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In uno scenario meraviglioso come puo' essere il mare cristallino di San Vito lo Capo che nulla ha da invidiare ai mari caraibici, si
e' svolta e conclusa l’ ottava edizione del Couscousfest, appuntamento ormai diventato una scadenza tradizionale nel panorama turistico siciliano. La festa ha visto come protagonisti, popoli diversi cimentarsi nella preparazione di piatti a base di couscous in un confronto serrato ma gioioso.
Profumi inebrianti di spezie, colori vivaci e avvolgenti in un clima di gioiosa convivenza!!! Il couscous ha una tradizione antichissima. Le sue origini risalgono all’epoca in cui gli imazighen (uomini liberi) “berberi" del nordafrica coltivavano frumento ma soprattutto miglio orzo e sorgo con il quale preparavano delle pappe con acqua o latte.
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Il couscous che, con la sua sofisticata cottura a vapore rappresenta la diretta evoluzione di queste antiche pappe, è diventato, in seguito all’islamizzazione, il piatto principe del Maghreb assumendo caratteristiche rituali legate a momenti particolari della vita. Durante i funerali, per esempio, il couscous rigorosamente a base di legumi (i legumi simboleggiano le ossa del morto), costituisce il piatto unico, mentre durante i matrimoni rappresenta solo una delle varie portate ed è a
base di frutta secca (la frutta secca simboleggia i momenti gioiosi). Preparare e consumare il couscous rappresentano attività legate ai momenti religiosi, infatti viene spesso offerto ai poveri in occasione della sadaqa, l’elemosina. E’ anche portatore di grazia divina, per il quale motivo durante la preparazione non si dovrebbe vedere né sentire nulla, che possa essere di cattivo augurio.
E’ il piatto tradizionale del venerdì e delle occasioni speciali, come la festa per il ritorno dei pellegrini dalla Mecca. Il couscous dal Maghreb si è diffuso in Senegal, in Camerun, in Costa D’avorio e in tutto il Mediterraneo fino a raggiungere, tramite la tratta degli schiavi le coste del
Brasile. |
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Questo cibo tipicamente africano e mediterraneo, rappresenta un' occasione preziosa di unione tra quei popoli che nel tempo, anche in seguito a flussi ininterrotti di scambi, hanno contribuito a creare modelli culturali condivisi che, come una sorta di lingua comune del Mediterraneo, seppur nelle proprie specificità, costituisce una un ponte ideale per la realizzazione di una pacifica convivenza. Il Mediterraneo non è solo un mare, esso deve tornare a rappresentare il collante fra culture diverse, genti, elementi materiali ed immateriali, che lo hanno contraddistinto fin dalle origini e di nuovo nella fase fenicio-punica ed in quella medievale dell’apogeo islamico.
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In questa cornice, il couscous interpretato in modo diverso da tunisini, marocchini, algerini, palestinesi, israeliani, italiani può considerarsi oggi simbolo di pace e di integrazione culturale, ciascuno secondo le proprie tradizioni, ma anche impareggiabile simbolo di usi, consumi e tradizioni che ci legano fortemente al nostro passato comune, di popoli
mediterranei che troppo spesso tendiamo a dimenticare.
Il couscous, dunque nella sua semplicità, può divenire elemento stimolante, per tornare a percorrere i sentieri fecondi di quelle interconnessioni “a rete”, che hanno caratterizzato e devono tornare a caratterizzare, attraverso impegno e lotta alle intolleranze, il Mediterraneo, per farne baluardo di diritti, interculturalità, pace e riconoscimento delle “diversità” intese come ricchezze.
Il Couscousfest rappresenta, dunque, proprio l'occasione per tornare a ripensare il Mediterraneo come luogo di incontro e non di guerra. L'occasione anche per ripensare alla nostra storia, che è legata alla mediterraneità più di quanto siamo disposti a credere e pensare.
Testo ed immagini di LINDA DE' NOBILI
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