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C'è
una categoria di fotocamere, che fino alla fine degli anni
'50 videro il dominio dei costruttori tedeschi, le folding medio formato
a telemetro. Poi l'affermarsi del "piccolo formato" e
dell'industria giapponese, pose fine non solo all'epopea delle folding,
ma anche dell'industria tedesca, solo la Leica e in
parte la Rollei sono sopravvissute. Fra le illustri rappresentanti
prodotte fino a fine anni '50, citiamo le Kodak Retina, Voigtlander Vitessa e la
Plaubel Makina. Quest'ultima negli anni '80 è stata
"resuscitata", da Kimio Doi, imprenditore giapponese a capo
dell'omonima compagnia, che ancora oggi è apprezzato distributore di materiale
fotografico. La storia della Plaubel è lunga e prestigiosa, ve la
raccontiamo a parte in questo articolo, questo spazio invece è per le
Plaubel Makina 67 e W67, giapponesi medio formato 6X7, folding a
telemetro. Veri gioielli che per un breve periodo negli anni '70/'80, furono
come Fenici risorte del mito Plaubel Makina.
Max Bertacchi, grande esperto di foto collezionismo e coautore di questo
articolo, ci ha offerto le immagini della sua Plaubel Makina W67, da cui
è nata l'idea di questo articolo.


Due
Plubel Makina prodotte in Giappone
in figura, sono a sinistra
la 67
del 1978 e prima della serie, folding formato 6X7 con obiettivo Nikkor 80mm f/2.8.
A destra la W67 con obiettivo grandangolare Wide Nikkor 55mm f/4.5, fu
prodotta dal 1981. CLIC
SU IMMAGINE PER INGRANDIRE
E'
storia nota quella dei costruttori giapponesi, che per dare lustro alle
loro produzioni, acquisirono brand storici tedeschi, come Yashica e il
mito Contax, per
passare a Cosina e Voigtlander. A metà anni '70 la Doi acquistò il
prestigioso marchio Plaubel, sorto a Francoforte sul Meno
all'inizio del secolo scorso. La Plaubel Makina giapponese è una
riedizione in chiave moderna, del concetto ancora oggi fascinoso di
folding (obiettivo retrattile), medio formato 6X7 a telemetro accoppiato
al mirino. Il prototipo del 1976 Plaubel
Makinette 67,
era opera della Konishiroku per il corpo macchina, la Nikon si occupò
dell'obiettivo Nikkor 80mm f/2.8
montato su soffietto estensibile. Utilizzava pellicola 120, con cui
impressionava 10 fotogrammi 6X7 e un innovativo otturatore a lamelle Seiko, elettronico ed automatico. La
produzione in serie è del 1978 con il nome
Plaubel Makina 67, stranamente
l'otturatore era un Copal meccanico, evidentemente ne si preferì
l'affidabilità, le altre caratteristiche erano le stesse del prototipo.

La
Plaubel Makina 67, con l'obiettivo estratto in posizione di ripresa, il
Nikkor 80mm f2,8 a 6 lenti, integra
i comandi per diaframmi e tempi, mentre la messa a fuoco è controllata
con la rotella che circonda il pulsante di scatto, e che fanno un
tutt'uno con la leva di carica, sulla calotta la slitta flash.
CLIC SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
L'otturatore
Copal meccanico e centrale, gestisce tempi da 1 a 1/500 di sec. oltre alla posa B,
essendo di tipo centrale sincronizza il flash su tutti i tempi. Avanzamento
film e armamento dell'otturatore, sono gestiti dalla leva di carica e la
messa a fuoco, vera rarità della Plaubel Makina 67, è su rotella
coassiale al pulsante di scatto che riporta le distanze. Nella parte
in alto a destra del dorso, c'è un piccolo pulsante che attiva
l'esposimetro, a rilevazione media con prevalenza centrale, i led nel
mirino indicano la corretta esposizione. L'obiettivo
Nikkor 80mm f/2.8 è
uno dei punti di forza della Makina 67, composto da sei lenti, con due
leve di comando tempi e diaframmi, con fuoco da un metro all'infinito e diametro dei filtri da 58mm. Verrà
prodotta fino al 1981, anno dell'accordo con la Mamiya per la produzione
della variante
W67.
Altro grande pregio
delle Makina giapponesi (questa è la 67), è l'estrema compattezza. E' lunga 162mm, alta 115mm, pesa
1250 grammi, ma impressiona lo spessore di soli 56.5 mm. In evidenza la rotella di
messa a fuoco, coassiale al pulsante di scatto, sul fianchetto il
comando apertura del dorso. CLIC
SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
Otturatore: Copal
0 a lamelle meccanico, con tempi da 1 a 1/500 sec. + posa B, sincro
flash integrale. Obiettivo: Nikkor 80mm F2.8, 4 gruppi/6
elementi. Pellicola: 120mm formato 6X7cm, 10 pose. Distanza
minima fuoco: 1m. Fuoco: mirino accoppiato a telemetro,
base 65mm. Mirino: con controllo parallasse. Esposizione:
range EV 3-18, cellula al silicio interna, segnali con 3 LED nel
mirino. Sensibilità: 25-1600 ASA. Flash: slitta a
contatto caldo sulla calotta. Alimentazione:
due batterie da 1.5 volt SR44. Trascinamento: leva di carica
185° Quotazione: l'usato secondo lo stato, è valutato da 700
a 1600 Euro per la Plaubel Makina 67.
Un primo piano
dell'obiettivo Nikkor 80mm F2.8 della Makina 67 retratto, tempi e
diaframmi regolati da leve a mezzaluna. CLIC
SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
Nel 1981 a seguito dell'accordo con la
Mamiya, viene introdotta la variante Makina W67. Le differenze più
evidenti sono la finestrella del telemetro rettangolare (sulla Makina 67
è rotonda), la minore sporgenza di soffietto e obiettivo, che è stato
sostituito con un Wide Nikkor 55mm f/4.5, equivalente a un 28mm sul formato
24X36mm e la distanza minima di 80cm, che sulla 67 era di 1m.
Esteticamente la W67 differisce dalla 67, per i rilievi orizzontali
sull'impugnatura. L'ultima versione della Makina 67, la 670 che esordì
nel 1982, adottò tutte queste modifiche estetiche, compresa la
finestrella del telemetro rettangolare, unica differenza con la W67
l'obiettivo 80mm f2,8. Tutte le altre caratteristiche e prestazioni,
viste sulla scheda tecnica della Makina 67, sono identiche.
L'ultima versione della
Plaubel Makina W67, con impugnatura
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Una delle ultime versioni
della Plaubel Makina W67, evidente il
complesso soffietto-obiettivo più corto della 67, la finestrella
rettangolare del telemetro, il logo PLAUBEL in bella vista. Sulla calotta
è visibile il contapose, il tasto rosso sulla destra in basso, sblocca il
soffietto in posizione di lavoro.
Le Plaubel Makina, sono
state prodotte dalla Mamiya fino al 1986, anno in cui il mercato ormai
orientato sulle reflex 24X36 e le difficoltà della Mamiya, posero fine
alla breve storia delle Plaubel giapponesi, con la chiusura delle linee di
produzione.

La Plaubel Makina W67 con
il dorso aperto, l'impressione è di solida semplicità, come tante
telemetro l'oculare del mirino è a sinistra, il tasto sotto la leva di
carica, attiva l'esposimetro.
Se le fotocamere folding
a telemetro medio formato, sono sparite dagli scaffali del nuovo, è per
una scelta del cosiddetto mercato (leggi produttori). Ma resta lo zoccolo
duro degli appassionati collezionisti, che non possono evitare di ammirare
una fotocamera, frutto del coraggio di chi come Kimio
Doi
comprese che
le reflex sono una bella invenzione, ma la praticità delle folding, la
qualità del medio formato, l'assenza totale di vibrazioni con specchi che
sbattono e poi tornano, l'otturatore centrale meccanico a sincro flash
totale, sono tutto un altro
mondo. Max Bertacchi è uno che appartiene alla categoria di Kimio
Doi e del
suddetto zoccolo duro, ora le reflex subiscono l'attacco del digitale,
c'è gente che crede di poter fare ottime fotografie con un cellulare, lui
no...ci manda orgoglioso le foto delle sue Plaubel Makina
67 e W67, clic
sull'immagine sotto per vederle. (per video da 17' e inferiori, aperta la
pagina consiglio premere F11 per avere pieno schermo)

Cliccando sull'immagine
sopra della Makina W67, potete vedere la galleria immagini di Max
Bertacchi.

Come per tante altre case
tedesche, l'attività della Plaubel risale all'inizio del secolo scorso,
quando i due fondatori Hugo Schrader, e il dott. Rudolf Kruegener, suo
suocero, iniziarono a vendere a Francoforte sul Meno, fotocamere grande
formato Peco o Pecoroll a lastre, equipaggiate con obiettivi firmati
Plaubel. Il primo vagito delle future Plubel Makina, è la Makina del
1912 a lastre formato 4.5X6cm, soprannominata Baby Makina per il fatto che
a quei tempi quello che oggi consideriamo medio formato, era il più
piccolo formato disponibile, sarebbero passati altri dieci anni, prima
della comparsa della pellicola "formato Leica". Sulla Baby
Makina erano montati obiettivi Plaubel Anticomar 75mm, con aperture
massime f/4.2, f/3
o f/2.8, e otturatore Compur da 1/200 di secondo.

E' del
1920 la Plaubel Makina per lastre di 6.5x9cm, con obiettivi Plaubel Anticomar
ad aperture massime f/4.2, f/3,
f/2.9
fissi. Gli otturatori a partire dal 1930 saranno i Compur S. Le Stereo Makina per il formato 45x107mm
prodotte in quegli anni, saranno sostituite nel 1926 dal modello Stereo Makina 6x13cm.

La Plaubel
Makina I del 1931, folding che fu la prima con anello di
selezione diaframmi sull'obiettivo.
La Plaubel
Makina I del 1931, sopra in figura, aveva come la Baby, uno
spartano mirino a traguardo, gli obiettivi non intercambiabili erano i Plaubel Anticomar da 100mm di focale con
luminosità f/4.2, f/3.2 o f/2.9 ed otturatore Compur da 1/200,
successivamente sostituito dal Compur S. Nel 1933 esordisce la Plaubel
Makina II, la prima vera Makina moderna, che ora dispone del
magazzino film 120, per formati 6X9, 6X6 e anche 4.5X6cm. Mantiene la
struttura della prima Makina, con tiranti di apertura soffietto e piastra
metallica sul frontale, all'inizio nera, poi con una raffinata cromatura.
Ma la novità è anche il telemetro integrato sulla calotta, non
accoppiato al mirino, ma alla messa a fuoco. Con degli aggiuntivi
ottici da avvitare anteriormente, si può accedere a ottiche grandangolari
e tele. Nel 1936 la variante
Makina IIS è la prima Plaubel a
obiettivi intercambiabili, l'Anticomar
100mm standard, può essere sostituito con: grandangolo Weitwinkel Orthar 73mm
a 6 lenti, con luminosità f/6.8; con un
tele a 4 lenti Tele Makinar da 210mm f/6.3 o f/4.5. La Makina IIS fu la
naturale concorrente per il medio formato, delle arrembanti 35mm Contax e
Leica, con le loro stesse armi, compattezza e intercambiabilità, le
contrastò efficacemente. Dopo la guerra, riprese la produzione delle
Makina IIS e poi nel 1949 esordì la Makina
III, le novità sono i nuovi obiettivi Orthar 73mm f/6.3 ed il Tele Makinar 190mm
f/4,8. Nel 1953 l'otturatore è un più moderno Compur Rapid da 1/400 di secondo.
Era nata l'ultima Makina denominata Makina IIIR,
il nuovo otturatore poteva essere montato sulle precedenti Makina.

Plaubel Makina IIIR,
l'ultima delle 6X9 prodotte in Germania
Nel
1960 si arrestò la produzione delle Makina 6X9, con la Plaubel incapace
di vere innovazioni tecniche e soffocata dalla concorrenza interna e
giapponese. La storia delle Plaubel Makina, ebbe un seguito negli anni
'70 e '80, con l'acquisizione da parte della Doi, una compagnia giapponese
di foto forniture.
Max Bertacchi & Stefano
Fedele

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