra di 2 secondi a f4 di apertura.
Lo stesso filtro montato su reflex Olympus E-300, ha un esposizione tipica di 1/8 sec a f4, non è poi il caso di affidarsi agli automatismi, l'autofocus non funziona a causa del fatto che il filtro Hoya R72 è quasi nero, l'esposizione è calcolata non TTL, ma esternamente al CCD pricipale, quindi sia per la messa a fuoco, che per l'esposizione è obbligatoria la modalità manuale.
Chiariamo che questi concetti riguardano, scene in esterno in pieno sole e che per le lunghe esposizioni, valgono per tutte le fotocamere non solo Olympus.
In ogni caso i valori di esposizione, vanno valutati per aperture di diaframma fra f8 ed f11, diaframmi troppo chiusi sono sconsigliabili.

L'immagine sopra è stata ripresa con un filtro IR a bassa densità, per questo è rimasto l'azzurro del mare, mentre la vegetazione risulta decisamente virata al rosso.

A nostro parere, sia per un fatto di praticità, sia per i risultati ottenibili, per l' infrarosso in digitale, non sono consigliabili i filtri con montatura filettati.
Se di misura uguale alla filettatura dell'obiettivo, potrebbero originare gravi cadute di luce ai bordi, consigliamo i filtri in gelatina Kodak Wratten, oppure un felice caso di produzione italiana, gli INFRAREX.
Sono filtri in lastrine di Cristallo Acrilico (PMMA), che ricordano i Cokin, applicabili o con supporto oppure semplicemente tenendoli a mano davanti all'ottica.

I filtri INFRAREX sono una soluzione ottimale e non costosa per l'infrarosso digitale, costano cierca 30 Euro e qui vedete, le tre versioni 84 RED, 84 DARK RED, 84 BLACK in ordine di densità, per l'infrarosso colore è l'84 RED il più adatto.

Il filtro 84 RED con densità dai 550 ai 650 nm, è il meno denso dei tre e adatto per riprese a colori.
84 DARK RED con densità 680 nm è più denso del precente, accentua l'effetto su cielo e vegetazione.
84 BLACK 700/800 nm per infrarosso b/n, la sua elevata densità blocca la luce visibile.

Un' immagine dal sito INFRAREX, il filtro 84 BLACK usato in questa fotografia, ha bloccato totalmente la luce visibile, ne risulta un'immagine in bianco/nero, con elevato contrasto, il cielo nero con vegetazione bianca drammatizza l'effetto infrarosso, dando un'idea di suggestiva surrealtà.
Dati di scatto: 5 secondi a f11 file RAW obiettivo 18mm

Potete acquistare questi filtri direttamente sul sito:
http://www.ludisrl.com/INFRAROSSOFILTRI2.htm


La fotografia all'infrarosso in quanto tale, sfugge a canoni e tecniche di ripresa certificati, il fascino di questo particolare modo di riprendere il mondo è in questo, è sperimentazione pura.
Con la fotografia a pellicola, questo comporta alti costi sia per il materiale di ripresa, che per quello di sviluppo e stampa. Con l'avvento del digitale invece il problema costi è superato, si può sperimentare liberamente e tentare strade diverse, semplicemente ripetendo lo scatto se il risultato non soddisfa.
Ma alcune piccole regole da seguire esistono, il resto verrà dalla vostra esperienza sul campo.
L'esposizione e la sensibilità vanno impostate in assenza del filtro davanti all'obiettivo, considerando il fattore di assorbimento EV del filtro, ad esempio un filtro HOYA R72 (equivalente a un Wratten 89B o a un INFRAREX BLACK) su Olympus C-2020Z, comporta una correzione di esposizione di 5-6 stop.
Quindi in bassa sensibilità (100 ASA), si imposta l'esposizione in manuale con diaframma chiuso a f11.
I tempi a seconda delle condizioni di luce, andranno compensati di + 5/6 stop e varieranno fra i 2,5 e i 5 secondi.
Fissata l'esposizione, si antepone il filtro all'obiettivo, regolando manualmente il bilanciamento del bianco, importante farlo a filtro montato.
Il tempo di esposizione con i filtri infrarosso è in genere alto e comunque oltre il limite del mosso, quindi la fotocamera va fissata sul cavalletto. 

In figura sopra, quattro fotocamere compatte che possono essere utilizzate per la fotografia all'infrarosso, consentono il controllo dei parametri di esposizione, sia per l'apertura del diaframma che per i tempi, necessari alle correzioni da fare in ripresa.
Per le reflex il discorso cambia, in teoria sono il massimo per l'infrarosso, avendo i controlli completi in manuale dell'esposizione, ma resta il vincolo del filtro infrarosso, che viene montato davanti al sensore immagine, per migliorare la qualità della ripresa che potrebbe essere degradata dalle radiazioni solari del "near infrared".
L'unica possibilità, costosa e non reversibile, è quella della rimozione del filtro da un foto riparatore, ma a una spesa inferiore si può acquistare specie sull'usato, una compatta di vecchia generazione ottima, non solo per l'infrarosso.


Fotografare all'infrarosso è un modo particolarissimo e insolito di riprendere la realtà che ci circonda, al di la degli aspetti tecnici, si può dire che è una visione fiabesca del mondo, che può dare a chi ha voglia di provare e sperimentare grandi soddisfazioni.
Si può dire che la fotografia IR, apre a chi la pratica orizzonti di vera creazione artistica, guardando le fotografie realizzate, sembra di entrare in una dimensione parallela e surreale, scoprirete quanto è affascinante il Pianeta Infrarosso...

Roma 10 maggio 2007  Stefano Fedele



Molte delle immagini utilizzate in questo articolo, sono ricavate da fotografie IR bianco/nero di Carlo Ravaioli, uno dei maggiori esponenti delle arti visuali in Italia, nasce a Ravenna nel 1954, inizia dopo gli studi di architettura, come disegnatore anatomico, la sua vena creativa e la passione lo portano a esperienze nel fumetto, come free lancer per le agenzie pubblicitarie e nella grafica pubblicitaria, sua principale attività dall'inizio degli anni ottanta. Con la sua poliedricità di artista sensibile e creativo si è cimentato anche nella fotografia IR, con pellicola Kodak Infrared.   
L'altro grande interprete dell'infrarosso, ma a colori, è Gavin Wrigley, con i colori incredibili ora violenti, ora soffusi, delle sue fotografie di paesaggi IR a colori vi farà entrare in un mondo alieno e fiabesco insieme, clic sull'imagine sotto per la Photo Gallery IR.

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