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C'è un tipo di fotoamatore che potremmo definire
"tradizionale-sperimentatore",
Altair è uno di questi. Con un pizzico di legittima civetteria, ci ha detto di scattare fotografie da cinquanta anni e di essere da allora legato, da una sorta di rapporto privilegiato, con le Rolleiflex, mitiche fotocamere biottiche medio formato tedesche, cavallo di battaglia dei paparazzi e dei fotogiornalisti, nei mitici anni della dolce vita.
Quella dei reporter che assediavano divi del cinema e notorietà, armati di queste fotocamere a doppio obiettivo, uno di visione, l'altro di ripresa, è una delle immagini icona del fotogiornalismo vecchio stampo, ma le
Rolleiflex e chi le usa oggi, come Altair, sono ben altra cosa. Altair in varie occasioni, ci ha detto che ancora oggi, per qualità meccanica, ottica grazie agli eccellenti obiettivi spesso firmati Zeiss, per la prerogativa di impressionare fotogrammi da 6X6 cm, le fotografie di Altair scattate con Rolleiflex, sono le migliori della sua lunga carriera di fotoamatore.

La Rolleicord
V è una delle
prime Rollei usate da Altair, dotata di otturatore centrale
Syncro-Compur, dei due obiettivi quello superiore è di visione, l'altro
è di ripresa, la messa fuoco viene regolata guardando in basso nel
pozzetto e agendo sulla manopola a sinistra, uno schema ancora
insuperato. CLIC
SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
Lo dice con la cognizione di causa, di chi in tutti questi anni, per la voglia di praticare altri generi fotografici, altre fotocamere 35mm e di mettersi in discussione, ha provato decine di apparecchi e obiettivi, in particolare le telemetro e tanti degli obiettivi che possono montare. I tempi attuali, che vedono l'ascesa impetuosa del digitale, non lo lasciano di certo indifferente, con risultati che considera molto soddisfacenti, ha fotografato con la compatta digitale Leica Digilux 2, vera regina della categoria e di recente con la Epson R-D1, una fotocamera che ha creato una nuova categoria, la digitale a telemetro con obiettivo intercambiabile.
Ma il vecchio amore per le Rolleiflex è inossidabile, ha acquistato negli anni cinquanta una Rolleicord, la più economica delle Rolleiflex, per poi nel corso degli anni affiancarla con una Rolleicord IV e una V B, l'esposizione Altair riesce a calcolarla con l'esperienza ad occhio e aiutandosi nei casi dubbi con un esposimetro Rolleilux. Ci dice che tanti anni di esperienze, con fotocamere di tutti i tipi, di cui è un appassionato collezionista, non hanno mai eguagliato, la qualità delle fotografie scattate con le Rolleiflex.
Ci ha confidato la sua ritrosia, alle mostre e ai concorsi fotografici, per la riservatezza di cui ha bisogno, ma anche perchè vuole contatti, solo con chi pratica fotografia dilettantistica.

La Epson
R-D1 è la
partner digitale di Altair, derivata dalla Bessa R2 a cui è stato
implementato un dorso con CCD da 6 Mpixel, gli consente di montare
obiettivi a vite Voigtlander, obiettivi di costruzione russa e di recente il Leica
Tri-Elmar, un vero laboratorio portatile per ottiche. CLIC
SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE
Questa sua avversione, alle mostre e ai concorsi, ha trovato un antidoto con Internet, questo canale è stato per lui, webmaster del sito personale omonimo
Altair e del sito community dei rolleisti
Rollei Club
Italia, la vetrina ideale. Con questi due siti web, ha potuto far conoscere il suo raffinato mondo fotografico, le sue suggestive fotografie e le amate Rolleiflex.
Sul suo sito personale Altair, nella pagina di presentazione, c'è un'altra sua dichiarazione, significativa del personaggio, schivo, colto e raffinato, un vero gentleman d'altri tempi:
<< Vorrei fare una proposta provocatoria: quel latino che è stato bandito anche dalle funzioni religiose, è pur sempre una lingua universale e molti ancora la conoscono in tutti gli angoli del mondo. Se qualcuno vuole scrivermi da un lontano angolo della terra, nella lingua di Cicerone potremo forse intenderci a sufficienza >>.
Altair è questo, un fotoamatore e un appassionato, che continua ad usare e amare le sue Rolleiflex, ma anche aperto alle tecnologie di oggi con la fotografia digitale e Internet, per soddisfare la sua passione, la sua voglia di ricerca e per diffondere l'amore per la fotografia. Le
piccole icone che seguono, sono link con cui visualizzare alcune delle
fotografie di Altair.

LA RINGHIERA.
Pellicola Kodak Portra FC Rolleicord V 1/100 f11. Clic sull'icona per ingrandire

COLORI
DELL'INVERNO. Pellicola Kodak Portra FC Rolleiflex Automat 1939 1/100
f11. Clic sull'icona per ingrandire
BOLLA DI
SAPONE. Clic sull'icona per ingrandire
Abbiamo
chiesto ad Altair, di scegliere una fotografia a cui fosse
particolarmente legato, è questa sopra, scattata nell'estate '67 con
Rolleicord VA, pellicola Kodak 18 DIN, esposizione 1/100 f4, sviluppo 10 - 100 -1000
<<...è il simbolo della vita>> il suo commento.
Storia
e attualità delle Rolleiflex
Il
sito web personale di Altair
Il
sito web-community Rollei Club Italia
Altair
prova la Epson R-D1
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In
questa intervista Altair si racconta, spaziando dai ricordi giovanili,
evocati con serena nostalgia, alla sua evoluzione di fotoamatore, sempre
fedele al medio formato e alle biottiche Rolleiflex, ma aperto per
spirito di ricerca e sperimentazione, alle nuove tecnologie col digitale
e Internet.
Come ti è venuta la voglia di fotografare? Già mi metti in imbarazzo. Probabilmente nei primi anni della mia infanzia, quando l’Italia era un campo di battaglia e prima che al gioco bisognava pensare ad evitare le bombe, ho sognato di
possedere un apparecchio fotografico, assieme a un meccano e a un trenino. Una delle mie letture
preferite era il Dizionario della Tecnica, che mio padre mi faceva sfogliare sperando di fare di me un
ingegnere (e invece sono diventato un uomo di legge) e dalle illustrazioni sono venuto a conoscenza, di quella meravigliosa possibilità di fermare gli avvenimenti e riviverli a distanza di tempo.
Insomma ho cominciato a guardarmi intorno e, senza rendermene conto, a previsualizzare le immagini. Con quale fotocamera hai iniziato? Con una folding ovviamente. Ricordo che l’obbiettivo era un Rodenstock Trinar 105/6,3, l’otturatore consentiva i tempi da 1/25 a 1/100, la messa a fuoco andava fatta ad occhio. Con questo apparecchio ho fatto le prime esperienze di mosso, sfuocato, sovraesposto, sottoesposto,
doppiamente esposto e così via. Da mio padre ho imparato i rudimenti della fotografia; ricordo che per l’esposizione indovinava sempre, pur lavorando a occhio. Poi ho acquistato una tabella di posa commercializzata dall’Agfa. Due dischi ruotanti consentivano di tener conto, dei vari fattori e
fornivano dati ampiamente attendibili. Di questo oggetto, che ancora è utilizzabile pur se il tempo ha
reso meno visibili i caratteri, parlerò nel Museo virtuale del sito del Rollei Club. Ma da allora ho
cominciato a esporre in modo più corretto e a memorizzare i dati più importanti.
CINQUE
FIGURE. Pellicola Kodak TRI X 28 DIN Rolleicord VA 1/500 f8 sviluppo
10-100-1000. Clic sull'icona per ingrandire
E con quale fotocamera hai proseguito? Nell’anno 1954 mio padre, non tenendo conto delle mie sollecitazioni ad acquistare una Leica, ha acquistato una Bessa II 6x9 a telemetro, con obbiettivo Color Skopar 3,5. E’ un apparecchio
meraviglioso che ancora conservo in perfette condizioni d’uso e che restituisce dei negativi perfetti,
suscettibili di qualsiasi uso professionale. Come sei arrivato al corredo attuale? Coltivavo ancora il sogno del 35 mm e così ho acquistato, a rate e risparmiando su tutto, una Vito B. Poi ho scoperto che i fotoamatori più bravi lavoravano col 6x6. Ho acquistato una Flexaret con ottica Mirar e quindi una Rolleicord VA che ancora mi accompagna. Quando ho avuto maggiore
disponibilità di mezzi finanziari, ho cominciato ad acquistare gli apparecchi che non mi ero potuto permettere in gioventù e ancora continuo a procurarmi qualche pezzo.

FIGURE
IN CONTROLUCE. Pellicola Kodak 18 DIN Rolleicord VA 1/50 f4 sviluppo
10-100-1000. Clic sull'icona per ingrandire
Cosa ti ha portato ad affiancare la passione collezionistica a quella fotografica?
E’ stata una evoluzione spontanea: da quando non ho più avuto bisogno di vendere il vecchio, per acquistare il nuovo, ho soddisfatto il mio desiderio di nuove esperienze, conservando i vari strumenti e utilizzandoli in modo da scoprirne e paragonarne le doti. Forse sono rimasto un giocatore di
meccano. Voglio che i vari oggetti di cui dispongo siano funzionanti e di fatto li faccio funzionare, ma sono molto contento quando riesco a personalizzarli. Sono un Rolleista e ben so che è difficile
superare i risultati, che ci può dare la classica biottica. Ma traggo grande soddisfazione quando riesco a combinare ottiche, mirini e corpi macchina, in vista di un particolare impiego. In questo senso le mie Leica, Bessa Zorki (scusate il parallelo irriverente, ma certe ottiche russe non hanno nulla da
invidiare), da ultimo Epson RD1 e fra poco spero anche la nuova Zeiss Ikon, sono un unico complesso sistema, che fornisce i più vari strumenti, adattati secondo un mio progetto.
IL
VECCHIO E IL MARE. Pellicola Kodak 18 DIN Rolleicord VA, 1/250 f11. Clic sull'icona per ingrandire
Quali generi fotografici preferisci? E’ celebre l’osservazione di Proust, “la vera ricerca non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Quando scatto cerco di dare una rappresentazione originale, di quel che normalmente non guardiamo, perché da troppo tempo è sotto i nostri occhi. Paesaggi, opere umane, figura ambientata, ritratto … tutto quel che posso raffigurare, come se lo vedessi per la prima volta. Le immagini che metto in rete sono preventivamente selezionate, nel senso che la figura umana, tranne qualche eccezione, vi compare solo in condizioni che non consentono un riconoscimento della persona. Un’ultima domanda: pensi che il digitale soppianterà la pellicola? Almeno per un tempo che va al di là delle mie speranze di vita, ed anche di quelle dei miei nipoti, i due sistemi continueranno a convivere ed anzi si integreranno. Ormai i laboratori stampano le foto digitali su carta fotografica, ma realizzano ottimi ingrandimenti da pellicola digitalizzando il
negativo e stampandolo poi con procedimento chimico. Il mercato farà sicuramente delle scelte per le
varie tipologie. Per una usa e getta o una compatta di fascia bassa, converrà pur sempre la pellicola e così pure per il medio formato. Per il reportage e anche per il ritratto in studio, il digitale si
affermerà poiché la possibilità di rendere immediatamente disponibile il risultato, prevale sull’esigenza
qualitativa. L’amatore affiancherà i vari sistemi, utilizzando l’uno o l’altro o entrambi
contemporaneamente. In questa prospettiva la Epson RD1 sembra un’idea geniale. Spero che il nuovo dorso
digitale per la Leica R9, venga presto messo in commercio e mi auguro che molti altri costruttori seguano questa strada. Sogno un dorso da applicare alla Rolleiflex. Ma quel che importa è continuare a
fotografare, con qualsiasi strumento.

BARCHE
IN QUIETE
(Epson R-D1, ottica Voigtlander Ultron 28mm f1.9, equivalente a 42mm su
formato APS del sensore).
Clic sull'icona per ingrandire
Stefano Fedele, Roma 25/4/2005 

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