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sopra entrate nella Gallery Mali Burkina,
con le fotografie di Linda De' Nobili in Mali e
Burkina Faso.
 Testo
di Linda De' Nobili (II Parte)
In un villaggio, abbiamo chiesto di poter distribuire quaderni e matite, ma poich non ce ne erano per tutti, Ernest ha escogitato un gioco: chi avrebbe risposto esattamente alle domande scolastiche che lui poneva, si sarebbe aggiudicato il quaderno o la
matita. Hanno partecipato tutti, dai pi piccoli ai pi grandi, con enorme soddisfazione dei vincitori!
Anche in questo caso, dopo il primo momento di allegria, ci siamo chieste ma giusto tutto
questo? Basta distribuire due quaderni e delle magliette, o qualche euro per credere di aver fatto qualcosa?. La povert palpabile e le condizioni di vita sono estremamente disagiate, soprattutto per quanto riguarda le donne che qui, come in ogni altra parte del mondo, lavorano molto pi degli uomini, ma in condizioni senzaltro peggiori. Infatti, sono le donne che, oltre ad occuparsi dei bambini e della preparazione dei cibi,
che comporta spesso un lavoro molto duro, si dedicano anche a piccole attivit commerciali, al fine di compensare la scarsissima economia familiare, basata quasi esclusivamente sulla coltivazione del cotone e del miglio. La coltivazione del miglio, tra laltro, spesso non comporta un ritorno in termini monetari, ma solo di fabbisogno alimentare, necessario a sfamare la propria famiglia. La ricchezza, tra queste popolazioni, non data dai soldi ma dalla quantit di miglio stipato nei granai.
 A
Bamako una bambina lavora il miglio (clic per ingrandire) di Linda De'
Nobili
In molti casi, quindi, la donna che, con la propria attivit commerciale, procura il denaro necessario allacquisto di beni differenti, ma altrettanto indispensabili. Infatti, nei mercati, ma pi frequentemente lungo il ciglio delle strade, si vedono spesso donne intente a vendere i loro piccoli e semplici prodotti. In Burkina Faso, per esempio, i Lobi, una delle tante etnie locali, vivono in case isolate, che ciascuna famiglia costruisce sui propri campi e ogni agglomerato pu distare anche centinaia di metri, dal complesso pi vicino.
Figuriamoci quindi una scuola per i bambini, o un mercato per le donne!
In unoccasione ci stata offerta la possibilit, di visitare una di queste tipiche case fatte di fango, alcune delle quali hanno anche un piano sopraelevato, riservato al maschio della famiglia. Il piano inferiore, sufficientemente grande, riservato invece alle donne, ciascuna con i propri
bambini (poligamia). Allinterno non c nulla, solo anfore per la conservazione dei cibi e dellacqua, attinta quotidianamente dal pozzo, fili per appendere il proprio vestiario, pagliericci per dormire, totale assenza di luce.anche una candela costa!!!! Il cibo viene cotto allesterno, mentre durante la stagione delle piogge, in un apposito spazio allinterno della casa.
 Magre
capre al pascolo, con il grottesco cartello sulla "sicurezza alimentre"
(clic per ingrandire) di N. Diamanti
Non manca mai, allesterno, un angolo dedicato alle statuette rituali, definite erroneamente dagli occidentali (con termine inventato dai Portoghesi) feticci e che sono invece strumenti di
comunicazione, con il mondo degli antenati, reali e mitici. Sebbene la religione pi diffusa in Mali e Burkina Faso, sia quella islamica, molta parte della popolazione
pratica infatti lanimismo, per il quale qualunque cosa, anche una pietra, pu essere rapprentativa di uno spirito o di una divinit e per questo sacra. Alcuni credono in un essere supremo, con il quale non si pu entrare in contatto diretto, ma solo tramite la mediazione di divinit inferiori, o attraverso gli antenati, che infatti in queste popolazioni rivestono un ruolo particolarmente significativo, come proteggere la famiglia o la trib.

Il contrasto fra la
moschea di Djenn e la parabola satellitare (clic per ingrandire) di
N. Diamanti
Tra i Dogon (Mali), per esempio durante i saluti, non fare reciproco riferimento agli antenati una grave mancanza. La cultura tradizionale molta viva e presente tra le varie etnie, sia maliane che burkinab. A Bobo-Dioulasso, Annette ci racconta, infatti, che nella tradizione di alcune delle etnie burkinab, tra cui i Lobi, morire in giovane et, morire annegati o uccisi, segno di cattiveria, il che comporta per la famiglia del defunto, il dover mettere in atto tutta una serie di rituali, tra cui il sacrificio di animali, per
compensare tutto il male che il defunto si presume abbia compiuto e ottenere cos il perdono della divinit.
Nonostante non sia sempre cos facile comprendere ed accettare, tradizioni apparentemente tanto lontane, il fascino che queste popolazioni esercitano su di noi indubbio, forse proprio per la straordinaria capacit che hanno, di darci la sensazione di essere immersi in un altro tempo. Non un tempo qualsiasi, perch il loro tempo il nostro stesso tempo. Un percorso a ritroso verso le nostre stesse origini, perch non dimentichiamolo: luomo apparso per la prima volta sulla Terra proprio in Africa.

In un villaggio sul fiume Niger, una donna
lavora il frutto della pesca (clic per ingrandire) di Linda De' Nobili
I primi insediamenti umani dellAfrica
nord occidentale risalgano al periodo neolitico, oltre 10.000 anni fa, e gi attorno al VII-VI secolo a.C. in alcune aree, fra l'odierno Mali ed il lago Chad, si registravano culture caratterizzate da citt, statuette in terracotta di alto livello e produzioni metallurgiche. Lo sviluppo del commercio di merci pregiate, come il sale e loro, tra le varie regioni che via via andavano sviluppandosi, favor la trasformazione di molti nodi carovanieri in citt o citt-stato
e successivamente, in alcuni casi, in potenti imperi. Originati da quegli insediamenti che, situati alle porte del Sahara in posizione favorevole per il controllo degli scambi, si arricchirono a tal punto da conquistare di conseguenza sempre pi potere.

Mansamusa, imperatore del Mali nel XIV secolo
Come,
infatti, Timbuct che, nel regno del Mali fondato a met del XIII secolo
nella regione compresa tra il Niger e il Senegal, si ampli a tal punto
fino ad arrivare a controllare quasi completamente, il commercio
transahariano, diventando uno dei pi importanti centri finanziari e
culturali, dove furono fondate, tra laltro, due importanti universit
islamiche dedite a studi astronomici, teologici, giuridici.

Mappa dei quartieri di Timbuktu del 1855
Pi o meno nello stesso periodo, nellarea di Ouagadougou (Burkina Faso), i Mossi fondarono il loro primo regno, che dopo varie vicissitudini fu completamente distrutto dai francesi, nella corsa alla conquista dellAfrica della seconda met dellottocento. Nel 1919 il regno dei Mossi, dopo essere stato inizialmente assimilato alle colonie dellHaut Senegal-Niger, fu riconosciuto come territorio a se stante con il nome di Alto Volta. Successivamente i francesi divisero nuovamente la colonia, annettendone pi della met alla Costa dAvorio, allo scopo di poter pi facilmente costringere la popolazione dei Mossi, a lavorare nella costruzione del tratto ferroviario
Abidjan-Ouagadougou e nelle piantagioni di propriet dei francesi.
In seguito lAlto Volta torn ad essere un territorio a s, cui la
Francia per destin sempre meno risorse, il suo principale interesse era infatti nella Costa dAvorio, ostacolandone cos lo sviluppo.
Della potenza passata e del loro sviluppo, oggi sia in Mali che in Burkina non vi traccia,
o perlomeno si fa molta fatica a coglierne i segni.
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grafica sotto MALI & BURKINA FASO per entrare nella gallery di
Nicoletta Diamanti. 

Un mercatino (clic per
ingrandire) di N. Diamanti
Attualmente infatti, questi due paesi sono annoverati tra i pi poveri del mondo, dove il salario mensile di chi lavora in settori pubblici, allincirca di 30 euro,
mentre per il resto non ci sono soldi per comprare alcunch.figuriamoci per mandare i figli a scuola!!
Andare a scuola infatti non facile, sia perch la stragrande maggioranza delle famiglie non pu permetterselo,
sia perch le scuole sono il pi delle volte molto distanti dai villaggi.

L'impressionante estensione delle colonie francesi in Africa, prima della II^ Guerra Mondiale
La mattina presto, spesso ci siamo imbattuti in lunghe file di bambini, che lungo il ciglio delle strade, chi con la propria cartellina, chi armato di un solo semplice quaderno
e a essere fortunato, anche di una penna, raggiungono piano piano le loro
scuole, lontane anche vari chilometri!
A Sibi, nei pressi di Bamako (capitale del Mali), abbiamo avuto lopportunit di visitarne una. Era una costruzione a forma di parallelepipedo,
immersa nel nulla e composta di tre aule. Due soli insegnanti, uno pagato dallo Stato, laltro una donna ricompensata dal Comitato dei Villaggi, gestivano la scuola, facendo la spola tra una classe e laltra...
Ma come ci ha detto il direttore, meglio che niente!

Scheda su Burkina Faso e Mali (fonte Rapporti
UNDP sullo sviluppo Umano)
A livello sanitario la situazione ancora pi difficile e resa spesso ingestibile anche per lo scarso, se non in alcuni caso totalmente assente, livello di igiene.
Come ripeto, in questo viaggio, le emozioni sono state sempre molto intense, come
quando arrivando nel porto di Mopti (Mali), ho avuto per un istante la sensazione di essere stata catapultata, in un girone dellinferno dantesco. Scesa sulle rive del fiume, sono stata assalita dallintenso brulicare di vita, di merci variopinte, di stracci, di immondizia e di miliardi di buste di plastica trasparenti e colorate, sparse ovunque a formare un immenso e scricchiolante tappeto luccicante. 
Scena di vita quotidiana in un centro abitato
nei pressi di Mopti (clic per ingrandire) di Linda De' Nobili
Gente che andava e veniva, gente che caricava e scaricava merci dalle pinasse (mezzi di trasporto
fluviale locale), donne vestite di mille colori che vendevano stoffe e saponi,
altre pesce affumicato o arrostito, uomini sonnecchianti al sole, circondati da mille recipienti ricavati da speciali tipi di zucca, che aspettavano improbabili clienti, altri ancora che vendevano benzina per motorini, altri accovacciati che scambiavano per pochi CFA (moneta locale), acqua e bevande colorate in piccoli sacchetti di plastica trasparenti, bambini che, tra un aiuto e laltro al lavoro degli adulti, trovavano il tempo di giocare rotolandosi a terra in mezzo ai rifiuti, altri infine che, accovacciandosi in questo turbinoso andirivieni, espletavano con estrema e totale disinvoltura i propri bisogni fisiologici.
Impressionante! Nel bene e nel male! 
L' occidentale dice all'africano "Cos'ha
in cambio l'Occidente, se annulla il debito dell'Africa?". (www.minutemanmedia.org)
Di nuovo sempre la stessa domanda:
Come mai tutta questa povert, questa immondizia e tutta questa plastica, che rendono la situazione di vita gi difficile, ancora pi esasperata per lalto rischio che comportano?"
Siamo NOI, noi occidentali, che lo si voglia o no, ad aver generato questa miseria. Perch di miseria si tratta! La povert crescente in Italia, cui assistiamo in questo ultimo periodo, non ha nulla a che fare con quello che abbiamo visto qui. Persino lOstello della
Charitas della stazione Termini a Roma, per questa gente sarebbe come un hotel a 5
stelle! Un nostro povero pensionato o un semplice operaio, un privilegiato se paragonato al 70% della popolazione del pianeta.
Possiamo vivere come viviamo, proprio perch teniamo quel 70% in condizioni di totale
miseria e persino gli ostelli della Caritas, sono resi possibili da questa iniqua ripartizione delle risorse.
Abbiamo mai pensato, per esempio, che se dovessimo produrre macchine per tutte le famiglie del pianeta - gi solo per i Cinesi ce ne vorrebbero 400 milioni non basterebbe tutto il ferro del mondo?
Abbiamo mai riflettuto sul fatto che la nostra vita privilegiata, resa possibile dalla condizione di vita, privata di tutto, di popolazioni come queste? Fino a quando tutto questo potr durare?
Dalle crociate in poi gli europei hanno devastato i 4/5 del pianeta, costruito la loro egemonia su circa 250 anni di tratta degli schiavi, hanno sterminato circa 24 milioni di autoctoni, rapinato le risorse materiali in tre continenti, distruggendo culture sviluppatissime e ricche, imponendo le loro merci.  La
tratta degli schiavi in una stampa del '700
Tutto questo ha permesso agli occidentali, di raggiungere livelli di vita totalmente impensabili per il resto del mondo. Senza tutto questo e con laiuto di collaborazionisti locali, non ci sarebbero vestiti firmati,
gioielli raffinati e pregiati, scarpe di lusso, ma nemmeno le metropolitane, i nostri stipendi, le nostre macchine, gli ospedali cos come li intendiamo oggi e si potrebbe continuare allinfinito. Forse non riusciamo a comprendere, n tantomeno ad accettare, che non si tratta di poveri o miserabili, ma di popolazioni che anche noi contribuiamo ad immiserire giorno per giorno, facendo finta di non vedere o di non sapere.
Come dice lantropologo Silvio Marconi: "La Cina solo 200 anni fa era molto pi ricca dellInghilterra, il Bengala rigurgitava di cibo, di commercio, di filande, di danze, di cultura, i Dogon (Mali) erano assai pi avanzati, per esempio in astronomia, poesia, climatizzazione naturale delle abitazioni, etc che non gli europei fino al 1500. Il Mali inoltre, era un impero
potentissimo (XIII-XIV secolo), quando a Napoli regnavano la fame e il colera e Roma brulicava di mendicanti. Nel 1600 negli ospedali di Parigi, dormivano tutti insieme su pagliericci fetidi, pazzi e malati infettivi, feriti e ulcerosi, mentre a Baghdad, 5 secoli prima, si conoscevano la sepsi, la separazione dei malati in reparti, limportanza dei trattamenti psicologici, dalla musicoterapia alla cromoterapia e la circolazione sanguigna (riscoperta in occidente solo nel 1700) e molto
altro.  Antica
maschera Drogon (Mali)
Nonostante le difficolt, abbiamo
cercato comunque di documentare, nel nostro piccolo, quello che era possibile, proprio nel tentativo di suscitare anche negli altri, le nostre stesse riflessioni,
che se sviluppate e diffuse a rete potrebbero contribuire nel tempo, alla costruzione di una nuova coscienza pi consapevole e giusta.
Anche solo questo forse, potrebbe come si dice, contribuire a fare la differenza!
Non dimentichiamoci che ad ogni nostro avere, corrisponde spesso, se non
sempre per loro, un non avere persino ci che per noi ormai acquisito come dato irrinunciabile.
Energia elettrica, medicine, vestiario e persino lacqua potabile, per queste popolazioni sono roba di lusso. Lattrezzatura che abbiamo usato
per il reportage si componeva di due Nikon D2X, una Nikon F6, due 20-35 Tokina
f/2.8, un Nikon 28/70 f/2.8, un Nikon 80/200 f/2.8, un Sigma 70/200 f/2.8, un Sigma 24/70
f/2.8. Le schede di memoria erano da 1 e 2 Gb, con un supporto per scaricare le immagini,
avevamo 22 rullini in B/N Kodak TRI-X.
Gli obiettivi pi usati sono stati i Tokina, il 28/70 e il 24/70. Gli
obiettivi zoom 70/200 e 80/200 sono stati solo un peso inutile.
Linda De' Nobili
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DI LINDA DE' NOBILI, FOTOGRAFIE DI LINDA DE' NOBILI E NICOLETTA DIAMANTI,
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