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"Supponi di unire 1000 negativi e di farne un montaggio gigantesco, un'immagine sfaccettata che combina: eleganza, squallore, curiosità, monumenti, faccie tristi, faccie trionfanti, potenza, ironia, forza, decadimento, passato, presente, futuro di una
città, questa sarebbe la mia immagine preferita".
Questa fu la risposta di
Berenice Abbott
a un giornalista che gli chiedeva quale, delle 305 fotografie che lo compongono, fosse la migliore immagine del già famoso all'epoca book
Changing New York. Lo spirito di questa raccolta fu infatti il grande amore di Berenice per La Grande Mela, come oggi è chiamata affettuosamente New York dai suoi abitanti, un sentimento di cui ogni immagine che vedremo in questo articolo è un tassello del grande mosaico, che la Abbott creò negli anni 1935-1939, con le sue fotocamere, estensione meccanico-chimica di un arte universale e senza confini spazio-temporali.
E' stata per noi un emozione grande, scoprire attraverso gli occhi, la sensibilità, gli obiettivi di questa grande fotografa, una New York che non c'è più, eppure cosi eguale, potente, dinamica, sfaccettata, contraddittoria, autoironica, orgogliosa, squallida, diversa eppure simile alla Grande Mela di oggi.
Vi proponiamo le immagini di Changing New York, le potete vedere in questa e nella prossima pagina di questo articolo-galleria cliccando sui pulsanti
PICTURES. Clic sotto per la prima galleria.


Manhattan nel 1935, lo skyline del famoso quartiere, simbolo da sempre di New York, non era ancora affollato di torri e grattacieli come l'attuale, ma gia molto simile.
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La spettacolare foto
sopra è il panorama di Manhattan, visto dalla terrazza
dell'Empire State
Building, questa immagine comunica all'osservatore un senso di stupita vertigine, proprio come a Berenice, maestra nel comunicare le proprie emozioni, con l'obiettivo e la
fotocamera. Stupisce in chi la guarda pensare che è una fotografia di
70 anni fa, è stata scattata dalla Abbott
nel 1935 e
inserita nel book Changing
New York,
diventato un documento storico della Big Apple, tutt'ora conservato nel Museum
of the City of New York.
segue 

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